Nel cortometraggio La casa di papà, la regista Maria Rosaria Russo affida a una storia intima di paternità il compito di raccontare dignità e fragilità dell’oggi. L’opera, selezionata in concorso ad Afrodite Shorts 2025, mette al centro il legame tra un padre e un figlio in una sola, decisiva giornata.
Un cortometraggio in gara ad Afrodite Shorts
Il corto La casa di papà arriva in concorso alla decima edizione di Afrodite Shorts, rassegna dedicata al cinema breve realizzato da sguardi femminili. La proiezione è in programma a Roma l’1 e il 2 dicembre 2025 al Teatro Eduardo De Filippo, negli spazi dell’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini in Viale Antonino di S. Giuliano 782, portando sullo schermo l’interpretazione di Francesco Montanari e del giovane Mattia Manfredonia, diretti da Maria Rosaria Russo, per un racconto che intreccia intimità familiare e impegno civile.
Nel corso dei suoi primi dieci anni, Afrodite Shorts ha costruito una fitta rete di collaborazioni con istituzioni, scuole di cinema e professioniste del settore, diventando un osservatorio privilegiato sul nuovo cinema al femminile e un laboratorio di linguaggi in costante trasformazione. Il festival è sostenuto dal MIC, dal NuovoImaie e dalla piattaforma Infinity+, e gode del patrocinio della Roma Lazio Film Commission e della SIAE, confermando una vocazione attenta alla qualità artistica e allo sviluppo di questo panorama.
Una giornata ordinaria che diventa decisiva per un padre e per un figlio
Francesco è un papà separato che affronta il tempo con il figlio Mattia come se ogni gesto fosse un’avventura da inventare al momento. Una fuga improvvisa dal ristorante in cui il bambino elenca i suoi desideri, l’incontro con signore eccentriche che chiedono una mano con la spesa, la visita alla casa che sogna di costruire per loro, i consigli timidi sulle prime cotte scolastiche: ogni frammento di questa giornata si trasforma in gioco, confidenza e sorpresa condivisa tra padre e figlio che imparano a riconoscersi.
Quella che sembra una normale giornata trascorsa insieme diventa, col calare della sera, il momento in cui la realtà riaffiora. Quando Francesco riaccompagna Mattia dalla madre, dietro l’energia inesauribile che ha colorato ogni ora si intravede la sua condizione nascosta: è un padre in seria difficoltà economica, che vive nella propria auto e si mantiene lavorando come corriere, sostenendo con ostinata dignità un fragile castello di carta pensato solo per proteggere il bambino. In questo equilibrio precario si inserisce il tono di dramedy civile che guida il film, dedicato a paternità, dignità e amore capace di andare oltre le apparenze.
Lo sguardo della regista su un eroismo quotidiano e silenzioso
Alla base di La casa di papà c’è, nelle parole e nell’intenzione di Maria Rosaria Russo, la volontà di raccontare un eroismo quotidiano che non cerca riconoscimenti. La regista guarda a quei genitori che attraversano difficoltà profonde pur di evitare che il peso del dolore cada sulle spalle dei figli, e sceglie di seguire Francesco nella sua doppia verità: la facciata luminosa che offre al bambino e la dimensione nascosta fatta di precarietà, solitudine e dignità testarda, una dimensione che il film osserva con tenerezza, profondità e rispetto.
Nel mondo interiore di Francesco, la leggerezza non è fuga ma resistenza: è il modo in cui riesce a sopravvivere alla propria precarietà e, allo stesso tempo, a proteggere Mattia da una realtà troppo dura. Ogni piccolo gioco, ogni invenzione, ogni magia improvvisata diventa un gesto d’amore quotidiano, il tentativo ostinato di consegnare al figlio un orizzonte possibile, anche quando tutto intorno a lui sembra costruito su un equilibrio fragile e provvisorio, perché nulla del suo sconforto arrivi davvero a incrinare lo sguardo fiducioso del bambino.
Il percorso artistico di Maria Rosaria Russo e la nascita de La casa di papà
Maria Rosaria Russo è attrice, regista e formatrice. Nasce a Termoli e costruisce la propria formazione tra Bologna e Roma, città in cui vive e lavora da circa vent’anni. Nel suo percorso ha collaborato con registi come Dario Argento, in relazione a “Occhiali neri” del 2022, e con Giulio Manfredonia, prendendo parte a progetti quali “Si può fare”, “Tutto tutto niente niente” e “La nostra terra”, a testimonianza di un cammino professionale articolato e sfaccettato, sia in ambito teatrale sia in ambito audiovisivo.
Nel 2020 Maria Rosaria Russo, insieme a Giulio Manfredonia, ha fondato La Casa dell’Attore, una scuola-laboratorio dedicata alla formazione teatrale e audiovisiva. All’interno di questo percorso, La casa di papà segna una nuova tappa della sua ricerca, da sempre concentrata sulle relazioni umane e sulle vicende che chiedono di essere ascoltate, proseguendo un lavoro che mette al centro le persone prima ancora delle trame, sia nelle sue esperienze teatrali sia nei progetti audiovisivi che porta avanti con costanza nel tempo.
I crediti creativi e tecnici del film
La casa di papà è un cortometraggio di genere dramedy a forte impegno civile, realizzato in Italia e parlato in lingua italiana, con una durata di 19 minuti e 59 secondi. La regia è firmata da Maria Rosaria Russo, mentre la sceneggiatura porta le firme di Federica Alderighi, Valentina Capecci e della stessa regista. Protagonisti sullo schermo sono Francesco Montanari e Mattia Manfredonia, chiamati a dare corpo e voce al rapporto tra padre e figlio raccontato dal film, con un intreccio costruito su una sola giornata condivisa.
La produzione del cortometraggio è curata da Inthelfilm, Tadàn Produzioni e La Casa dell’Attore, in collaborazione con Rai Cinema. La direzione della fotografia è affidata a Massimo Intoppa, la scenografia a Emita Frigato, i costumi a Grazia Materia. Il suono è seguito da Michela Cupone e Guido Mariani, il montaggio da Mauro Menicocci, mentre le musiche portano la firma di Emanuele Bossi e Michele Braga, a completare una squadra che segue in dettaglio ogni fase del progetto creativo e produttivo.
