L’emozione di una sala colma di storie, voci e simboli ha avvolto una serata nata per parlare di rispetto, responsabilità e memoria condivisa. Atleti, giuristi, medici, militari, artisti e rappresentanti delle istituzioni hanno intrecciato i propri percorsi in un unico racconto, dove l’etica è diventata esperienza vissuta e non semplice dichiarazione d’intenti.
Un finale che racconta una vita
Il momento forse più struggente è arrivato al termine della cerimonia, quando il soprano Lucia Rubedo ha scelto il francese per un’esecuzione dal vivo ricca di sfumature intime. Tra un ringraziamento personale e l’altro, l’artista ha ripercorso il proprio cammino umano, spiegando come la musica l’abbia condotta a intrecciare palco e impegno sociale. L’atmosfera si è fatta raccolta, trasformando quell’ultimo brano in un abbraccio ideale fra chi raccontava e chi ascoltava. In quelle note si sono incontrati il suo talento e il desiderio di tenere insieme arte, valori civili e istituzioni.
Protagonista assoluta sul piano artistico, Lucia Rubedo, reduce dal Sanremo Music Awards e riconosciuta come artista crossover di rilievo internazionale, ha aperto e chiuso la cerimonia, assumendo di fatto il ruolo di filo conduttore emotivo dell’intero appuntamento. La sua presenza sul palco, ora solenne ora confidenziale, ha accompagnato i momenti chiave delle premiazioni e dei discorsi istituzionali. Non a caso è stata scelta come nuova Testimonial ufficiale del Fair Play Italiano, volto e voce di un messaggio che cerca di parlare a pubblici diversi senza perdere rigore.
Un Salone d’Onore trasformato in spazio olimpico e civile
Nel Salone d’Onore del CONI si è svolta ieri la quarta edizione di Fair Play for Life 2025, pensata come celebrazione dell’etica, dello sport e della cultura. L’iniziativa, caratterizzata da uno spirito esplicitamente olimpico, ha riunito protagonisti provenienti da ambiti molto diversi, chiamati sul palco per raccontare come il proprio lavoro quotidiano possa incarnare il principio di correttezza. La serata ha così messo in dialogo esperienze lontane, ma accomunate dal rifiuto di separare risultati e responsabilità.
A dare il senso complessivo dell’appuntamento è stato l’intervento iniziale di Ruggero Alcanterini, presidente del CNIFP, che ha richiamato i parallelismi storici e simbolici tra il mondo sportivo e la memoria nazionale. Il riferimento scelto è stato la Tedofora di Emilio Greco, scultura olimpica del 1960, indicata come emblema di eleganza formale e continuità tra il passato e l’attuale stagione dello sport italiano. Attraverso questa immagine, il Fair Play è stato presentato come un filo che collega epoche e responsabilità pubbliche diverse.
Il gesto della torcia e il dialogo con Olympia
La parte più scenografica è stata affidata a un gesto dal forte valore simbolico: la consegna ai premiati dell’originale torcia olimpica degli anni Sessanta. L’oggetto, esposto accanto ad altri cimeli appartenenti alla famiglia Garroni, è stato mostrato non come reliquia distante, ma come testimonianza viva di una storia condivisa. Ogni dettaglio dell’allestimento invitava a considerare quel reperto non solo come memoria sportiva, ma come richiamo concreto a responsabilità personali e collettive.
Nel momento in cui la torcia è passata di mano in mano tra i premiati, il rito ha assunto il carattere di una vera azione performativa. Quel passaggio, studiato per essere visivamente semplice e al tempo stesso denso di significati, è stato presentato come un ideale dialogo con Olympia, una sorta di ponte simbolico fra le origini del movimento olimpico e l’attualità italiana. In quell’istante, ogni destinatario del riconoscimento è apparso parte di una staffetta ideale di responsabilità e coerenza.
La regia del CNIFP e le collaborazioni istituzionali
Dietro questa macchina organizzativa c’è il lavoro di Ruggero Alcanterini, alla guida del Comitato Nazionale Italiano Fair Play, che ha voluto un appuntamento capace di tenere insieme cerimonia e riflessione. La sua regia ha puntato a mettere in evidenza non solo i singoli premiati, ma anche il ruolo del comitato che promuove la cultura del Fair Play. Il CNIFP si è presentato come spazio di incontro tra mondi professionali differenti, chiamati a confrontarsi sul significato concreto della lealtà sportiva e civile.
Accanto ad Alcanterini hanno lavorato il vicepresidente Avv. Ezio Bonanni, che porta con sé l’esperienza alla guida dell’Osservatorio Nazionale Amianto e del relativo numero verde 800 034 294, e il sindaco di Loreto Aprutino, a conferma del coinvolgimento delle realtà locali. In sala erano presenti anche i vertici del comitato, fra cui il segretario generale Roberto Antonangeli, a testimoniare una condivisione piena del progetto. Nel corso della giornata il generale Federico Sepe ha inoltre presentato il calendario del centenario dell’UNUCI, l’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, che promuove disciplina, etica e spirito di servizio attraverso iniziative culturali, sportive e formative.
Premi che intrecciano legalità, medicina, sport e spettacolo
Tra le figure premiate ha spiccato Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità, che ha posto al centro del proprio intervento la necessità di diffondere i valori civici fin dall’età scolare. Il suo richiamo è andato alle aule, ai docenti e alle famiglie, chiamati a collaborare per contrastare ogni forma di violenza. Il riconoscimento ricevuto ha voluto sottolineare un lavoro quotidiano che usa la formazione come strumento per costruire cittadini più consapevoli e pronti a difendere i diritti di tutti.
Il palmarès della serata ha compreso anche protagonisti di settori molto diversi tra loro. Il primario chirurgo Massimiliano Iannuzzi Mungo è stato indicato come esempio di eccellenza medica al servizio della comunità, mentre la campionessa di nuoto Luciana Marcellini e la marciatrice mondiale Giuliana Salce hanno rappresentato l’impegno sportivo di alto livello, vissuto con rigore e senso di responsabilità. A dare una nota inattesa è arrivata la presenza del domatore di tigri Gaetiano Montico, chiamato a testimoniare un diverso rapporto con disciplina, coraggio e controllo di sé.
Uno spazio particolare è stato dedicato alla professoressa Laura Mazza, premiata per il suo impegno nella formazione e nella promozione di iniziative contro la violenza di genere e a favore dell’inclusione sociale. Il suo lavoro, raccontato con sobrietà, mostra come educazione e prevenzione possano procedere insieme quando istituzioni e mondo accademico scelgono di collaborare. Un premio speciale è poi andato alla Brigata Rualis, tifoseria etica di Cividale del Friuli, indicata come modello di sostegno rispettoso e inclusivo, capace di vivere la passione sportiva senza alimentare conflitti.
Le altre personalità premiate
L’elenco dei riconoscimenti ha coinvolto anche figure di grande rilievo nel mondo del diritto e delle scienze motorie. Il professor Nicola De Marinis, docente di diritto del lavoro e giudice presso la Corte Suprema di Cassazione, è stato premiato per un percorso professionale che coniuga competenza giuridica e attenzione alla dimensione umana del lavoro. Accanto a lui, il presidente della SISMes Attilio Parisi, il giurista Fabio Massimo Gallo, oggi presidente della Corte di Appello, e il generale Giampiero Cardillo hanno portato in sala esperienze maturate tra aule di giustizia, ricerca e servizio nelle Forze Armate.
Il mosaico delle storie premiate si è completato con personalità impegnate nella comunicazione, nel sociale e nello sport praticato. Gianluca Guerrisi, di Argos Forze di Polizia per il sociale, è stato chiamato a rappresentare un modo diverso di raccontare il lavoro degli operatori in uniforme, attento alle fragilità delle comunità. Il maratoneta Giulio Civitella, promotore dello sport inclusivo, ha portato l’esempio di un’attività fisica aperta a tutti, mentre il giornalista sportivo Fausto Zilli ha ricordato il ruolo della narrazione mediatica nel dare dignità alle storie di fair play.
Educazione al Fair Play ed equità di genere come impegno quotidiano
Uno dei passaggi più densi sul piano dei contenuti è stato dedicato al tema del Fair Play come materia di studio da inserire stabilmente nell’educazione civica. L’onorevole Roberto Novelli e il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti hanno discusso la necessità di proporre ai giovani percorsi educativi fondati su rispetto, correttezza e responsabilità. In quest’ottica, l’obiettivo dichiarato è formare cittadini consapevoli, capaci di collaborare e di riconoscere nell’altro non un avversario, ma un interlocutore con cui costruire futuro condiviso.
Non meno incisivo si è rivelato l’intervento di Luisa Rizzitelli, giornalista e docente esperta di politiche di genere, che ha posto l’attenzione sulla scarsa presenza femminile nei luoghi decisionali dello sport. La sua analisi ha evidenziato come una governance più equilibrata possa incidere sul contrasto alla violenza e sulle opportunità offerte alle nuove generazioni. La riflessione proposta, intrecciando memoria e giustizia, ha invitato a considerare l’equità di genere non come rivendicazione settoriale, ma come condizione indispensabile per un ambiente sportivo davvero civile.
