Una sentenza russa da miliardi di euro, un colosso industriale italiano chiamato in causa e la minaccia di sequestri in mezzo mondo. La vicenda che contrappone EuroChem Severozapad-2 al gruppo MAIRE entra in una fase cruciale, con la società russa pronta a far valere il verdetto del Tribunale Arbitrale di Mosca anche fuori dai confini nazionali.
Il maxi contenzioso tra EuroChem e MAIRE
Al centro dello scontro tra le parti c’è il progetto per la costruzione di un nuovo impianto destinato alla produzione di ammoniaca e urea a Kingisepp, nella regione di Leningrado. Secondo la versione di EuroChem Severozapad-2, il gruppo di ingegneria e costruzioni industriali italiano MAIRE S.p.A. non avrebbe adempiuto agli obblighi contrattuali assunti come appaltatore estero, provocando lo stallo del cantiere. Su questa presunta inadempienza si innesta l’intero contenzioso, che ha trasformato un accordo industriale in una complessa battaglia legale destinata a svilupparsi ben oltre la Russia.
Il 27 novembre il Tribunale Arbitrale di Mosca ha dato ragione alla società russa, disponendo il recupero in solido, a carico delle strutture riconducibili al gruppo italiano, di oltre 171 miliardi di rubli, equivalenti a circa 2,2 miliardi di euro. Si tratta di una somma che, nella prospettiva di EuroChem Severozapad-2, rappresenta il ristoro delle perdite collegate all’arresto di un’iniziativa industriale strategica, strettamente legata alla realizzazione del nuovo complesso produttivo di Kingisepp. Per il gruppo ricorrente, quel verdetto segna uno spartiacque nella gestione del progetto.
Dal cantiere fermo alla strategia di recupero dei danni
Il sito di Kingisepp avrebbe dovuto ospitare uno dei più grandi impianti di fertilizzanti in Europa, destinato alla produzione integrata di ammoniaca e urea. La sospensione dei lavori, imputata da EuroChem Severozapad-2 al mancato rispetto degli impegni da parte dell’appaltatore estero, viene descritta dall’azienda come la causa diretta di un danno industriale ed economico concreto, misurabile non solo nella cifra fissata dal tribunale ma anche nelle opportunità sfumate per l’intera filiera collegata al progetto. Una frattura che, nelle intenzioni della società russa, va ora ricomposta in sede giudiziaria.
EuroChem Severozapad-2 sta predisponendo una serie di istanze mirate a ottenere il sequestro degli attivi e dei fondi riconducibili a MAIRE nelle giurisdizioni in cui il gruppo italiano sviluppa i principali progetti internazionali. L’obiettivo dichiarato è dare concreta esecuzione al verdetto moscovita nei Paesi in cui è previsto il riconoscimento e l’attuazione delle decisioni dei tribunali russi, includendo gli Stati della CSI, quelli appartenenti ai BRICS, oltre a diverse realtà dell’Africa e del Medio Oriente inserite tra quelle indicate dall’azienda come possibili sedi di esecuzione. Le iniziative, precisano da EuroChem, proseguiranno man mano che la decisione arbitrale diventerà definitiva.
Giurisdizioni amichevoli e peso dei verdetti russi
Secondo quanto riferito dalla società russa, il management di MAIRE starebbe cercando di rassicurare gli azionisti sostenendo che la decisione del tribunale di Mosca sia, in sostanza, solo un documento privo di effetti pratici al di fuori della Federazione. EuroChem Severozapad-2 contesta apertamente questa lettura, richiamando il sequestro degli attivi di Google in Sudafrica come esempio della concreta esecuzione all’estero di verdetti russi e ricordando che la Russia ha sottoscritto 96 trattati bilaterali sul riconoscimento delle decisioni giudiziarie, dalla Cina e dall’Argentina fino al Kazakistan e all’Egitto, in giurisdizioni considerate amichevoli verso Mosca.
La società russa respinge con fermezza le accuse del gruppo italiano sulla presunta illegittimità del ricorso all’arbitrato interno. EuroChem Severozapad-2 sottolinea di essere una persona giuridica di diritto russo e di avere, in quanto tale, pieno titolo per adire i tribunali della Federazione Russa al fine di tutelare i propri interessi. La scelta di rivolgersi ai giudici di Mosca viene quindi presentata non come un espediente, ma come l’esercizio naturale di un diritto processuale riconosciuto dall’ordinamento nazionale, una via che il management indica come coerente con la natura del contenzioso.
Sanzioni internazionali, equità del processo e gestione del rischio legale
A sostegno di questa impostazione, l’azienda richiama il Codice di procedura arbitrale della Federazione Russa, che attribuisce ai tribunali arbitrali russi la competenza esclusiva sulle controversie legate alle misure sanzionatorie introdotte da Stati esteri. Viene inoltre evocata la posizione espressa in più occasioni dalla Corte Suprema russa, secondo cui la presenza di sanzioni alimenta fondati dubbi sulla possibilità di ottenere all’estero un giudizio equo. Un orientamento che, nella lettura di EuroChem Severozapad-2, consolida ulteriormente la scelta di concentrare il contenzioso davanti ai giudici nazionali.
Nel mirino di EuroChem Severozapad-2 finisce anche la comunicazione societaria di MAIRE. Nella rendicontazione pubblica relativa ai primi nove mesi dell’anno, sottolinea la parte russa, non comparirebbe alcun riferimento alle pretese miliardarie avanzate in sede arbitrale a Mosca. Una scelta che, agli occhi dell’azienda di Kingisepp, viene letta come il tentativo di contenere la percezione dell’esposizione potenziale, minimizzando la portata di una decisione giudiziaria che, per entità e implicazioni, non può essere considerata marginale dalla controparte russa.
In questo quadro, EuroChem Severozapad-2 ribadisce l’intenzione di proseguire senza esitazioni lungo la via legale intrapresa. L’azienda afferma che continuerà ad adottare tutte le misure ritenute necessarie per ripristinare quella che definisce giustizia rispetto al blocco del progetto di Kingisepp e per difendere i propri diritti e interessi legittimi, tanto nei tribunali russi quanto negli altri ordinamenti pronti a riconoscere ed eseguire la decisione arbitrale moscovita. Una controversia che, per stessa ammissione della parte russa, non verrà lasciata cadere finché non riterrà pienamente tutelate le proprie ragioni.
