Una vetrina che diventa scena urbana, la luce che smette di essere solo addobbo e si trasforma in racconto condiviso: con Questa non è una luminaria, l’artista Fabrizio Cicero porta a Piano Terra un intervento che invita chi passa in Piazza Grecia a fermarsi, osservare e interrogarsi su ciò che, davvero, illumina una comunità.
Il contesto del progetto
Per il quinto appuntamento di Project Window, il calendario espositivo affacciato sulla strada di Piano Terra si rinnova con una data riprogrammata: giovedì 27 novembre 2025, alle 18.30, lo spazio di Piazza Grecia 18 apre al pubblico Questa non è una luminaria, intervento site specific firmato da Fabrizio Cicero. L’artista concepisce l’installazione in stretta relazione con l’architettura della vetrina e con il flusso continuo di chi attraversa la piazza, per interrogare in modo diretto il legame tra luce, spazio fisico e sguardo collettivo, chiamando in causa tanto l’esperienza individuale quanto quella condivisa nel tessuto urbano romano.
Questa non è una luminaria segna l’avvio di un nuovo ciclo di interventi che mettono al centro la luce come materia insieme espressiva e simbolica. All’interno di Project Window, il progetto di mostre pensato per essere osservato dalla grande vetrata senza interruzione, in qualsiasi ora del giorno e della notte, questa installazione assume un ruolo inaugurale. L’idea è quella di far dialogare in modo costante arte contemporanea e città, inserendo l’opera nel ritmo quotidiano del quartiere: chiunque passi davanti a Piano Terra può imbattersi nel lavoro di Cicero, senza varcare soglie, trasformando un gesto abituale in occasione inattesa di attenzione e consapevolezza.
Una vetrina trasformata in paesaggio di luce
Nell’intervento pensato per la vetrina, Fabrizio Cicero utilizza una costellazione di sculture luminose e di dispositivi ottici per costruire un ambiente che esiste soltanto nello sguardo di chi osserva. Questi elementi si dispongono nello spazio dietro il vetro e ne alterano le profondità, instaurando un dialogo continuo tra sorgenti di luce e supporti materiali. L’insieme genera un gioco di rimandi visivi, in cui i fasci luminosi si moltiplicano, si spezzano, rimbalzano sulle superfici, lasciando emergere un paesaggio inafferrabile che sembra cambiare a ogni passo del passante.
In questo scenario sospeso tra interno ed esterno, la luce non ha più il ruolo di semplice ornamento legato ai momenti di festa, ma si comporta come un vero linguaggio, con ritmi e accenti propri. Ogni riflesso ha il peso di un segno, ogni affievolirsi del bagliore introduce una pausa, quasi una virgola in una frase silenziosa. Ciò che di solito accompagna distrattamente le passeggiate serali si trasforma così in una trama da decifrare, capace di attivare memorie personali e comunanze impreviste tra sconosciuti che condividono, anche solo per pochi istanti, la stessa visione.
Tra tradizione popolare e nuove relazioni
Il titolo Questa non è una luminaria gioca consapevolmente con un equivoco: l’opera sembra richiamare le luminarie popolari, ma allo stesso tempo prende le distanze da quella consuetudine. La frase nega ciò che l’occhio si aspetta di vedere e introduce una nota ironica, che apre a una domanda più radicale su che cosa significhi, oggi, parlare di luce, di festa, di comunità. Il progetto nasce proprio da una rilettura in chiave poetica dell’immaginario collettivo legato a queste decorazioni, profondamente radicate nella tradizione ma qui liberate dalla mera funzione addobbativa.
Le forme luminose ideate da Cicero non disegnano semplicemente motivi nello spazio, ma sono pensate come nodi di una rete di rapporti. I materiali utilizzati entrano in dialogo tra loro, generando risonanze inattese tra elementi di natura differente, mentre il vetro separa e allo stesso tempo mette in contatto chi guarda da vicino e chi attraversa la piazza a distanza. In questo continuo scambio, la luce diventa segno di presenza, pur restando immateriale, e crea una tensione costante tra ciò che appare e ciò che resta invisibile, tra immagine immediata e significato che richiede tempo per essere colto.
Il workshop come esperienza condivisa
Nel pomeriggio che precede l’apertura al pubblico, tra le 14.00 e le 18.00, Fabrizio Cicero conduce un workshop pensato per coinvolgere direttamente i partecipanti nel processo creativo. L’incontro, aperto a persone di ogni età con un’età minima consigliata dagli otto anni, prevede un contributo di 50 euro che comprende tutti i materiali necessari. Attraverso strumenti semplici e tecniche facilmente accessibili, ciascuno è invitato a progettare e costruire una propria piccola scultura luminosa, sperimentando in prima persona come luce, materiali e spazio possano intrecciarsi per dare forma a un oggetto unico.
Al termine del laboratorio, le opere realizzate non restano semplici esercizi, ma vengono accese e inserite nel percorso luminoso dello spazio di Piano Terra, affiancando l’intervento principale. In questo modo il workshop diventa molto più di un momento formativo: si trasforma in occasione di incontro e di scambio creativo, in cui le sensibilità dei partecipanti si intrecciano con la ricerca dell’artista. L’installazione si amplia così in forma partecipata, accogliendo gesti, intuizioni e desideri condivisi, e restituendo a chi vi prende parte la consapevolezza di contribuire concretamente al paesaggio visivo che illumina la piazza.
Calendario, fruizione e contatti
La serata inaugurale, che apre ufficialmente il progetto al pubblico, si prolunga fino alle 21.00 e introduce il periodo espositivo vero e proprio, durante il quale Questa non è una luminaria resterà allestita dal 28 novembre 2025 al 17 gennaio 2026. In queste settimane chiunque potrà osservare l’intervento affacciandosi alla vetrina di Piano Terra, poiché l’opera è concepita per essere visibile dall’esterno senza limiti di orario, ventiquattr’ore su ventiquattro, accompagnando i passaggi di chi guarda e di chi attraversa Piazza Grecia.
Lo spazio che ospita l’intervento, Piano Terra, ha sede in Piazza Grecia 18, 00196 Roma. Per informazioni sulla mostra e sul workshop ci si può rivolgere all’indirizzo e mail info@pianoterrastudio.it o al numero di telefono +39 375 8429844. Ogni passaggio davanti alla vetrina può così trasformarsi in un tempo sospeso, in cui fermarsi a guardare permette di entrare in contatto con un’esperienza artistica che utilizza la luce per mettere in relazione spazio espositivo, piazza e persone che la abitano, anche solo di sfuggita.
