Un uomo che insegue il sogno di sentirsi uguale agli altri, un piccolo topo da laboratorio e un esperimento clinico che promette meraviglie ma presenta un conto altissimo: sul palco prende forma una storia capace di interrogare chi guarda sul senso del progresso, della normalità e della nostra irriducibile vulnerabilità.
Supereroi in scena
Nel teatro di Francesco Silvestri i protagonisti non sono mai eroi perfetti, ma figure delicate, spesso collocate ai margini, che avanzano in punta di piedi e finiscono per incidere profondamente su chi le osserva. Sono personaggi apparentemente minuscoli, ma dotati di una forza inattesa, quasi un superpotere che ribalta le gerarchie abituali: la debolezza diventa energia, la differenza si trasforma in occasione, l’emozione si fa gesto di resistenza, la capacità di stupirsi apre brecce impreviste dentro il quotidiano di tutti.
Il regista Rosario Sparno ama leggere questo universo poetico come se fosse abitato da piccoli supereroi. Ricorda che Francesco nutriva una passione autentica per i fumetti e per i personaggi dotati di poteri speciali, in particolare per Antman, l’eroe capace di aumentare la propria forza rimpicciolendosi fino a dimensioni minuscole, simili a quelle di una formica. In quella figura, che può ridurre gli altri alla propria scala e tornare quando vuole a una taglia considerata normale, Sparno ritrova i personaggi di Silvestri: esseri invisibili, costretti ai margini, potentissimi proprio grazie alla loro fragilità e allo sguardo ancora disponibile alla meraviglia.
La storia di Antonio Cafiero e del topolino Crick
Ogni potere speciale, suggerisce il lavoro registico, porta con sé un peso difficile da sostenere: chi è diverso fatica a trovare un posto nel mondo, desidera confondersi tra le persone considerate normali e allo stesso tempo teme di restare irrimediabilmente solo. Dentro questa tensione si muove Antonio Cafiero, creatura drammaturgica che Rosario Sparno considera la più vicina all’idea di supereroe elaborata da Francesco Silvestri. Antonio è un uomo semplice, con un deficit cognitivo, impiegato in una fabbrica di scarpe, che accetta di partecipare a una sperimentazione clinica destinata a triplicare le sue capacità intellettive, affiancato dal topolino Crick, compagno di prova nel laboratorio.
Lo spettacolo, concepito da Francesco Silvestri come un atto unico articolato in sei resoconti successivi, accompagna passo dopo passo le trasformazioni di Antonio e del suo piccolo compagno di gabbia. Man mano che l’esperimento procede, la promessa di un’intelligenza accresciuta lascia spazio a una cronaca sempre più inquieta, che scivola verso una forma di distopia intima e struggente, in cui l’essere umano, abbagliato dall’idea di progresso, finisce per respingere la propria fragilità, il diritto all’errore e la capacità di lasciarsi stupire.
Dal libro al palco
Alla radice di CRICK c’è un dialogo serrato con il celebre racconto di Daniel Keyes, Fiori per Algernon. Francesco Silvestri rilegge la vicenda di Charlie Gordon e del topo Algernon, trasformandola in un nuovo dispositivo narrativo che ha per protagonisti Antonio Cafiero e il suo inseparabile topolino Crick. Il passaggio dalla pagina al palcoscenico non si limita a trasferire una trama: diventa un modo per interrogare, attraverso corpi vivi e sguardi presenti, il rapporto tra intelligenza, identità e desiderio di sentirsi riconosciuti.
In questa trasposizione, il percorso di un uomo che si sottopone a una cura per diventare più intelligente non è solo la cronaca di un esperimento riuscito o fallito, ma una lente attraverso cui guardare alla nostra ossessione per le prestazioni e per la cosiddetta normalità. Il confronto fra l’essere umano e l’animale da laboratorio, esposti agli stessi protocolli, invita il pubblico a chiedersi quale prezzo siamo davvero disposti a pagare pur di sentirci all’altezza delle aspettative sociali e affettive che ci circondano.
La squadra artistica e il viaggio dello spettacolo
Il titolo completo, Il topolino Crick, porta la firma autoriale di Francesco Silvestri e Melina Formicola ed è prodotto da Casa del Contemporaneo. La regia è affidata a Rosario Sparno, che guida in scena Luca Iervolino e Francesco Roccasecca, chiamati a dare voce e corpo ai diversi momenti della storia. Dopo il debutto all’interno di Primavera dei Teatri 2025 e le repliche ospitate negli spazi di Sala Assoli/Moscato a Napoli, questo percorso teatrale approda ora al Teatro Karol di Castellammare di Stabia, dove prosegue il suo incontro con il pubblico.
L’atmosfera sonora è costruita dalle musiche originali di Massimo Cordovani, che accompagnano i passaggi emotivi della vicenda. I costumi portano la firma di Alessandra Gaudioso, mentre le scene sono curate da Fabrizio Comparone, chiamato a delineare lo spazio della fabbrica e del laboratorio. Il disegno luci di Simone Picardi modella ombre e bagliori, e le foto di scena di Pino Miraglia fissano i momenti più intensi del lavoro, al quale contribuisce anche, con il proprio sostegno prezioso, Francesca De Nicolais.
Biglietti e informazioni pratiche per il 5 dicembre
La nuova tappa di Il topolino Crick è in programma al Teatro Karol di Castellammare di Stabia venerdì 5 dicembre, con inizio alle ore 20.30. In quella serata il pubblico potrà assistere a un percorso teatrale compatto, di 70 minuti, pensato come un unico flusso narrativo. La sala prevede posto unico, in un clima raccolto che permette di seguire da vicino il viaggio di Antonio e del suo topolino, lasciandosi attraversare dalle domande che il testo solleva nel cuore di ciascuno spettatore.
Per partecipare alla serata sono previsti biglietti a posto unico: la tariffa intera è di 12 euro, mentre il prezzo ridotto è di 10 euro per chi ha meno di 25 anni, per gli over 65 e per il pubblico appartenente a enti convenzionati. L’acquisto è possibile anche tramite Carta Docenti e Carta Cultura Giovani. Informazioni e prenotazioni sono disponibili telefonando allo 08118247921, anche via WhatsApp, oppure scrivendo all’indirizzo di posta elettronica teatrokarol@casadelcontemporaneo.it per assicurarsi il proprio posto in sala.
