Un intero pomeriggio dedicato a Toti Scialoja trasforma Longiano in un luogo di ascolto e memoria condivisa, dove la storia di un grande artista del Novecento incontra il pubblico di oggi, tra pagine appena stampate, opere ritrovate e un castello che custodisce silenziosamente decenni di ricerca.
Un incontro atteso da tutta l’Emilia-Romagna
Nella cornice della Sala dell’Arengo del Castello Malatestiano di Longiano (FC), sabato 29 novembre alle ore 16.30, la Fondazione Tito Balestra Onlus propone un appuntamento che si annuncia speciale per gli appassionati di arte contemporanea. In anteprima per l’Emilia-Romagna sarà infatti presentato il volume “Toti Scialoja. Catalogo generale dei dipinti e delle sculture 1940-1998”, edito da Silvana Editoriale e curato dal critico d’arte Giuseppe Appella. Il comunicato diffuso a Longiano il 25 novembre 2025 ne sottolinea il carattere eccezionale: un’occasione rara per vedere raccontati in un’unica opera decenni di lavoro di uno dei protagonisti più originali dell’arte italiana del secolo scorso.
Il pomeriggio, dichiarato dagli organizzatori un momento da non perdere, è interamente dedicato alla figura di Toti Scialoja, alla sua vicenda umana e al percorso creativo che lo ha reso una voce inconfondibile del Novecento italiano. Non si tratta soltanto della presentazione di un libro, ma di un incontro pensato per far emergere, attraverso il racconto del catalogo, il respiro lungo di una ricerca che ha attraversato quasi sei decenni di storia, tra cambiamenti linguistici, svolte di poetica e un continuo confrontarsi con il proprio tempo.
Un catalogo monumentale tra memoria e ricerca
Il volume presentato a Longiano è un vero repertorio sistematico dell’opera di Toti Scialoja. In 768 pagine raccoglie e ordina i dipinti su tela, le prove occasionali su altri supporti rigidi e le sculture realizzate dall’artista tra il 1940 e il 1998, per un totale di 2764 opere. Questo catalogo generale, frutto di oltre tre anni e mezzo di lavoro, ripercorre cinquantotto anni di attività creativa, seguendo passo dopo passo l’evoluzione di un linguaggio che non ha mai smesso di interrogarsi e di cambiare, pur restando sempre riconoscibile nella sua radicale coerenza interiore, grazie a un impianto critico che ne fa uno strumento di studio di grande rilievo sia sul piano scientifico sia su quello documentario.
Alla base di questo imponente lavoro c’è l’archivio privato di Scialoja, divenuto nel tempo patrimonio della Fondazione Toti Scialoja di Roma. Cataloghi, libri, fotografie d’epoca spesso annotate di suo pugno, una vasta corrispondenza e molti altri documenti sono stati vagliati con pazienza, componendo un mosaico che permette di rintracciare opere dimenticate, dispersi nuclei collezionistici, mostre mai più ricordate e voci bibliografiche inedite. A corredo del catalogo delle opere, un accurato regesto biografico ricostruisce anno per anno gli snodi della sua presenza nella vita culturale del Novecento.
I protagonisti del pomeriggio a Longiano
Ad accompagnare il pubblico nella lettura del catalogo ci sarà innanzitutto Giuseppe Appella, che a Longiano racconterà il lungo percorso di studio necessario per ricomporre il complesso universo visivo di Toti Scialoja. Con lui interverranno Arnaldo Colasanti, presidente della Fondazione Scialoja, e lo storico e critico d’arte Pier Giovanni Castagnoli. I tre relatori offriranno punti di vista diversi, incrociando competenze, ricordi e letture critiche per restituire al pubblico la profondità di una vicenda artistica che continua a parlare al presente.
Il pomeriggio si inserisce nel più ampio programma culturale della Fondazione Tito Balestra Onlus, che da anni lavora per valorizzare l’arte moderna e contemporanea e per mantenere vivo un dialogo diretto tra artisti, studiosi e pubblico. L’incontro sarà anche un momento per rievocare l’amicizia, fatta di rispetto e complicità intellettuale, tra Toti Scialoja e Tito Balestra, legati da profonde affinità poetiche e da una comune ammirazione per maestri come Giorgio Morandi e Mario Mafai, figure che hanno segnato la loro formazione e il loro orizzonte critico.
Un artista tra accademia, poesia e sperimentazione
Nel catalogo generale la figura di Toti Scialoja emerge in tutta la sua complessità: artista nato a Roma nel 1914 e scomparso nel 1998, protagonista fra i più eclettici dell’arte italiana del Novecento. Oltre alla produzione pittorica e scultorea, il volume documenta il suo ruolo di docente e poi direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha formato intere generazioni di artisti, tra cui Pino Pascali, Jannis Kounellis e Giosetta Fioroni. Accanto alla didattica, Scialoja è stato teorico rigoroso del proprio lavoro e si è misurato con la poesia, la critica d’arte e letteraria e il teatro, scegliendo ogni volta percorsi indipendenti, lontani da schemi precostituiti e mode dominanti.
Con il passare degli anni, la sua pratica si apre con decisione alle ricerche più avanzate della scena internazionale. Il catalogo registra il fitto dialogo di Scialoja con artisti come Willem de Kooning, Cy Twombly, Mark Rothko, Philip Guston e Robert Motherwell, incontri che lo spingono verso una pittura sempre più gestuale e materica. Emblematica in questo senso è La caccia n. 1 del 1955, considerata la prima opera realizzata servendosi di uno straccio imbevuto di colore al posto del pennello tradizionale, gesto che segna un punto di non ritorno nella sua esplorazione del rapporto tra corpo, superficie e pigmento.
Un invito a vivere il Castello Malatestiano
Chi sceglierà di partecipare all’incontro è invitato ad arrivare in anticipo per lasciarsi guidare, con calma, attraverso gli spazi espositivi del Castello Malatestiano. La Fondazione Tito Balestra propone in queste settimane l’installazione 100×100 Mosaico, inserita nel percorso della Biennale del Mosaico di Ravenna, e una mostra di libri d’artista realizzati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna. A completare il percorso, la collezione permanente del castello, tra le più significative dell’Emilia-Romagna per l’arte del Novecento, offre uno sguardo ampio e articolato sulla creatività del secolo scorso.
Immergersi nelle sale del castello prima della presentazione significa prepararsi a un ascolto più consapevole. Le opere in mostra, le installazioni e i volumi d’artista, insieme ai capolavori custoditi nelle diverse sale, offrono al visitatore un contesto vivo in cui collocare le pagine del nuovo catalogo. Guardare i quadri, poi ascoltare le parole permette di avvertire con maggiore intensità quanto la storia di Toti Scialoja sia intrecciata con quella di tanti altri artisti e con la sensibilità di chi, ancora oggi, si lascia interrogare dalle immagini.
