Dal 5 all’8 dicembre 2025, la città di Avella dedica una grande retrospettiva a Carmine Guerriero, in arte GuerrCa, maestro della pittura italiana del Novecento. Un itinerario tra terra e cielo che intreccia memoria personale, paesaggi, fede e radici, trasformando una mostra in un’esperienza immersiva nel cuore di un’intera comunità.
Un viaggio espositivo tra terra e cielo
La retrospettiva “CARMINE GUERRIERO: un pittore in Viaggio tra Terra e Cielo” trasforma il Palazzo Baronale di Avella in un percorso che attraversa l’Italia del Novecento filtrata dallo sguardo di un artista profondamente legato alla sua terra. L’iniziativa, in programma dal 5 all’8 dicembre 2025, è promossa dalla società editrice Audère daily e dal Comune di Avella, con il patrocinio morale della Pro Loco Avella e di PMI International, oltre al supporto organizzativo dell’associazione AvellaArte. In mostra oltre venti dipinti provenienti da collezioni pubbliche, private e da prestigiosi prestiti ecclesiastici, selezionati per offrire una sintesi rigorosa e potente del suo intero percorso creativo.
L’esposizione è curata da Carmen e Salvatore Guerriero, figli dell’artista, insieme a Nelly Russo, responsabile dell’Ufficio Turismo e Cultura del Comune di Avella. Il loro sguardo congiunto restituisce un racconto che non è soltanto cronologico, ma emotivo: le opere dialogano con i luoghi, con le pietre antiche e con la devozione popolare. Arte, archeologia, spiritualità e tradizioni locali si intrecciano in un’unica trama, trasformando la visita in un’esperienza sensoriale che fa emergere, tela dopo tela, l’identità profonda di Avella e l’amore viscerale di Guerriero per la sua città natale.
Il cammino artistico di Carmine Guerriero
Nato ad Avella il 9 marzo 1938 e scomparso il 1° settembre 2023, Carmine Guerriero ha attraversato quasi un secolo di storia italiana portando con sé un soprannome d’arte, GuerrCa, che sintetizza in sé famiglia e vocazione. “Avellano doc”, ha dedicato la vita a tre poli inscindibili: la famiglia, il lavoro e la pittura. Sin dagli anni Sessanta, muovendosi tra Roma e Napoli, ottiene apprezzamenti e riconoscimenti significativi, fra cui il primo premio nel 1966 con “Il Volto”, intenso ritratto in bianco e nero, a olio su tela, dell’amata moglie Anna. Ogni tappa della sua biografia riaffiora nei quadri esposti, come se il tempo trovasse un’immagine definitiva nei gesti misurati del suo pennello.
Lo stile di Guerriero si distingue per una sobrietà colta, mai fredda, in cui la cura del dettaglio convive con una naturalezza quasi disarmante. Dai primi ritratti rigorosi, costruiti su un uso sapiente del chiaroscuro in bianco e nero, l’artista approda a un naturalismo vibrante, in cui la luce non è semplice illuminazione, ma diventa sostanza pittorica, emozione pura che si fa colore. La sua pittura è un continuo viaggio interiore: un passaggio dall’osservazione attenta del reale alla sua trasfigurazione poetica, mantenendo sempre un’eleganza formale riconoscibile e misurata, che rende immediatamente identificabile ogni sua opera.
Le sezioni della mostra: paesaggi, fede, tramonti, affetti
Il percorso espositivo è costruito come un racconto in capitoli, ciascuno dedicato a una stagione della vita e dell’anima. Nella sezione dedicata all’Omaggio alla terra natia, i paesaggi sereni restituiscono la campagna avellana, mentre i siti archeologici come l’Anfiteatro romano, il Castello normanno e le Tombe Mausoleo gentilizie romane emergono come presenze silenziose, familiari, quasi domestiche. Le antiche chiese di Avella affiorano in vedute intime, dove la pietra antica si mescola alla luce del presente. In queste tele si avverte il respiro di una terra crocevia di popoli e culture millenarie, che l’artista restituisce con rispetto e gratitudine, come un figlio che torna ogni volta alle origini.
Un altro nucleo fondamentale è quello che racconta la crisi interiore e la fede salvifica. I dipinti del ciclo dell’Ecce Homo e i ritratti del Santo Padre Pio sono attraversati da una tensione profonda: volti scavati, sguardi che chiedono e offrono al tempo stesso consolazione. Attraverso queste opere emerge il travaglio di un uomo che si confronta con il dolore, con il dubbio, con la fragilità. E tuttavia, proprio lì dove la ferita è più evidente, la pittura di Guerriero si apre a una nuova serenità. La fede diventa un approdo, una forza capace di trasformare il tormento in pace interiore, lasciando sulla tela immagini di intensa spiritualità.
Accanto a questi lavori spiccano i tramonti, sessione dal forte impatto emotivo. I cieli solcati da rossi accesi e toni incandescenti sembrano registrare la consapevolezza di un tempo che si assottiglia, di una vita che si avvicina alla propria conclusione senza però spegnersi. Le colate di colore ricordano lo splendore di un giorno che si ritira, ma lo fa mostrando il massimo della sua bellezza, come se volesse imprimersi per sempre nella memoria. Le nature morte, con mele, prugne, ciliegie rosse, arance, grappoli d’uva, noci e anfore di olio extravergine, raccontano invece un’altra dimensione: quella dell’intimità domestica, della tavola imbandita, della convivialità. In questi quadri si celebra la fertilità del suolo avellano e, soprattutto, il valore dei legami familiari, dei gesti semplici, di ciò che davvero conta quando tutto il resto si fa superfluo.
Arte e territorio: la scoperta di Avella
Questa retrospettiva non è pensata soltanto come un tributo a un grande artista, ma come un tassello di un più ampio progetto di valorizzazione territoriale. Attraverso il filo conduttore di paesaggi, siti archeologici, spiritualità, luci e tradizioni, il percorso spinge lo sguardo oltre i confini della sala espositiva, invitando il visitatore a uscire, a perdersi tra le strade della città, a cercare nei luoghi reali ciò che ha visto sulle tele. Dalle opere si passa così ai contesti che le hanno generate: i Monumenti funerari gentilizi romani, l’Anfiteatro romano, considerato il terzo per importanza dopo quelli di Pompei e Capua, e il maestoso Castello normanno, i cui resti si scorgono ancora oggi quasi fino a Napoli, a circa trenta chilometri di distanza, come un richiamo discreto alla memoria del passato.
Cuore di questo patrimonio è il Cippus Abellanus, rinvenuto nel 1685 nei pressi del castello di Avella e oggi conservato presso il Museo diocesano di Nola. Si tratta di un reperto eccezionale, unico al mondo: un blocco di arenaria interamente inciso in lingua osca, che registra un trattato di regolamentazione dei confini tra Avella e Nola, relativo allo sfruttamento delle aree attorno al tempio di Ercole. Nel mondo antico quel santuario era meta di grandi pellegrinaggi, e il Cippus restituisce la concretezza di un territorio conteso, vissuto, attraversato. La mostra permette di cogliere come questi frammenti di storia collettiva si riflettano, in filigrana, nelle tele di Guerriero, che restituiscono un paesaggio dove natura, memoria e sacro convivono in un equilibrio sottile.
Tra vicoli, santi e memorie popolari
Visitare Avella in occasione della retrospettiva significa anche lasciarsi guidare dalle sue strade acciottolate, dai vicoli che si intrecciano come antiche vene di pietra, dalle suggestive “statue parlanti” di epoca romana, i cosiddetti Pasquini, e dalle numerose chiese, grandi e piccole, che custodiscono racconti tramandati di generazione in generazione. Ogni angolo sembra suggerire un episodio, un aneddoto, una leggenda. Questo reticolo urbano, ancora vivo e abitato, è lo stesso che ha nutrito l’immaginario di Carmine Guerriero, offrendo scenari, volti, atmosfere che riaffiorano nelle sue opere. L’itinerario espositivo diventa così un invito a proseguire idealmente il cammino all’esterno, tra pietre, portali e scorci che riportano la pittura al suo contesto originario.
Particolarmente significativa, anche per la biografia dell’artista, è la chiesa di Santa Candida, antica proprietà della famiglia Guerriero. Questo luogo sacro è al centro di una devozione che ha creato un legame stretto tra Avella e l’isola di Ventotene, nel Tirreno, patria di origine della santa. Affettuosamente ricordata come “Candida Puella”, Santa Candida è venerata come vergine martire, uccisa a soli tredici anni. Ogni mese di settembre, ad Avella, tre giorni di feste e celebrazioni accendono la memoria della giovane santa, mentre a Ventotene i festeggiamenti durano dieci giorni e coinvolgono l’intera isola, con riti che si estendono anche in mare, sulle barche. In questo intreccio di fede popolare e tradizione familiare si comprende quanto spiritualità e appartenenza siano elementi centrali anche nell’opera pittorica di Guerriero, che ne assorbe la forza simbolica.
Un patrimonio di sapori antichi
La terra che fa da sfondo alle tele di GuerrCa è la stessa celebrata da secoli per la sua fertilità straordinaria. Il territorio di Avella è noto per frutta profumata, olio, miele, formaggi e soprattutto per le celebri nocciole, la “nux Avellana”. Fin dall’antichità, autori come Strabone e Publio Virgilio Marone hanno esaltato queste ricchezze. Virgilio, nelle sue opere, definisce Avella “Malifera Abella”, cioè “Abella, la piena di frutti”, sottolineando la generosità di un suolo che sembra restituire con abbondanza ogni cura ricevuta. Anche Tito Livio, Silio Italico e Macrobius ricordano il nocciolo, il Corylus avellana, associando in modo indissolubile il nome della città a questo frutto prezioso.
Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia (libro XIII, capitolo 18), dedica parole eloquenti alla “nux Abellana”, descritta come la più eccellente tra tutte le noci, per dimensioni e sapore. Questa tradizione di eccellenza agricola trova un’eco diretta nelle nature morte di Guerriero, in cui frutta matura, grappoli d’uva, noci e anfore di olio evo non sono semplici oggetti, ma diventano emblemi di abbondanza, di lavoro contadino, di tavole imbandite. Quando l’arte incontra i prodotti della terra, l’immagine si carica di memorie condivise: profumi, sapori, gesti quotidiani che tornano alla mente di chi guarda, trasformando il quadro in un luogo di riconoscimento e di emozione.
Visite guidate e tour esperienziali
Nel solco di questo dialogo continuo tra tele e territorio, il programma prevede uno speciale finissage intitolato “Dalla tela alla tavola”, con tour esperienziali e visite guidate curate dall’associazione culturale Avellarte. L’obiettivo è accompagnare i visitatori fuori dalle sale, verso i luoghi che hanno ispirato l’artista, permettendo di collegare direttamente ciò che si è visto in mostra con i paesaggi e i monumenti reali. La partecipazione ai tour ha un costo simbolico di 5 euro a persona per ciascun percorso guidato e richiede la prenotazione obbligatoria, da effettuare scrivendo all’indirizzo email turismo@comune.avella.av.it o inviando un messaggio WhatsApp al numero 334 910 1117. Il punto di ritrovo è sempre il Palazzo Baronale, in Piazza Municipio 1, dove è allestita anche la mostra.
I tour sono articolati su due giornate. Sabato 6 dicembre, dalle 10.00 alle 12.30, è prevista la visita guidata al MIA – Museo Immersivo e Archeologico e all’Anfiteatro Romano, per entrare in contatto diretto con la stratificazione storica che ha nutrito l’immaginario di Guerriero. Domenica 7 dicembre, sempre dalle 10.00 alle 12.30, l’itinerario si sposta invece verso il Castello Normanno e i Mausolei Funerari (Tombe romane), offrendo uno sguardo ravvicinato ai luoghi in cui il tempo antico sembra ancora presente. Queste esperienze completano idealmente la retrospettiva, permettendo a ogni visitatore di costruire un proprio percorso personale tra arte, storia e paesaggio.
Orari di apertura e come arrivare
La mostra “Carmine Guerriero: un pittore in Viaggio tra Terra e Cielo” è aperta gratuitamente al pubblico dal 5 all’8 dicembre 2025, con un calendario pensato per accogliere appassionati, studiosi e semplici curiosi. Venerdì 5 dicembre alle ore 16.00 è prevista una preview per la stampa nelle Sale Alvarez de Toledo del Palazzo Baronale, in Piazza Municipio 1 ad Avella. Sabato 6 dicembre si terrà l’inaugurazione, con apertura dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Gli stessi orari pomeridiani e mattutini saranno rispettati domenica 7 e lunedì 8 dicembre, sempre con ingresso libero. Ogni fascia oraria diventa un’occasione per tornare, rivedere, scoprire nuove sfumature nelle opere esposte.
Avella è facilmente raggiungibile sia in auto sia con i mezzi pubblici, condizione che rende la visita alla retrospettiva accessibile a un pubblico ampio. In automobile si può arrivare percorrendo la S.S. 7/bis oppure l’autostrada Napoli – Bari, sfruttando i caselli di Tufino e Baiano. Chi preferisce il trasporto pubblico può contare sui treni e sui collegamenti gestiti dalla Circumvesuviana, che mettono in comunicazione Avella con i principali centri limitrofi. In questo contesto, l’esposizione dedicata a Carmine Guerriero diventa un invito concreto a lasciarsi incantare non solo dall’intensità dei dipinti, ma anche dalla trama di storie, pietre, sapori e devozioni che compongono l’anima profonda di questa antichissima cittadina. L’arte, qui, si fa testimonianza viva di esistenze, memorie e paesaggi che continuano a parlare al presente.
