Sotto la diga di Campolattaro, nel territorio di Benevento, una galleria in costruzione racchiude tecnologia, pazienza e memorie industriali. I binari progettati da una storica azienda milanese permettono alla gigantesca macchina di scavo di avanzare nella montagna e di portare all’esterno roccia, acqua e speranze di sviluppo per un intero territorio.
Un’azienda di rotaie nata per i cantieri
Fondata nel 1919, Valente S.p.A. è oggi guidata da un quartier generale a Lainate, alle porte di Milano, ma le sue origini affondano molto più a sud. Il fondatore, il napoletano Vincenzo Valente, partì da una piccola officina artigianale a Gallarate e la trasformò in un’impresa strutturata, capace di distribuire rotaie per cantieri, porti e miniere, oltre che per il trasporto ferroviario. Così il rapporto con la Campania è rimasto impresso nel dna dell’azienda, ben prima dell’attuale lavoro sotto la diga in terra beneventana.
Quando alla fine degli anni Ottanta Alberto Menoncello rilevò il controllo dell’azienda, la storia di Valente imboccò una nuova direzione. L’attività tradizionale legata al trasporto ferroviario fu progressivamente accantonata, per concentrare energie e investimenti in un ambito di nicchia, ma cruciale: la movimentazione su rotaia all’interno dei cantieri e le tecniche di tunnelling. Questa scelta ha trasformato le gallerie sotterranee in uno dei pilastri dell’impresa, un mestiere di precisione che richiede competenze rare e una grande capacità di adattarsi a ogni contesto di scavo.
Una talpa d’acciaio che avanza nella montagna grazie ai binari su misura
Nel cantiere della diga di Campolattaro, in provincia di Benevento, il contributo di Valente S.p.A. vale una commessa da 1,3 milioni di euro. L’azienda fornisce rotaie e traversine progettate su misura, oltre ai componenti necessari a fissare al binario il convoglio che segue la grande macchina di scavo. Si tratta di una fresa meccanica a piena sezione, la cosiddetta TBM, spesso chiamata talpa, che scava una galleria di grande diametro; le enormi quantità di pietra e roccia estratte vengono trasportate all’esterno, così come gli addetti ai lavori, proprio grazie a queste linee interne studiate appositamente.
In quell’ambiente chiuso e lontano dalla luce naturale, i binari assumono un valore che va oltre la semplice funzione di supporto. Ogni curva, ogni giunto, ogni elemento di fissaggio è studiato perché il flusso di materiale non si interrompa e perché le squadre possano spostarsi in sicurezza lungo la galleria. Nel cuore della montagna, dove tutto è ancora in divenire, queste rotaie rappresentano la traccia concreta che guida i lavori e permette al progetto di procedere con continuità, giorno dopo giorno.
Il lungo percorso verso la galleria di Campolattaro
La realizzazione della galleria collegata alla diga di Campolattaro è arrivata dopo un’attesa di trentadue anni dall’avvio dell’iter. Questo passaggio sotterraneo dovrà trasferire 150 milioni di metri cubi d’acqua dall’invaso fino all’impianto di potabilizzazione e alla centrale idroelettrica situata a valle dello sbarramento. Non è soltanto un collegamento tecnico: è un’infrastruttura che intreccia approvvigionamento idrico e produzione di energia, con ricadute decisive sulla qualità della vita e sulle prospettive di crescita dell’area interessata. Ogni metro scavato avvicina il momento in cui quell’acqua potrà scorrere lungo un tracciato pensato per durare nel tempo e sostenere le esigenze del territorio.
Per Alberto Menoncello, la vera soddisfazione del lavoro a Campolattaro sta nel sapere che il contributo dell’azienda non è accessorio, ma essenziale al funzionamento dell’intera opera. Le competenze maturate nella realizzazione di gallerie e nella movimentazione su rotaia rendono possibile un segmento dei lavori che pochi sanno gestire. Nelle sue parole, senza una realtà specializzata in questi compiti di precisione, un’infrastruttura idrica di tale portata rischierebbe di restare confinata tra i progetti sulla carta, invece di trasformarsi in un cantiere aperto.
Dai cantieri italiani ai grandi progetti internazionali, un filo d’acciaio continuo
L’esperienza accumulata da Valente non si è formata soltanto nei cantieri italiani. Negli anni l’azienda ha partecipato a progetti di portata internazionale, dalla linea ad alta velocità Torino Lione al Tunnel della Manica, contribuendo con i propri sistemi di binari alla costruzione di collegamenti sotterranei decisivi. In Italia il suo nome compare sui tracciati di Metro Roma, del passante ferroviario di Firenze e del nuovo collettore di Torino, a testimonianza di una specializzazione riconosciuta in contesti molto differenti tra loro.
Ora questo bagaglio di cantieri, che spazia dalle frontiere tra Stati alle reti infrastrutturali metropolitane, converge nella sfida della diga di Campolattaro. Qui l’obiettivo non è collegare capitali o grandi nodi di scambio, ma garantire acqua potabile ed energia a un territorio che ha atteso a lungo l’avvio dei lavori. Per l’azienda, vedere le proprie rotaie prendere posto in questo scenario significa trasformare un tempo di immobilità in un percorso concreto, inciso nella roccia, verso un domani più affidabile per l’area di Benevento.
Il ruolo delle imprese specializzate nelle grandi opere
La visione di Alberto Menoncello sul mondo delle infrastrutture parte da un presupposto chiaro: nessuna grande opera nasce soltanto dal lavoro dei colossi del settore. Accanto ai general contractor servono imprese di dimensioni più contenute, capaci di occuparsi di attività altamente specifiche che richiedono attrezzature dedicate e personale con una preparazione mirata. In questa rete di competenze incrociate, realtà come Valente S.p.A. trovano il proprio spazio naturale, assumendo un ruolo preciso che non può essere improvvisato o facilmente sostituito altrove.
Quando, a lavori conclusi, l’acqua scorrerà regolare lungo il nuovo tracciato sotterraneo, ben pochi penseranno alle rotaie posate nel ventre della montagna e a chi le ha progettate. Eppure, senza questo sistema di trasporto interno, nessun avanzamento sarebbe possibile, nessuna pietra verrebbe rimossa e nessun operaio potrebbe raggiungere il fronte di scavo. Ogni grande infrastruttura ha un lato nascosto fatto di dettagli tecnici e di soluzioni pensate lontano dai riflettori; è lì che prende forma, silenziosamente, il contributo decisivo di imprese specializzate come quella milanese.
