In Italia la logistica sta vivendo un momento di svolta, in cui risultati economici record si intrecciano con sfide inedite e nuove responsabilità. Numeri, piattaforme digitali e regole più stringenti ridisegnano la filiera, mentre sostenibilità, trasparenza e controllo dei rischi diventano condizioni essenziali per competere, crescere e proteggere l’intero sistema produttivo.
Un record che ridefinisce il peso della logistica
Il 2024 ha consegnato alla logistica italiana un traguardo senza precedenti: i principali operatori attivi sul territorio nazionale, tra cui GLS, FERCAM, FedEx Italia e Poste Italiane, hanno raggiunto complessivamente un fatturato di circa 2,44 miliardi di euro. Un dato che racconta, meglio di qualunque dichiarazione, quanto questa filiera sia ormai parte integrante dell’ossatura economica del Paese. Nello stesso anno, l’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano ha stimato per il mercato italiano della logistica conto terzi un valore di 117,8 miliardi di euro, con una crescita attesa dell’1,7% rispetto al 2023, segnale di una dinamica ancora espansiva nonostante un contesto generale tutt’altro che semplice.
Dietro questi numeri, tuttavia, si intravede un quadro molto più complesso. La logistica italiana si trova a operare in uno scenario segnato dalle recenti tensioni geopolitiche, che rendono più fragile la continuità dei flussi e aumentano l’esposizione ai rischi lungo tutta la catena di fornitura. In questo contesto, la capacità di garantire continuità operativa e affidabilità diventa quasi una forma di protezione nei confronti del tessuto produttivo nazionale. Ogni scelta sul modo in cui vengono gestiti magazzini, trasporti e fornitori si riflette direttamente sulla tenuta delle imprese e sulla fiducia dei mercati, trasformando la logistica in un elemento cruciale di stabilità economica e sociale.
Un settore sotto pressione tra costi e frammentazione
A fronte di un giro d’affari in crescita, gli operatori della logistica devono fronteggiare una pressione crescente sui costi. L’impennata dei prezzi dell’energia e della manodopera, unita alla corsa dei canoni di locazione per immobili industriali e spazi di magazzino, erode i margini e rende più fragile ogni decisione di investimento. La gestione quotidiana dei servizi diventa una sfida continua, in cui è necessario conciliare tempi di consegna sempre più ravvicinati, aspettative elevate dei clienti e vincoli economici stringenti. In questo equilibrio delicato, ogni inefficienza pesa, ogni ritardo si traduce in un costo aggiuntivo e ogni scelta organizzativa deve essere valutata con estrema attenzione, perché l’errore non è più un’opzione sostenibile.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la frammentazione delle reti di fornitori, con catene di subappalti che si allungano e si moltiplicano, rendendo più difficile mantenere standard omogenei di qualità e conformità. Proprio per contrastare questa dispersione, il settore sta vivendo una fase di consolidamento e innovazione: negli ultimi due anni sono state concluse 36 operazioni di M&A, per un valore complessivo di circa un miliardo di euro. Si tratta di un movimento che va oltre la pura dimensione finanziaria, perché segna il tentativo degli operatori più strutturati di costruire reti più robuste, presidiare meglio la filiera e disporre di strumenti, competenze e tecnologie in grado di reggere alla crescente complessità del mercato.
La risposta digitale di TIAKI Logistics
In questo scenario si colloca la scelta di numerosi protagonisti della logistica di affidarsi a TIAKI Logistics, una piattaforma digitale pensata per mettere in rete realtà impegnate nello sviluppo sostenibile della filiera in chiave ambientale, sociale e di governance. L’obiettivo non è solo quello di digitalizzare processi tradizionalmente gestiti in modo frammentato, ma di creare un vero e proprio ambiente condiviso in cui gestire in modo strutturato informazioni, controlli e responsabilità. TIAKI riunisce attori diversi, accomunati dalla volontà di trasformare la conformità normativa e l’attenzione ai temi ESG in una componente organica del proprio modello di business, anziché in un semplice adempimento formale.
La piattaforma consente di far confluire in un unico flusso operativo attività che, fino a poco tempo fa, procedevano su binari separati: gestione della conformità, processi di due diligence, monitoraggio delle performance e conduzione delle gare. Grazie a questo accentramento, si riducono tempi e costi amministrativi e si limitano i rischi legali e finanziari, incluse le possibili conseguenze legate alla responsabilità solidale. Il sistema consente infatti verifiche puntuali su contratti e documentazione dei fornitori, mettendo a disposizione di committenti e operatori logistici una base informativa omogenea e affidabile. La trasparenza non è più un obiettivo astratto, ma il risultato concreto di una tracciabilità continua, che integra tutti i processi di controllo e valutazione ESG in un unico ambiente digitale.
Compliance ed ESG come leva competitiva
In un contesto così esigente, dotarsi di politiche anticorruzione, sistemi di controllo interni robusti, procedure di rendicontazione trasparenti e strumenti di monitoraggio della supply chain non rappresenta più una scelta opzionale. È diventata una condizione minima per prevenire criticità operative, tutela giuridica e crisi reputazionali, e al tempo stesso per migliorare sensibilmente l’efficienza del lavoro quotidiano. Quando la filiera viene osservata in modo sistematico, gli sprechi emergono più rapidamente, le incoerenze si individuano prima che si trasformino in contenziosi e le responsabilità risultano più chiare. L’integrazione tra governance, sostenibilità e processi operativi modifica il modo stesso di prendere decisioni, spingendo le imprese a ragionare sul lungo periodo anziché limitarsi alla soluzione dell’urgenza del momento.
Un’analisi dell’Osservatorio Bilanci Sostenibilità mostra come l’adozione di sistemi strutturati di compliance ESG produca benefici tangibili e misurabili. Il 63% delle aziende considerate registra un rafforzamento dell’immagine del brand, segno che coerenza e trasparenza vengono riconosciute e premiate dal mercato. Il 38% dichiara di aver conquistato nuovi clienti proprio grazie a una maggiore credibilità, mentre il 66% segnala miglioramenti significativi nella gestione dei rischi, con particolare attenzione a quelli legati alla supply chain. Questi dati confermano che un approccio ESG integrato non è un elemento decorativo, ma una vera leva per aumentare controllo, affidabilità e resilienza dei processi, riducendo le aree grigie e restituendo alle imprese una visione più lucida delle proprie vulnerabilità.
Prendersi cura della propria filiera
In questa prospettiva si inserisce la visione di Martina Castoldi, sustainability expert, amministratrice delegata di TIAKI Logistics e co-founder di EETRA. Per lei, assumersi davvero la responsabilità della propria filiera logistica significa stabilire criteri rigorosi per ogni passaggio della supply chain, dalla qualificazione iniziale dei fornitori alla conduzione di verifiche periodiche basate su evidenze documentate. Non basta più affidarsi alla fiducia o a rapporti consolidati: occorre dimostrare, passo dopo passo, che ogni anello della catena rispetta standard chiari e verificabili. In questo quadro, l’utilizzo di strumenti digitali di monitoraggio consente di intercettare tempestivamente le potenziali criticità e di governare in modo proattivo i rischi di natura finanziaria, giuridica ed ESG, prima che esplodano in problemi difficili da contenere.
Castoldi insiste su un punto spesso sottovalutato: questo lavoro di presidio non si esaurisce in una sequenza di controlli formali, ma ridefinisce il rapporto stesso tra committenti e partner logistici. Quando la relazione è fondata su trasparenza, affidabilità e miglioramento continuo, la filiera smette di essere una somma di contratti e diventa una comunità di responsabilità condivise. Sapere che ogni soggetto è chiamato a misurarsi su criteri chiari, e che tali criteri vengono verificati con strumenti oggettivi, alimenta un clima di fiducia che rende più solida la collaborazione quotidiana. In un settore esposto a shock esterni e imprevisti, questo capitale relazionale rappresenta una risorsa decisiva per reagire con prontezza, riorganizzare i flussi e proteggere il valore creato lungo tutta la catena.
Nuove regole e tecnologie per una filiera più sicura
Il percorso verso una logistica più trasparente e controllata è sostenuto anche da importanti innovazioni normative e tecnologiche. Tra queste spicca il CIGAL</strong, un cruscotto informativo italiano dedicato alla qualificazione degli appaltatori nel settore logistico, che introduce un controllo preventivo sulla regolarità fiscale, contributiva e sociale dei fornitori. Questo strumento, legato alla conversione in legge del DL n. 73 2025 “Infrastrutture”, permette alle aziende di verificare fin dall’inizio l’affidabilità dei soggetti a cui affidano parti rilevanti delle proprie attività. Ne deriva una maggiore capacità di valutare e governare i rischi che attraversano la supply chain, con effetti concreti in termini di sicurezza, ordine e affidabilità complessiva delle operazioni, soprattutto in contesti in cui i rapporti contrattuali tendono a moltiplicarsi e a diventare più complessi.
L’attenzione alla compliance si intreccia con un quadro regolatorio internazionale sempre più articolato, nel quale assumono rilievo la CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) e la LKSG (Lieferkettensorgfaltspflichtengesetz). Queste normative fissano nuovi standard di responsabilità e sostenibilità lungo l’intera catena di fornitura, chiamando le imprese a integrare tecnologie digitali, gestione strutturata dei dati e criteri ESG nel cuore dei processi decisionali. La conformità non è più un traguardo da raggiungere una volta per tutte, ma un percorso continuo di adeguamento e di apprendimento. Le aziende che scelgono di interpretare queste regole come un’opportunità strategica, e non solo come un obbligo, possono trasformare il presidio normativo in un vantaggio competitivo, dimostrando a clienti, investitori e istituzioni di saper coniugare crescita economica e responsabilità.
Il confronto internazionale e il riconoscimento del settore
Le dinamiche che stanno ridefinendo la logistica italiana sono state al centro della 21ª edizione del premio “Il Logistico dell’Anno 2025”, promosso da Assologistica in collaborazione con Euromerci e Assologistica Cultura e Formazione. L’appuntamento, intitolato “La logistica oltre i nostri confini”, ha offerto l’occasione per riflettere sul ruolo della filiera al di là dei perimetri nazionali, mettendo in luce alcune tra le migliori pratiche europee. Il confronto ha coinvolto relazioni operative e forme di collaborazione che legano l’Italia ai Paesi Bassi, alla Florida, alla Tunisia, alla Cina e a Hong Kong, delineando un mosaico di esperienze che mostrano quanto il successo della logistica dipenda sempre più dalla capacità di dialogare con contesti diversi, integrare culture organizzative lontane e gestire standard regolatori non omogenei.
All’interno di questo scenario, Giada Benincasa di ADAPT ha richiamato l’attenzione su tre snodi particolarmente sensibili: l’integrazione dei criteri ESG nei processi aziendali, il monitoraggio strutturato dei rischi e la certificazione della regolarità dei fornitori. Si tratta, nelle sue parole, di strumenti decisivi per aiutare le imprese a orientarsi nella crescente complessità normativa e per promuovere uno sviluppo realmente sostenibile lungo tutta la filiera. Quando il rispetto delle regole diventa parte del modo stesso di lavorare, e non un adempimento relegato agli uffici legali, le decisioni di investimento, le scelte organizzative e le relazioni con i partner si muovono entro un perimetro più sicuro e prevedibile. La logistica, in questo modo, non è solo un servizio alle aziende, ma un attore che contribuisce attivamente alla qualità complessiva dello sviluppo.
Dalla norma alla strategia: la visione delle imprese
Su questo passaggio, quello che porta la compliance a trasformarsi in strategia, si concentra anche la riflessione di Carlo Rossini, CEO e co-founder di EETRA. A suo giudizio, la CSDDD, la LKSG e il CIGAL fissano standard nuovi che richiedono un approccio concreto, fatto di strumenti operativi e di scelte organizzative precise. La piattaforma sviluppata dal gruppo, in sinergia con TIAKI Logistics, supporta le aziende nel rispetto di tali requisiti, premiando chi investe davvero in governance, sicurezza e sostenibilità. In questo modo, le normative cessano di essere percepite come un freno e diventano leve strategiche di competitività, perché consentono di dimostrare con dati e processi tracciabili la solidità del proprio modello operativo e la coerenza tra dichiarazioni pubbliche e comportamenti effettivi lungo l’intera catena del valore.
Con questi temi al centro del dibattito, il 2025 si avvia a chiudersi con una logistica italiana pronta a guardare oltre l’emergenza, sospesa tra crescita economica, digitalizzazione e sostenibilità. L’adozione di soluzioni integrate, capaci di unire innovazione tecnologica, compliance e trasparenza, dimostra che la filiera può evolvere verso modelli più efficienti senza rinunciare al rispetto delle persone, dell’ambiente e delle regole. La sfida ora è trasformare questo cambio di passo in un patrimonio stabile, facendo in modo che le pratiche più avanzate non restino casi isolati, ma diventino riferimento per l’intero comparto, sia a livello nazionale sia internazionale. In gioco non c’è solo la competitività delle singole aziende, ma la capacità del sistema logistico italiano di essere all’altezza delle aspettative di un’economia sempre più esigente e interconnessa.
