Il recente vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo ha consegnato al Marocco un sostegno politico di grande peso sulla questione del Sahara, intrecciando decisioni del sistema Nazioni Unite e nuove iniziative simboliche di Rabat, destinate a incidere sulla ricerca di una via d’uscita concreta e condivisa da un conflitto complesso.
Il sostegno rinnovato del Golfo al progetto di autonomia marocchino
Nel corso della 46ª sessione, conclusa il 3 dicembre 2025 a Manama, il Consiglio di Cooperazione del Golfo ha ufficialmente rinnovato il proprio sostegno all’iniziativa di autonomia avanzata dal Marocco per la soluzione della questione del Sahara. La posizione assunta dai Paesi del Golfo conferma una vicinanza politica consolidata e un’attenzione particolare a un tema centrale per la stabilità regionale. Il sostegno espresso non è solo una presa d’atto formale, ma si traduce in un chiaro segnale di fiducia nella proposta presentata da Rabat come percorso praticabile.
Alle spalle di questa presa di posizione c’è una relazione di lungo periodo tra il Marocco e i Paesi del Golfo, costruita su cooperazione politica, economica e culturale, che ha portato Rabat a essere il principale partner del CCG nel Nord Africa. Questo tessuto di scambi e intese rafforza il valore del sostegno espresso, perché arriva da capitali che conoscono da vicino le priorità marocchine. In questo quadro, ogni dichiarazione comune assume il peso di una scelta meditata, frutto di fiducia reciproca e di interessi convergenti.
La risoluzione 2797 e la cornice delle Nazioni Unite
Nel comunicato conclusivo, i rappresentanti del CCG hanno espresso il loro apprezzamento per la risoluzione 2797, adottata il 31 ottobre 2025 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla questione del Sahara. Il testo onusiano, che approva una bozza di risoluzione in grado di sancire l’autonomia del territorio sotto sovranità marocchina, indica una forma di reale autonomia come opzione più idonea a chiudere il conflitto. Per il Consiglio del Golfo, questa scelta rappresenta un passaggio decisivo verso una soluzione concreta e realizzabile.
Accanto al sostegno alla risoluzione, i Paesi del Golfo hanno lodato la decisione del re marocchino Mohammed VI di sottoporre la proposta di autonomia al Consiglio di Sicurezza e di istituire il “Giorno dell’Unità” come ricorrenza nazionale fissata al 31 ottobre di ogni anno. La creazione di questa giornata, che si lega alle decisioni delle Nazioni Unite sulla regione, aggiunge una dimensione simbolica alla strategia di Rabat. Il richiamo annuale all’unità intende tenere viva nella società marocchina la consapevolezza di un passaggio politico ritenuto fondamentale.
Il voto al Consiglio di Sicurezza e gli equilibri diplomatici
La risoluzione è passata con un sostegno ampio all’interno del Consiglio, ottenendo 11 voti favorevoli sui 15 complessivi. Tra i Paesi che hanno sostenuto il testo figurano gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, la Grecia, Panama e la Corea. La varietà geografica di questi consensi conferisce particolare rilevanza politica al voto, perché indica una convergenza che supera le appartenenze regionali. Per Rabat e per i partner del Golfo, questo quadro numerico offre un contesto internazionale favorevole al percorso di autonomia.
Nello stesso contesto, tre membri del Consiglio hanno scelto di non esprimere un voto favorevole né contrario, optando per l’astensione. Si tratta di Cina, Russia e Pakistan. La presenza di queste astensioni segnala che la vicenda mantiene profili di sensibilità e di cautela tra alcuni attori di peso sulla scena internazionale. Il confronto in aula, riflesso in questo esito articolato, mostra come la ricerca di un equilibrio sul Sahara resti un esercizio complesso di diplomazia multilaterale, che coinvolge visioni e sensibilità differenti.
