Dal 28 novembre al 9 dicembre il Teatro Sannazaro di Napoli si prepara ad accogliere la sesta edizione de I Colori della Musica, un percorso che intreccia generazioni, stili e storie personali. In cartellone quattro protagonisti della scena partenopea: Gabriele Esposito, Francesco Da Vinci, Carlo Faiello con “La Ciulla” e Mavi.
La rassegna I Colori della Musica al Teatro Sannazaro
Dopo il riscontro ottenuto dai primi quattro appuntamenti, la rassegna I Colori della Musica torna a illuminare il palcoscenico del Teatro Sannazaro a partire da venerdì 28 novembre, per proseguire fino a martedì 9 dicembre. La sesta edizione propone un programma fitto, costruito intorno a quattro spettacoli distinti, che affiancano il cantautorato di nuova generazione, un concerto-confessione, un affresco teatrale dedicato a una figura femminile del passato e le sonorità di una voce contemporanea già amatissima dal pubblico napoletano.
Il cartellone si articola in serate che scandiscono un vero itinerario emotivo: dal concerto di Gabriele Esposito, giovane autore che porta con sé l’esperienza vissuta tra Londra e Napoli, al racconto intimo di Francesco Da Vinci con “A proposito di me”, fino al viaggio nella memoria di “La Ciulla” curato da Carlo Faiello. A chiudere il percorso, le due date di Mavi, interprete potente che sceglie di presentarsi con un progetto di brani inediti.
Un progetto condiviso tra istituzioni e territorio
Al cuore dell’iniziativa c’è l’Associazione Culturale Musicant, che firma l’organizzazione della rassegna e ne coordina ogni aspetto. Il progetto si avvale del contributo del Ministero della Cultura e del patrocinio della Regione Campania e della Città Metropolitana di Napoli, a testimonianza di una attenzione istituzionale verso una proposta che intreccia musica, teatro e memoria. La direzione artistica è affidata a Francesco Sorrentino e Lino Vairetti, chiamati a costruire un equilibrio tra linguaggi diversi e sensibilità artistiche eterogenee.
La gestione della prevendita è stata affidata ad Azzurro Service, piattaforma dedicata alla distribuzione dei biglietti, mentre l’acquisto è possibile anche attraverso il sito ufficiale del Teatro Sannazaro. In questo modo il pubblico può scegliere con anticipo a quali serate partecipare, componendo il proprio personale itinerario tra i molteplici “colori” proposti dal cartellone, e ritagliandosi il tempo necessario per vivere ogni appuntamento come un’esperienza compiuta, da ascoltare e assaporare senza fretta.
Mavi: la potenza di una voce al femminile
Il percorso di I Colori della Musica trova il suo approdo nelle due serate dedicate a Mavi, in programma lunedì 8 e martedì 9 dicembre, entrambe alle ore 21:00. Considerata una delle voci più incisive della musica napoletana contemporanea, Mavi porta sul palco non solo la sua tecnica vocale, ma anche una presenza scenica capace di trasmettere, come viene sottolineato, buone e sane energie, restituendo al pubblico una dimensione di condivisione autentica.
Questi concerti segnano una tappa decisiva nella sua storia artistica: dopo anni trascorsi a reinterpretare brani altrui e a costruire collaborazioni significative, l’artista sceglie di raccontarsi attraverso un repertorio di inediti. È l’inizio di un nuovo corso che sfocia nell’album “Napoletana”, pubblicato con etichetta Ada/Warner e curato nella direzione artistica da Daniele Palladino. Un lavoro che, già dal titolo, rivendica appartenenza e identità, trasformando la sua voce in strumento di affermazione personale.
Un nuovo percorso tra inediti e collaborazioni
La carriera di Mavi si è formata passo dopo passo, partendo da una lunga esperienza sulle cover e da una serie di collaborazioni di peso. L’ultima, in ordine di tempo, è quella con Geolier nel brano “Emirates”, che l’ha portata sul palco dello Stadio Maradona. Un passaggio simbolico, che ha permesso alla cantante di misurarsi con una platea amplissima e di confermare il proprio ruolo accanto a uno dei nomi più ascoltati della scena urbana.
Il nuovo corso discografico si apre con il brano “Aropp e te”, primo tassello di un progetto che prosegue con “Nun me fire ‘e sta”, scritto appositamente per lei da LDA, autore sia del testo sia della musica. La produzione musicale e gli arrangiamenti portano la firma di Adriano Pennino, mentre Roberto Rosu cura mix e master. Ogni elemento contribuisce a definire un suono che sostiene la personalità vocale di Mavi, intrecciando radici napoletane e sensibilità contemporanea.
La Ciulla: memoria e musica per una donna oltre il suo tempo
Tra gli appuntamenti più intensi della rassegna spicca “La Ciulla”, programmato domenica 30 novembre alle ore 18:00. Lo spettacolo è a cura di Carlo Faiello e vede in scena Gea Martire, Elisabetta D’Acunzo e Chiara Di Girolamo, affiancate dall’Orchestra da Camera di Santa Chiara. Al centro del racconto la figura di Giulia De Caro, conosciuta come “la Ciulla d’a Pignasecca”, protagonista di un destino che intreccia spettacolo, influenza sociale e capacità di incidere sul proprio tempo.
Il testo ricostruisce il suo percorso attingendo alle cronache dell’epoca e a pagine che restituiscono direttamente la sua voce, riportandola sul palcoscenico con una presenza quasi tangibile. Ne nasce un affresco che mette a fuoco la genialità senza tempo di Napoli e una forza rivoluzionaria che si manifesta nello sguardo di una donna capace di infrangere schemi e ridefinire il proprio cammino. La sua storia diventa specchio di una città che non teme di mostrarsi inquieta, brillante, imprevista.
Giulia De Caro, sguardo indomito su Napoli
In “La Ciulla”, Giulia De Caro appare come una presenza che trascende il semplice ruolo di personaggio storico: è una voce coraggiosa della città, una figura emancipata che sceglie di sfidare le convenzioni sociali del suo tempo. Il suo sguardo indomito incarna l’energia di una Napoli capace di reinventarsi, mettendo in discussione ruoli prestabiliti e confini imposti, mentre la componente musicale contribuisce ad amplificare il peso emotivo del racconto.
Questa messinscena non si limita a evocare un’epoca lontana, ma invita chi assiste a interrogarsi sul significato della libertà personale e della possibilità di scegliere il proprio destino. La traiettoria di Giulia, donna di spettacolo e di potere, si fa così racconto vivo di resistenza e autodeterminazione, e il palco diventa luogo in cui passato e presente si sfiorano, suggerendo riflessioni profonde sul rapporto tra identità individuale e contesto sociale.
Francesco Da Vinci: A proposito di me
Sabato 29 novembre, alle ore 21:00, sarà la volta di Francesco Da Vinci con il concerto “A proposito di me”. Figlio d’arte di Sal Da Vinci e pronipote di Mario Da Vinci, Francesco cresce immerso nel mondo dello spettacolo, sviluppando sin da giovanissimo una passione che abbraccia musica, teatro e recitazione. Con questo live sceglie di portare sul palco il proprio universo creativo, mostrando le molte sfaccettature di una personalità artistica in continua evoluzione.
Lo spettacolo rappresenta un momento privilegiato per ascoltare le sue composizioni più recenti, tra cui il singolo “Dimenticarsi”, che ha ottenuto ampi consensi e contribuito a consolidarne la presenza nel panorama musicale italiano. Sul palco del Teatro Sannazaro Francesco presenta un progetto che intreccia sonorità pop e soul, fondendo elementi moderni con le radici della tradizione napoletana. Ne nasce un sound originale e immediatamente riconoscibile, che riflette l’intento di costruire una cifra stilistica personale.
Tra eredità artistica e identità sonora
Il concerto “A proposito di me” assume anche il valore di un bilancio provvisorio sul percorso di Francesco Da Vinci, cresciuto in una famiglia in cui l’arte è presenza quotidiana. L’immersione precoce in quell’ambiente gli permette di sperimentare linguaggi differenti, dalla musica al palcoscenico teatrale, e di trasformare questa eredità in un punto di partenza. In scena, il titolo stesso dello spettacolo suggerisce il desiderio di raccontarsi senza filtri, offrendo al pubblico una chiave di lettura intima e diretta.
L’originale combinazione di pop e soul, intrecciata alle sonorità legate alla tradizione partenopea, diventa per lui strumento di definizione identitaria. Più che un semplice concerto, la serata al Sannazaro appare come un momento in cui l’artista afferma con chiarezza il proprio posto in quel panorama che lo ha visto nascere, trasformando le radici familiari in stimolo per una ricerca autonoma, aperta e personale.
Gabriele Esposito: un cantautore tra Londra e Napoli
Il ciclo di nuovi appuntamenti si apre venerdì 28 novembre, alle ore 21:00, con il concerto di Gabriele Esposito. Giovane cantautore napoletano, nato nel 1998, Gabriele imbraccia la chitarra a soli dieci anni, da autodidatta, e costruisce passo dopo passo il proprio lessico musicale. Dopo l’esperienza a X Factor 11, sceglie di trascorrere alcuni anni a Londra, per affinare tecnica e sensibilità, assorbendo suggestioni che confluiranno nel suo modo di scrivere e interpretare.
Rientrato a Napoli, decide di rimettersi in gioco partendo dalla strada, esibendosi come artista di strada e reinterpretando brani di autori come Ed Sheeran e Liberato. Parallelamente sviluppa un repertorio originale che include titoli come “Aret ‘a ‘nu penziero”, “Si m’annammor’” e il singolo “L’Unica”. Queste canzoni, diverse per atmosfere e intenzioni, testimoniano una scrittura già matura, capace di unire immediatezza melodica e attenzione alla sfera emotiva, e trovano nel teatro uno spazio d’ascolto privilegiato.
Una musica che invita ad ascoltare se stessi
Il live al Teatro Sannazaro è pensato da Gabriele Esposito come una sorta di incontro ravvicinato con il pubblico, un momento in cui mettere a nudo la propria musica più autentica. L’artista intende condividere non solo brani e arrangiamenti, ma un vero e proprio percorso di crescita, invitando chi ascolta a lasciare affiorare le proprie emozioni. L’obiettivo non è solo intrattenere, ma permettere a ciascuno di riconoscersi in frammenti di storie, parole, suoni.
Il passaggio dalle performance in strada alla dimensione teatrale diventa così un simbolo di trasformazione personale: la stessa urgenza espressiva che lo ha spinto a suonare per le vie di Napoli si trasferisce in uno spazio raccolto, dove ogni nota può risuonare con maggiore intensità. In questo contesto, la sua voce e la sua chitarra trovano una cornice che valorizza le sfumature, e il pubblico è chiamato a partecipare non come semplice spettatore, ma come parte viva di un racconto condiviso.
