Per chi si misura ogni giorno con le malattie infettive, ACTA REBOOT 2025 è l’occasione per guardare in faccia il futuro della cura: dall’Intelligenza Artificiale alla fiducia nei vaccini, la medicina che verrà entra in scena in due giornate di confronto serrato tra clinici, microbiologi e innovatori.
Un convegno al centro della medicina che evolve
Alla sua quarta edizione, il convegno “ACTA Reboot – Attualità e Controversie in Terapia Antiinfettiva” si conferma l’appuntamento annuale in cui si ritrovano i principali esperti italiani di malattie infettive e di microbiologia clinica. In programma a Milano il 24 e 25 novembre, l’iniziativa mette attorno allo stesso tavolo professionisti che operano in ospedale, in laboratorio e nella ricerca, offrendo a ciascuno la possibilità di confrontare esperienze, dubbi e prospettive sull’assistenza ai pazienti più esposti alle infezioni nel nostro Paese.
Il progetto scientifico di ACTA REBOOT 2025 nasce con l’obiettivo dichiarato di offrire una panoramica insieme ampia e critica sulle sfide più urgenti e sulle innovazioni più promettenti che stanno ridisegnando il campo delle infezioni. In un contesto pensato come forum realmente dinamico, attualità e controversie diventano leve per analizzare due assi portanti della sanità contemporanea: l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nella pratica clinica e la complessa questione dell’esitazione vaccinale, tema che coinvolge direttamente cittadini, istituzioni sanitarie e operatori sul territorio nazionale.
Dall’Intelligenza Artificiale applicata ai dati microbiologici alla decisione clinica
Fino a pochissimo tempo fa l’Intelligenza Artificiale sembrava materia per centri di ricerca d’avanguardia; oggi, invece, entra concretamente nei percorsi di diagnosi e cura delle malattie infettive. Le due lectio magistralis previste al convegno mostrano come algoritmi sempre più sofisticati siano in grado di interpretare grandi quantità di dati microbiologici, prevedere l’andamento delle epidemie, intercettare precocemente infezioni resistenti ai trattamenti e suggerire strategie terapeutiche più mirate e personalizzate per ciascun quadro clinico all’interno di contesti assistenziali complessi e in continua evoluzione.
Come sottolineano gli esperti coinvolti, la sfida decisiva non è soltanto tecnologica ma anche clinica e culturale. Integrare la potenza dei modelli predittivi con il giudizio, l’intuizione e l’esperienza del medico significa ridefinire il modo in cui si prendono decisioni al letto del paziente, preservando responsabilità e rapporto umano. Proprio questo equilibrio tra innovazione digitale e competenza professionale è al centro del confronto che ACTA REBOOT dedica all’Intelligenza Artificiale, aprendo scenari di cura più tempestivi, appropriati e sostenibili nel tempo.
Ascolto, trasparenza e chiarezza per superare l’esitazione vaccinale
La prevenzione rimane uno degli strumenti più efficaci contro le infezioni, ma l’esitazione vaccinale continua a limitarne l’impatto, soprattutto tra i pazienti fragili e chi se ne prende cura ogni giorno. Una delle sessioni centrali dell’appuntamento milanese è dedicata proprio a questo fenomeno, analizzato nelle sue implicazioni per la salute pubblica e nella quotidianità dei caregiver, chiamati a orientarsi tra indicazioni cliniche, paure personali e richieste di protezione per i loro familiari, in un contesto comunicativo sempre più complesso oggi.
Di fronte a queste incertezze, il convegno propone un percorso basato su ascolto attivo, trasparenza e comunicazione scientifica chiara, coerente e comprensibile. L’obiettivo è ricostruire un clima di fiducia tra cittadini e istituzioni sanitarie, partendo dal presupposto che i vaccini possono esprimere appieno il loro potenziale solo quando vengono accettati e compresi. In quest’ottica, la relazione medico-paziente torna al centro, come luogo privilegiato in cui spiegare benefici e rischi in modo onesto e rispettoso, anche nei contesti più delicati e complessi.
Sfide cliniche emergenti e percorsi di cura
Oltre all’Intelligenza Artificiale e ai vaccini, il programma di ACTA REBOOT 2025 apre lo sguardo su altri snodi cruciali della pratica quotidiana: il Long Covid, le infezioni nei soggetti fragili, il problema della antimicrobico-resistenza e la gestione dell’HIV con attenzione alla qualità di vita. Questa pluralità di temi restituisce l’immagine di una medicina infettivologica chiamata a muoversi tra prevenzione, diagnosi e terapia in scenari clinici profondamente diversi tra loro, che richiedono competenze specifiche e risposte organizzative rapide e coordinate oggi.
In questo quadro, l’incontro milanese si propone come un autentico laboratorio di idee, in cui ricerca, pratica clinica e innovazione digitale dialogano per trovare soluzioni concrete ai problemi che più pesano sui reparti e sui servizi territoriali. Senza dimenticare che ogni discussione scientifica ha sempre una ricaduta diretta sulla vita dei pazienti, il convegno invita a rileggere protocolli e strategie assistenziali alla luce delle trasformazioni tecnologiche e sociali in atto, cercando di mantenere centrale la dimensione relazionale della cura stessa.
Long Covid, pazienti vulnerabili e conseguenze silenziose delle infezioni
Tra i temi più delicati affrontati da ACTA REBOOT c’è il Long Covid, definito una sorta di condizione dimenticata che continua però a segnare la quotidianità di migliaia di persone. Dopo il clamore dei primi anni della pandemia, questo quadro clinico è quasi scomparso dal dibattito pubblico, mentre molti pazienti convivono ancora, a mesi di distanza dall’infezione, con stanchezza cronica, disturbi respiratori o difficoltà cognitive che ne limitano autonomia, lavoro e relazioni, in modo spesso poco riconosciuto e adeguatamente compreso.
La lezione dedicata al Long Covid intende riportare questa problematica al centro dell’attenzione clinica e sociale, sottolineando quanto sia fondamentale riconoscere e inquadrare correttamente tali forme, per poi garantire una presa in carico multidisciplinare. Nello stesso filone si colloca l’analisi delle infezioni nei pazienti fragili immunodepressi, oncologici e trapiantati, contesti in cui prevenzione e diagnosi precoce possono letteralmente segnare il confine tra la possibilità di guarigione e l’esito infausto della malattia, rendendo imprescindibile una collaborazione stretta tra specialisti e servizi.
Antimicrobico-resistenza e programmi di stewardship pensati a 360 gradi
L’abuso e l’impiego non appropriato di antibiotici, antivirali e antifungini alimentano in tutto il mondo il fenomeno della antimicrobico-resistenza, che nel contesto italiano assume tratti particolarmente drammatici. Resistenze crescenti riducono le opzioni terapeutiche disponibili, complicano la gestione delle infezioni più comuni e mettono sotto pressione reparti ospedalieri già gravati da un carico assistenziale elevato, imponendo una riflessione profonda su come utilizzare in modo più responsabile le risorse farmacologiche esistenti, senza rinunciare alla tempestività degli interventi nei casi più complessi oggi.
In questa prospettiva, grande spazio è riservato ai programmi di stewardship a 360°, intesi come percorsi coordinati che guidano le scelte terapeutiche sulla base di biomarcatori, test molecolari e linee guida condivise. L’obiettivo è preservare nel tempo l’efficacia dei farmaci disponibili e ridurre l’emergere di nuove resistenze, promuovendo una cultura prescrittiva fondata su evidenze solide e su un dialogo costante tra microbiologi, infettivologi, farmacisti ospedalieri e clinici di altri ambiti specialistici, coinvolti quotidianamente nella gestione delle infezioni più impegnative.
Nuove terapie long-acting per l’HIV e prospettive di cura funzionale
Un capitolo specifico del convegno è dedicato all’HIV e alla qualità della vita delle persone che convivono con l’infezione, con un focus sulle nuove terapie long-acting e sulle prospettive di cura funzionale. Si tratta di temi che toccano in modo diretto la realtà di oltre 120 mila persone in Italia, per le quali la possibilità di regimi terapeutici più sostenibili rappresenta un elemento decisivo nella gestione della malattia e nelle relazioni sociali all’interno dei percorsi assistenziali che li accompagnano quotidianamente.
La discussione su questi nuovi approcci terapeutici non si limita agli aspetti farmacologici, ma considera anche l’organizzazione delle cure e le aspettative delle persone sieropositive rispetto al loro futuro. Mettere al centro la qualità delle cure, accanto al controllo dell’infezione, significa ripensare follow-up, tempi e modalità di somministrazione, affinché i progressi scientifici si traducano realmente in un miglioramento tangibile della quotidianità per chi vive con l’HIV, riducendo al minimo l’impatto delle terapie sulla vita professionale, affettiva e sociale di ciascuno.
Una comunità scientifica in dialogo
In tutte le sue sessioni, ACTA REBOOT si propone come luogo di incontro tra chi fa ricerca, chi lavora al letto del paziente e chi sviluppa strumenti digitali per la sanità. L’attenzione alle trasformazioni tecnologiche e sociali viene costantemente bilanciata dal richiamo alla dimensione umana della cura, con l’obiettivo di mantenere il paziente al centro delle decisioni cliniche, qualunque sia la complessità dei temi affrontati nelle aule del convegno, e di favorire uno scambio sincero tra generazioni e competenze diverse.
La convivenza, nello stesso programma, di argomenti che spaziano dalle epidemie emergenti all’uso consapevole degli antibiotici, fino alle sfide della cronicità, invita i partecipanti a superare gli steccati tra specialità. Questo sguardo trasversale permette di cogliere come decisioni prese in un ambito specifico possano influenzare l’intero sistema sanitario, dal laboratorio di microbiologia ai reparti di degenza, dai servizi territoriali alle strutture dedicate alla riabilitazione, sollecitando una responsabilità condivisa nella gestione delle risorse e nella tutela della salute collettiva.
Presidenze, responsabilità scientifiche e informazioni per seguire ACTA REBOOT 2025
A guidare il lavoro scientifico del convegno sono quattro figure di riferimento dell’infettivologia italiana. La prima è Alessandra Bandera, Direttore della Struttura Complessa di Malattie Infettive della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e Professore Associato di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Milano. Al suo fianco opera Paolo Bonfanti, Direttore della Struttura Complessa di Malattie Infettive della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza e Professore Ordinario di Malattie Infettive e Tropicali all’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Completano la presidenza scientifica Andrea Gori, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco e Professore Ordinario all’Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica dei Trapianti, e Giulia Marchetti, Direttore ff dell’U.O.C. di Malattie Infettive e Tropicali dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano e Professore Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Milano. Per approfondire il programma e le sessioni è disponibile il sito ufficiale dell’iniziativa, costantemente aggiornato con i dettagli dell’edizione 2025 per i partecipanti.
