Si è chiusa a Lecce la 7ª Convention dei Dipartimenti di Prevenzione, un appuntamento che ha riunito operatori da tutta Italia per confrontarsi sul presente e sul futuro della sanità pubblica. Due giornate intense, volute e costruite per ripensare il modo in cui tuteliamo la salute collettiva.
Due giorni di confronto a Lecce
La Convention, organizzata dalla Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) e sostenuta con determinazione dal Collegio Operatori SItI, ha visto la partecipazione degli operatori dei Dipartimenti di Prevenzione provenienti dalle diverse realtà italiane. Non è stato un semplice appuntamento in calendario, ma un momento di lavoro condiviso in cui esperienze, criticità e visioni si sono intrecciate, dando voce a chi ogni giorno presidia il fronte della prevenzione sul territorio.
A fare da riferimento nel corso dei lavori è stato il contributo del Dr. Alberto Fedele, Coordinatore del Collegio Operatori della Società Italiana d’Igiene e Direttore del Dipartimento di Prevenzione di Lecce. La sua guida ha accompagnato una due giorni fitta di analisi e proposte, in cui la prevenzione è stata osservata nelle sue declinazioni più attuali. L’attenzione non si è limitata all’oggi, ma ha cercato di anticipare con lucidità le sfide che attendono il sistema nei prossimi anni.
Un nuovo Sistema Nazionale Prevenzione e Salute di fronte ai rischi climatici e ambientali
Uno dei cardini del confronto è stato il disegno del nuovo Sistema Nazionale Prevenzione e Salute dai Rischi Climatici e Ambientali. Gli operatori hanno analizzato le implicazioni di un contesto in cui il clima e i fattori ambientali incidono sempre più sulla salute delle persone, imponendo alla prevenzione una capacità di lettura rapida e interventi mirati. Riorganizzare questo sistema significa dare una risposta concreta a rischi che non sono più astratti, ma parte della vita quotidiana, e che richiedono strutture preparate e strategie aggiornate.
Nel corso dei lavori è emersa con chiarezza la necessità di un impianto nazionale capace di integrare le diverse competenze in gioco, evitando frammentazioni e sovrapposizioni. Non si è trattato di una discussione teorica, ma di un confronto operativo su come rendere davvero efficace il nuovo Sistema Nazionale Prevenzione e Salute dai Rischi Climatici e Ambientali. In questo quadro, il ruolo dei Dipartimenti di Prevenzione è apparso centrale, chiamato a trasformare gli indirizzi generali in azioni concrete, calibrate sui territori e sulle comunità che vi abitano.
Vaccinazioni, screening e il fronte delle nuove emergenze infettivologiche
Accanto al tema ambientale, un altro pilastro della Convention è stato il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione vaccinale. La discussione ha toccato la necessità di aggiornare strumenti e strategie per proteggere la popolazione, in un contesto in continua evoluzione. Le vaccinazioni sono state lette non come un atto isolato, ma come parte di una visione più ampia di sanità pubblica, in cui prevenire significa anche garantire equità di accesso e continuità degli interventi su tutto il territorio nazionale.
Al centro del confronto sono emersi anche i nodi organizzativi interni ai Dipartimenti, con particolare attenzione alla mancanza di standard condivisi per la dotazione di personale. Questa assenza di parametri chiari rischia di appesantire le strutture proprio mentre la prevenzione viene chiamata a sostenere nuove responsabilità. Il tema degli organici è stato affrontato come un elemento strutturale: senza risorse umane adeguate per quantità e competenze, ogni piano rischia di rimanere sulla carta, lontano dai bisogni reali delle persone.
Risorse, comunicazione e sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale
Nel corso della Convention sono state approfondite le sfide che attendono i Dipartimenti: l’ampliamento degli screening, le possibili nuove emergenze infettivologiche e la necessità di elevare la qualità della comunicazione nella promozione della salute. Gli screening sono stati considerati come un passaggio decisivo per intercettare precocemente i rischi, mentre le emergenze infettivologiche sono apparse come un orizzonte con cui fare i conti in modo strutturato. La comunicazione, infine, è stata letta come strumento essenziale per costruire fiducia e consapevolezza nella popolazione, elemento ormai imprescindibile in ogni politica di prevenzione efficace.
Un altro punto sottolineato con forza è stata la necessità di completare e migliorare l’utilizzo delle risorse già assegnate ai Dipartimenti di Prevenzione. Non si tratta solo di chiedere nuovi mezzi, ma di valorizzare al massimo quelli disponibili, orientandoli verso interventi ad alto impatto. È stato ribadito come queste scelte incidano direttamente sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale, perché investire in prevenzione significa ridurre il peso delle malattie evitabili e preservare l’equilibrio complessivo del sistema. In questa prospettiva, la Convention di Lecce ha rappresentato un passaggio di consapevolezza collettiva: la prevenzione non è un accessorio, ma il cuore di un futuro sanitario più giusto e sostenibile.
