L’ultima edizione dell’Osservatorio dedicato a Open Innovation e Corporate Venture Capital restituisce una fotografia intensa dell’Italia che innova, tra risultati concreti e nodi irrisolti. Dai dati emergono imprese più consapevoli, investimenti che tornano a crescere e una relazione tra aziende mature e startup ancora lontana dal pieno potenziale.
Un ecosistema innovativo che cambia volto
Nel 2024 in Italia operano circa 15,3 mila startup e PMI innovative, con 81,7 mila soci e un fatturato complessivo di 12,9 miliardi di euro. Nel 2016, quando l’Osservatorio muoveva i primi passi, queste realtà erano meno della metà, 6,7 mila, e coinvolgevano poco più di 23 mila soci. In dieci anni le imprese innovative italiane hanno prodotto oltre 67 miliardi di euro di fatturato, a testimonianza di un percorso che da fenomeno sperimentale si è trasformato in componente strutturale del tessuto produttivo, capace di incidere con continuità sulla crescita del Paese e sulla competitività delle filiere tradizionali.
Accanto a questi risultati, l’Osservatorio segnala però una dinamica meno rassicurante: il numero complessivo di imprese innovative è in diminuzione per il terzo anno consecutivo, con un calo del 3,6% rispetto al 2024. La contrazione è legata da un lato all’uscita dal perimetro delle startup che hanno raggiunto il limite normativo dei cinque anni, in particolare quelle costituite nel biennio 2020-2021, quando si era registrato un picco di nuove iniziative, e dall’altro a un rallentamento delle nuove iscrizioni al registro: nei primi nove mesi dell’anno sono state 1.520, circa la metà rispetto allo stesso periodo del 2021. In parallelo cresce il numero delle PMI innovative, segnale di un ecosistema che, pur perdendo alcune giovani realtà, vede maturare e consolidarsi molte esperienze avviate negli anni precedenti.
Il ruolo dell’Osservatorio e delle alleanze istituzionali
In questa decima edizione, InnovUp e Assolombarda, insieme a OGR Torino, presentano i risultati di un percorso di analisi che si è consolidato negli anni. InnovUp, associazione nata nel 2012 per rappresentare l’intera filiera innovativa italiana, e Assolombarda guidano un lavoro corale che coinvolge gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano come partner scientifico e l’Area Politiche per il Digitale e Filiere, Scienza della Vita e Ricerca di Confindustria, con il supporto di Fondazione MAI e Piccola Industria Confindustria. Una rete di soggetti che, ciascuno con le proprie competenze, contribuisce a costruire una lettura condivisa e approfondita delle trasformazioni in corso.
L’Osservatorio nasce con un obiettivo preciso: aumentare la consapevolezza sul valore della contaminazione tra industrie mature e giovani imprese innovative ad alto potenziale. Questa interazione consente alle aziende già consolidate di assorbire nuove competenze, tecnologie e talenti, mentre per startup e PMI emergenti significa accesso a mercati, capitali e reti industriali altrimenti difficili da raggiungere. Il progetto analizza la crescita di startup e PMI innovative, la presenza di Corporate Venture Capital nei loro assetti proprietari, le performance economiche e le caratteristiche settoriali e dimensionali degli investitori, distinguendo con chiarezza tra attività di CVC e interventi di società più piccole. In questo modo offre una base analitica solida a chi, nel mondo imprenditoriale e nelle istituzioni, vuole orientare scelte e politiche sul terreno dell’innovazione.
Corporate Venture Capital: di cosa parliamo davvero
Il Corporate Venture Capital indica gli investimenti di minoranza nel capitale di startup e imprese innovative effettuati da aziende mature già consolidate. Non si tratta soltanto di cercare un ritorno finanziario, ma di costruire intorno alla corporate un ecosistema di innovazione, mettendo a disposizione delle nuove realtà competenze industriali, relazioni commerciali e risorse economiche. A livello internazionale questo strumento è da anni parte integrante delle strategie delle grandi imprese e rappresenta una fonte rilevante di finanziamento per le iniziative imprenditoriali ad alta tecnologia, che trovano in queste partnership una leva cruciale per crescere e validare le proprie soluzioni su scala più ampia.
All’interno delle strategie di Open Innovation, il CVC ha la funzione di collegare il mondo delle corporate con quello delle giovani imprese, superando i confini organizzativi tradizionali. Le partecipazioni nel capitale diventano il punto di partenza per una collaborazione che può includere co-sviluppo di prodotti, sperimentazioni congiunte e accesso a mercati globali. In Italia, tuttavia, questo modello incontra ancora ostacoli nel radicarsi pienamente nell’ecosistema, nonostante il crescente interesse verso l’innovazione e la necessità di integrare soluzioni esterne nei processi aziendali più consolidati. La sfida è trasformare l’intenzione di aprirsi all’esterno in meccanismi operativi efficaci e continui, capaci di generare valore per entrambe le parti coinvolte.
I dati 2025 sul CVC e sulle imprese partecipate
Nel 2025 circa un’impresa innovativa su tre, oltre 5.700 startup e PMI, vede l’ingresso nel capitale di altre società non finanziarie. All’interno di questo insieme, solo 523 realtà, pari al 3,4% del totale, possono contare su investimenti provenienti da aziende medio-grandi impegnate in veri programmi di Corporate Venture Capital. In termini monetari, il CVC in Italia mostra segnali di ripresa: nel 2025 gli investimenti raggiungono 177 milioni di euro, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente, dopo una fase di rallentamento che aveva frenato la spinta delle corporate verso le partecipazioni in startup. È un indicatore che suggerisce come le imprese stiano tornando a considerare l’innovazione esterna una leva strategica, pur con maggiore prudenza.
La qualità di questi investimenti emerge chiaramente dalle performance delle imprese partecipate. Le startup sostenute da CVC registrano nel 2024 un valore della produzione mediano di 123 mila euro, in crescita del 29,2%, secondo solo a quello delle realtà che hanno nel capitale investitori specializzati nell’innovazione. Il livello è nettamente superiore a quello delle startup partecipate da altre società non finanziarie, che si ferma a 40.000 euro. Inoltre il 38,7% delle startup con corporate nel capitale presenta una redditività positiva, segnale che l’apporto delle grandi aziende non si esaurisce nell’iniezione di capitali ma contribuisce a rafforzare i modelli di business e a rendere più sostenibili i percorsi di sviluppo nel medio periodo.
Chi investe, dove investe: identikit del CVC italiano
Tra gli investitori corporate spicca la presenza delle società industriali, che rappresentano il 37,7% degli operatori attivi nel CVC. Quasi un quarto degli investimenti viene indirizzato verso startup e PMI impegnate in attività di ricerca e sviluppo, quota che sale al 41,2% quando a investire sono proprio le corporate industriali, a conferma di un’attenzione particolare verso l’innovazione tecnologica più avanzata. Il profilo dimensionale degli investitori, però, racconta un’altra storia: poco più di tre quarti delle società non finanziarie che detengono partecipazioni in imprese innovative sono micro imprese con meno di dieci dipendenti, e meno di un decimo delle aziende con almeno cinquanta addetti opera con strutture e logiche riconducibili al Corporate Venture Capital. Circa un terzo delle partecipazioni proviene complessivamente da realtà micro o piccole, con un peso ancora limitato delle grandi imprese nelle operazioni più strutturate.
Il quadro territoriale mette in luce uno squilibrio significativo. Nelle regioni del Centro-Sud si concentra il 47,4% delle imprese innovative nazionali, ma soltanto il 32,1% degli investitori corporate coinvolti in operazioni di CVC ha sede in queste aree. Nonostante questa asimmetria, quasi la metà delle risorse, il 48,4% degli investimenti di Corporate Venture Capital, viene indirizzata verso startup e PMI localizzate in regioni diverse da quelle di origine delle aziende investitrici, raggiungendo mediamente realtà poste a 187 chilometri di distanza. Ne emerge un ecosistema in cui capitali e innovazione tendono a muoversi oltre i confini locali, ma con una base di investitori territorialmente sbilanciata, che lascia ancora scoperte porzioni rilevanti del Paese in termini di presidio diretto.
La prospettiva delle corporate: investimenti, strategie, riallineamenti
Se si adotta il punto di vista delle aziende che hanno avviato programmi strutturati di CVC, il 2025 segna una ripartenza dopo il calo del 2024. Le corporate tornano a investire, per un totale di 189 milioni di euro, anche se solo 60 milioni restano entro i confini nazionali. Questo ritorno ai mercati dell’innovazione è accompagnato da un atteggiamento più selettivo: le imprese privilegiano iniziative con un impatto chiaro sul proprio business, puntando su startup in grado di abilitare competenze, tecnologie o applicazioni strettamente funzionali alle attività chiave e riducendo l’interesse per operazioni meramente esplorative. La logica non è più accumulare partecipazioni, ma costruire relazioni che incidano davvero sui processi interni e sulle traiettorie di crescita.
Parallelamente si osservano riorganizzazioni interne e cambi di strategia: molte corporate stanno ridefinendo ruoli, processi e modelli operativi legati al Corporate Venture Capital e all’Open Innovation, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia degli interventi e l’allineamento con le priorità aziendali. La criticità più evidente riguarda però la gestione della collaborazione con le startup. Per generare valore, occorre una maggiore coerenza tra aspettative, governance e modalità operative delle grandi aziende e le logiche, molto più rapide e flessibili, delle giovani imprese innovative, evitando che le differenze di tempi decisionali e di culture organizzative vanifichino il potenziale delle partnership. La vera sfida si gioca qui: nella capacità di trasformare l’incontro tra mondi diversi in un percorso condiviso e continuativo.
Le trasformazioni del mercato viste da InnovUp
La lettura proposta da Chiara Petrioli, presidente di InnovUp, sottolinea come i numeri raccolti dall’Osservatorio descrivano un mercato dell’innovazione solido e ormai adulto. Molte realtà nate come startup stanno progressivamente assumendo la forma di PMI innovative, contribuendo in misura crescente ai ricavi complessivi e alla tenuta del sistema imprenditoriale. Secondo Petrioli, questo passaggio di fase segnala che l’Italia sta imparando a trasformare l’esperienza delle giovani imprese ad alta innovazione in un patrimonio stabile di competenze e valore, in grado di rafforzare la struttura economica nel suo insieme e di rendere meno episodici i successi imprenditoriali.
Nell’analisi della presidente di InnovUp, i risultati ottenuti dalle imprese partecipate da Corporate Venture Capital dimostrano in modo concreto quanto la collaborazione con le grandi aziende possa accelerare crescita e sostenibilità economica delle startup. Al tempo stesso, Petrioli richiama l’attenzione su una base di investitori corporate ancora troppo ristretta: una quota rilevante delle partecipazioni arriva da imprese di dimensioni molto contenute, mentre solo una porzione minima delle realtà innovative può contare sull’ingresso in capitale di aziende con almeno cinquanta dipendenti. Perché l’ecosistema possa crescere in modo strutturato e duraturo, conclude, serve un coinvolgimento più ampio delle grandi imprese, così da trasformare i risultati già visibili in un percorso stabile di sviluppo condiviso, capace di sostenere nel tempo l’ambizione innovativa del Paese.
