Nel cuore di una sala teatrale nasce uno spettacolo che parla di fragilità, compromessi e scelte estreme. Una storia comica e crudele allo stesso tempo, affidata a un gruppo di interpreti in formazione, riporta in scena un testo che osserva l’umanità da vicino e invita il pubblico a guardarsi dentro senza sconti.
Il debutto al Teatro Serra
Il Teatro Serra, incastonato nella zona flegrea di Napoli, apre le sue porte a una nuova compagnia nata all’interno della propria scuola di recitazione. In Via Diocleziano 316 va in scena una produzione che segna il passaggio decisivo degli allievi dalla dimensione laboratoriale al confronto con il pubblico pagante, in una sala che li ha visti crescere, studiare e misurarsi con il mestiere. Per alcune serate consecutive, quello spazio raccolto si trasforma nel luogo in cui un percorso formativo trova compimento sulla scena.
Questa messinscena affonda le sue radici nel lavoro quotidiano della scuola interna al teatro, dove per mesi gli allievi hanno affrontato un corso di recitazione costruito su esercizi, prove e studio del testo. L’allestimento è nato come esercitazione conclusiva di quel percorso, ma si è via via trasformato in un vero spettacolo, cucito addosso a chi lo interpreta. Per molti di loro è il primo incontro pieno con la platea, il momento in cui le indicazioni ricevute a lezione diventano presenza viva, gesto, parola detta guardando negli occhi gli spettatori.
Un’opera giovanile che racconta un’umanità al limite
Per questa prima esperienza collettiva gli interpreti hanno scelto “Quei figuri di tanti anni fa”, testo giovanile di Eduardo De Filippo che immerge lo spettatore in un microcosmo feroce e ironico. Qui la pressione del bisogno sembra legittimare qualsiasi scelta e il confine tra chi subisce e chi domina si fa così sottile da dissolversi. In questo scenario, l’autore costruisce un mosaico di esistenze segnate da una povertà morale lucidamente osservata, trasformando vizi, difese e meschinità in materia teatrale capace di far ridere e inquietare nello stesso istante.
L’ironia diventa lo strumento con cui l’autore guarda in faccia difetti radicati nel tessuto sociale, senza indulgere al moralismo ma neppure chiudendo gli occhi. La risata nasce da equivoci, trappole e colpi di scena, ma dietro la comicità resta la sensazione di una realtà in cui nessuno è davvero al sicuro. Lo spettatore è chiamato a interrogarsi su quanto sia facile oltrepassare un limite, quando la sopravvivenza sembra l’unica bussola, e a riconoscere, in questi personaggi estremi, una parte di sé.
La bisca nascosta e la trappola di Luigi Poveretti
Il racconto prende forma all’interno di un rispettabile Circolo della Caccia, che dietro l’apparenza impeccabile nasconde una rumorosa bisca clandestina. In quelle stanze, lontane da sguardi indiscreti, si danno appuntamento giocatori esperti, abituati a passare la notte tra carte segnate, intese non dette e strategie rodate. La convivialità di facciata copre un ambiente febbrile, dove ogni sorriso può celare un imbroglio e ogni mano si gioca con l’astuzia di chi conosce bene il terreno scivoloso delle scommesse. È un universo chiuso, regolato da codici non scritti che escludono chiunque non sappia adattarsi.
In questo contesto si imbatte, quasi per caso, Luigi Poveretti, un uomo onesto e disarmato di fronte alle sottigliezze di quel mondo. Convinto di aver varcato la soglia di un circolo per veri “galantuomini”, si ritrova invece al centro di un sistema che sfrutta proprio la sua candida fiducia. Il direttore, Gennaro Fierro, lo istruisce rapidamente perché diventi il “palo”, trasformando la sua buona fede in strumento perfetto di copertura. La sua ingenuità alimenta un congegno comico alimentato da complicità silenziose e da una miseria etica che la scrittura mette a nudo con precisione implacabile.
La regia, la scuola e un cast in crescita
A guidare la messinscena ci sono Mauro Palumbo e Pietro Tammaro, registi e direttori artistici del teatro, che hanno seguito passo dopo passo il lavoro degli attori. Quella che doveva essere la prova finale di un percorso didattico si è rivelata ai loro occhi una creazione scenica dotata di una sorprendente solidità: gli interpreti, dicono, hanno saputo restituire con naturalezza il pensiero del giovane Eduardo, capace di affrontare difetti cronici della società attraverso il filtro dell’ironia. Per la scuola, questo risultato rappresenta una conferma concreta del metodo adottato e del talento delle persone coinvolte.
Lo spettacolo nasce all’interno del progetto Artatamente, la compagnia composta dagli allievi del Teatro Serra, e affida a un ensemble numeroso il compito di animare personaggi e situazioni: Vittorio Ariante, Giancarlo Avallone, Silvia Catuogno, Daniela Chiarolanza, Antonella Ciliberti, Linda Corona, Lucia D’Alessio, Monica Di Porzio, Giuliana Galiero, Rossana Iovine, Sara Paesano, Stefania Palumbo, Annunciata (Nuzzy) Romano, Michele Russo, Roberto Scarpati, Davide Sorella, Mariangela Varriale. Il lavoro è in programma venerdì 19 dicembre 2025 alle 21:00, sabato 20 dicembre alle 20:00 e domenica 21 dicembre con doppia recita alle 18:00 e alle 20:00. Per informazioni e prenotazioni: teatroserra@gmail.com; 347.8051793.
