A Longiano, le festività natalizie prendono forma in un racconto visivo inatteso: la Natività diventa linguaggio del presente grazie al lavoro di Paolo Di Capua. Nel polo museale della Fondazione Tito Balestra, il pubblico è invitato a confrontarsi con un presepe che parla di speranza condivisa, responsabilità collettiva e ricerca interiore.
Un Natale d’arte a Longiano
Il comunicato diffuso a Longiano il 3 dicembre 2025 annuncia che la Fondazione Tito Balestra Onlus rinnova la propria presenza alla rassegna cittadina Longiano dei Presepi con un progetto espositivo che intreccia memoria e sguardo sul futuro. L’allestimento, intitolato “Il presepe della speranza e sculture lignee e carte”, trova spazio nell’Ex Chiesa Madonna di Loreto, all’interno del Castello Malatestiano, luogo carico di storia che amplifica la forza evocativa delle opere contemporanee. L’inaugurazione è fissata per lunedì 8 dicembre alle 18, con la partecipazione dell’artista, del direttore Flaminio Balestra e del Sindaco di Longiano, in un incontro pensato come momento di condivisione con la comunità.
Questa esposizione, ospitata dal polo museale della Fondazione Tito Balestra, conferma la volontà dell’istituzione di far convivere linguaggi differenti, senza rinunciare alla profondità del tema della Natività. Il progetto si inserisce nel calendario di Longiano dei Presepi come proposta capace di aprire un dialogo tra il patrimonio storico del borgo e la ricerca visiva di oggi. L’atmosfera raccolta dell’ex chiesa, con la sua architettura essenziale, diventa un contesto ideale per accogliere un presepe che non cerca la rappresentazione descrittiva, ma una lettura interiore del mistero natalizio, offrendo a chi entra un’esperienza di silenzio, ascolto e pensiero.
Il dialogo tra tradizione, contemporaneità e spiritualità
Al centro del progetto espositivo c’è “Il Presepe della Speranza”, opera che rientra nella rassegna nazionale Presepe d’Artista, promossa in collaborazione con il Museo Internazionale del Presepio “Vanni Scheiwiller” di Castronuovo Sant’Andrea, in provincia di Potenza. Ogni anno, questo museo invita un artista a misurarsi con il tema della Natività in chiave contemporanea, affidando alla creatività di ognuno la responsabilità di riscrivere, senza tradirla, una delle immagini più radicate dell’immaginario collettivo. La partecipazione della Fondazione Tito Balestra a questa rete nazionale estende l’orizzonte della manifestazione longianese, collegandola idealmente ad altri luoghi e altre comunità impegnate a custodire il presepe come occasione di riflessione attuale.
Questa collaborazione rappresenta per la Fondazione Tito Balestra una risorsa preziosa, che alimenta il suo ruolo tra i musei più significativi dell’Emilia-Romagna dedicati all’arte contemporanea e al Novecento. Il presepe di Paolo Di Capua, con la parola Speranza esplicitamente indicata con l’iniziale maiuscola, richiama una delle virtù teologali e ne trasferisce il senso in una forma visiva sobria e intensa. L’istituzione longianese, coinvolgendo il pubblico in questa proposta, si fa luogo in cui arte e spiritualità si incontrano senza retorica, invitando a un momento di sospensione dal quotidiano, in cui emozione, stupore e domanda interiore possano convivere.
Il presepe della Speranza
Nell’interpretazione di Paolo Di Capua, la Natività si libera dai consueti elementi figurativi per diventare immagine essenziale, leggibile da chiunque indipendentemente dalla provenienza culturale. L’artista costruisce la scena su una superficie circolare, leggermente inclinata, che sostituisce la classica ambientazione con una forma astratta ma eloquente. Al posto della capanna compare uno spazio geometrico, scavato con precisione, che accoglie la Scena dell’Evento. Al centro, il Bambino non è adagiato su una semplice mangiatoia, ma sospeso in una culla formata dall’incontro di elementi quadrati e circolari sovrapposti, trasformati in segni simbolici della Terra e del Cielo, uniti in un unico nucleo luminoso.
Attorno al Bambino, le figure che lo circondano sono colte nel movimento, tese verso quel punto centrale con un atteggiamento di rispetto trattenuto, quasi timoroso. Una stella posta in alto domina l’intera scena, orientando lo sguardo del visitatore e rafforzando l’idea di un punto di attrazione che raccoglie ogni sforzo umano. L’intera composizione è realizzata in legno di tiglio, materiale caldo e chiaro, che attraverso la sua presenza fisica crea un clima di intimità. La superficie levigata, la scelta delle forme e delle proporzioni restituiscono un senso di accoglienza silenziosa e di pace diffusa, lontano da qualsiasi enfasi decorativa, come se l’opera invitasse a un’attenzione quieta e profonda.
Un messaggio di speranza nel tempo presente
Nel concepire questo presepe, Paolo Di Capua guarda esplicitamente al momento storico che stiamo attraversando, segnato da conflitti, divisioni e fragilità collettive. Per lui, realizzare oggi un presepe non è un gesto nostalgico, ma un atto che assume una responsabilità precisa: proporre un messaggio di speranza e di fraternità possibile. La superficie inclinata su cui si svolge la scena non è solo una scelta formale, ma diventa immagine di un terreno instabile, che richiama il cammino impegnativo verso una comprensione reciproca tra le persone e tra i popoli. In questa pendenza si condensa l’idea di un percorso da affrontare insieme, difficile ma necessario, che non può essere delegato ad altri.
L’artista, attraverso la riduzione degli elementi figurativi al minimo indispensabile, affida allo spettatore il compito di completare il racconto dentro di sé. L’assenza di dettagli superflui lascia emergere la tensione tra fragilità umana e desiderio di riconciliazione, trasformando la scena della Natività in una sorta di specchio del nostro tempo. In questo modo, Il Presepe della Speranza non offre una consolazione facile, ma suggerisce una fiducia operosa, che chiama ciascuno a interrogarsi sul proprio ruolo all’interno della comunità. Il messaggio che ne scaturisce è quello di un’umanità in cammino, consapevole della difficoltà del proprio percorso, ma ancora capace di orientarsi verso la luce.
Sculture, bozzetti e un linguaggio essenziale
Accanto al presepe principale, la mostra presenta una serie di bozzetti preparatori e una selezione di sculture lignee che ampliano lo sguardo sul lavoro di Paolo Di Capua. Questi studi e varianti permettono di cogliere le tappe del processo creativo, dalle prime intuizioni alle forme definitive, offrendo un accesso privilegiato all’officina dell’artista. Le opere esposte, tutte in stretta sintonia con il tema della Natività, condividono un linguaggio che rinuncia a qualsiasi descrizione narrativa, preferendo strutture essenziali, misurate, in cui il vuoto è importante quanto il pieno. L’uso calibrato del legno, con le sue venature e le sue imperfezioni, diventa strumento per evocare emozioni senza ricorrere a effetti spettacolari.
Le sculture e i lavori su carta selezionati per l’esposizione sono accomunati da una cifra visiva informale, coerente e volutamente minimalista, che guida lo sguardo verso l’ossatura interiore delle forme. In questo contesto, ogni opera non si limita a illustrare un episodio, ma suggerisce un clima, un’atmosfera, un sentimento condiviso. Le linee, i volumi e i rapporti tra le parti sembrano rimandare continuamente a un equilibrio cercato, mai imposto, che chiede allo spettatore di rallentare, sostare, osservare con attenzione. Il percorso espositivo, attraverso questa costellazione di lavori, invita a percepire come la ricerca di Di Capua sulla materia e sulla riduzione formale sia strettamente legata alla sua riflessione sul sacro.
La visione di Paolo Di Capua
Paolo Di Capua nasce a Roma nel 1957 e costruisce sin dagli anni della formazione un dialogo serrato con la storia dell’arte e con la progettazione dello spazio. Dopo aver frequentato Architettura e Storia dell’Arte presso l’Università “La Sapienza”, conclude il suo percorso all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si diploma nel 1985. In quegli anni lavora sotto la guida di maestri come Lorenzo Guerrini e Lorenza Trucchi, che contribuiscono a raffinare il suo sguardo critico e la sua attenzione alla forma. Questo doppio radicamento, tra disciplina del progetto e studio delle immagini del passato, diventa una base solida da cui prenderà avvio una ricerca personale orientata all’essenzialità e alla centralità della materia.
Nel corso della sua carriera, Di Capua sviluppa un’attività espositiva di respiro internazionale, portando le proprie opere in Italia, Spagna, Germania, Corea del Sud, Stati Uniti e Cina. Le sue sculture entrano a far parte di raccolte pubbliche e private, tra cui il Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Seoul, testimonianza di un riconoscimento che oltrepassa i confini nazionali. Negli anni Duemila, l’artista vive a lungo in Corea del Sud, dove insegna presso l’Università Han Yang e realizza una significativa installazione permanente per la Facoltà di Ingegneria dell’ateneo. Questo periodo di insegnamento e di confronto con un contesto culturale diverso segna profondamente la sua ricerca, rafforzando quell’apertura verso altre sensibilità che oggi si percepisce anche nel presepe esposto a Longiano.
Mostre recenti e ricerca artistica
Tra gli appuntamenti espositivi più recenti di Paolo Di Capua spiccano le personali riunite sotto il titolo “Natura Umana”, presentate al Museo Carlo Bilotti di Roma nel 2024, alla Galleria La Nube di Oort sempre nella capitale nello stesso anno, e successivamente al Palau Martorell di Barcellona nel 2025. In queste occasioni, l’artista approfondisce una ricerca che mette al centro il rapporto tra corpo, ambiente e dimensione interiore, attraverso un vocabolario formale ridotto e un uso intenso della materia. Il suo lavoro si definisce così come un’esplorazione continua della relazione tra creazione artistica, mondo naturale e orizzonte spirituale, in cui le opere funzionano come punti di contatto tra ciò che è visibile e ciò che resta impalpabile.
La presenza di Il Presepe della Speranza a Longiano si inserisce dunque in un percorso coerente, che vede Di Capua impegnato a interrogare i legami tra arte e domanda di senso che attraversa l’esperienza umana. Il linguaggio sobrio e materico che caratterizza le sue installazioni trova in questo lavoro un campo di applicazione particolarmente intenso, perché costretto a misurarsi con un’icona universale come la Natività. Nella scelta di ridurre, semplificare, togliere il superfluo per lasciare parlare le forme primarie e la qualità del legno, si riconosce la stessa esigenza che anima le sue mostre più recenti: fare dell’opera un luogo di ascolto, in cui ognuno possa ritrovare qualcosa di sé.
Informazioni per la visita
Il presepe intitolato Speranza sarà visitabile fino all’11 gennaio 2026 negli spazi della Fondazione Tito Balestra, con ingresso gratuito. L’apertura al pubblico è prevista dal martedì alla domenica, con orario mattutino dalle 10 alle 12 e pomeridiano dalle 15 alle 19, in modo da consentire a residenti e visitatori di inserire la visita nel proprio tempo libero. Chi sceglierà di raggiungere Longiano in questo periodo troverà non solo un’opera d’arte, ma un’occasione per vivere un momento di raccoglimento condiviso, in cui la Natività viene raccontata con un linguaggio capace di parlare al presente, invitando ognuno a fermarsi, osservare e lasciare spazio a una riflessione intima.
