Da venerdì 21 novembre il songwriter milanese Tia Palomba torna con Tales Of An Old Scarecrow, terza prova in studio che segna una svolta importante nel suo percorso. Un lavoro maturo, intenso, disponibile sul mercato discografico e sulle principali piattaforme digitali, che condensa trentacinque anni di cammino con una chitarra sempre al fianco.
Un’identità radicata tra roots, blues e folk
Da anni Tia Palomba occupa una posizione particolare nel panorama nazionale roots, blues e folk. È un autore che ha costruito passo dopo passo la propria autorevolezza, soprattutto per il modo personale di scolpire i testi, sempre narrativi e carichi di immagini. Più di trent’anni di attività e centinaia di concerti in Italia e all’estero lo hanno visto salire su palchi di ogni tipo, senza mai piegarsi a scorciatoie o compromessi comodi. Ha scelto di mettere l’onestà intellettuale prima di tutto, accettando anche il rischio concreto di restare ai margini, lontano da certe logiche di mercato.
Il percorso di Tia Palomba nasce dal basso, in senso letterale: il suo primo strumento è stato il basso elettrico, al quale resta profondamente legato ancora oggi. Nel tempo però ha trovato una dimensione altrettanto naturale imbracciando la sua inseparabile chitarra acustica e l’armonica, compagne di viaggio ormai imprescindibili. Ama esibirsi da solo, in versione essenziale, ma anche in formazioni diverse, che costruisce e ricompone a seconda delle situazioni, per dare alle sue canzoni una veste sempre viva e dinamica sul palco.
Un ciclo condiviso: dai Lazy Folks al nuovo inizio
Tra le esperienze più significative degli ultimi anni c’è la formazione dei The Lazy Folks, nata durante il lockdown del 2020. Con questo progetto collettivo, Tia Palomba ha potuto esplorare in profondità l’immaginario del racconto intorno al fuoco, fino a pubblicare nel 2022 il concept album Campfire Stories. Un capitolo importante del suo cammino, che ne ha confermato la vocazione per le storie dense di atmosfera e di memoria. Proprio all’interno di quella esperienza ha affinato ulteriormente il gusto per i dettagli narrativi e per le piccole sfumature emotive.
Proprio mentre l’avventura con i Lazy Folks raggiungeva la sua naturale conclusione, con la band destinata a proseguire autonomamente, Tia Palomba ha iniziato a chiudere un altro cerchio. Nel 2025 ha rimesso in catalogo il suo esordio The Endless Journey, rielaborato con una nuova veste sonora e grafica grazie al mastering firmato da Davide Colombo. Nello stesso periodo ha finalmente portato a termine le registrazioni di Tales Of An Old Scarecrow, pensato come ultimo capitolo prima di una pausa riflessiva in cui l’artista si dedicherà a una dimensione solista e minimale, seguendo sentieri musicali a lui particolarmente congeniali.
Tales Of An Old Scarecrow, terza tappa di un lungo viaggio
Le dodici tracce di Tales Of An Old Scarecrow sono il risultato di un percorso di scrittura e composizione che per tre anni Tia Palomba ha lasciato maturare con pazienza, permettendo alle idee di sedimentare nella mente prima di fissarle definitivamente su nastro. Questo terzo album si presenta così come una sorta di bilancio esistenziale, un lavoro che rilegge in profondità la propria storia artistica e personale e che cerca di dare un senso complessivo a una carriera sincera, costruita senza inseguire il business e sempre fedele all’essenza più concreta della sua musica.
Dentro queste storie affiorano momenti in cui la tristezza sembrava poter prendere il sopravvento, salvo poi trasformarsi in atmosfere quasi grottesche, sospese tra ironia e disincanto. Il modo di scrivere di Tia Palomba raggiunge qui una dimensione ancora più intima e intensa rispetto al passato, e trova nelle nuove sonorità la cornice ideale: il suono vira con decisione verso un’impronta country più marcata, appoggiata su un tessuto fatto soprattutto di strumenti acustici, lontano da certe sfumature folk dei lavori precedenti.
La costruzione sonora e il lavoro in studio
I brani di Tales Of An Old Scarecrow sono nati in forma scarna, per chitarra e voce, sulle orme di artisti che hanno lasciato un segno profondo nell’anima di Tia Palomba, da Benjamin Dakota Rogers a Benjamin Todd fino a diversi giganti del folk statunitense. Su questa base il songwriter dallo spirito roots rock ha costruito, insieme ai suoi collaboratori, un intreccio di parti che valorizza ogni dettaglio. La rinnovata collaborazione con Tommee Pastori per alcuni testi si affianca al lavoro di Luca Angeleri a Hammond e piano e di Adriano Mestroni a slide guitar, banjo, mandolino e armonica. A completare il quadro arrivano la “new entry” Elisabeth Antonaglia al violino e ai cori e gli interventi di Paul Privitera alla batteria e di Chris Horses alla chitarra elettrica nel brano Memory Lane, tutti a sostegno di Tia, che suona le chitarre acustiche, il contrabbasso e l’armonica.
Il lavoro in studio ha seguito una doppia traiettoria, coerente con l’indole artigianale del progetto. Una parte del disco è stata registrata nell’Home Recording Studio di Tia Palomba, ambiente domestico in cui le canzoni hanno potuto prendere forma con calma e libertà. La restante porzione ha visto invece protagonista il Trai Studio di Inzago, dove Fabio Intraina ha curato le riprese, il mix e il mastering finale, dando unità al suono complessivo. Anche la veste grafica riceve un’attenzione particolare: come di consueto, le illustrazioni del nuovo album portano la firma di Omar Fusillo, che accompagna visivamente l’universo narrativo costruito dal cantautore.
New Era, un avvertimento in musica
Tra i brani che compongono il nuovo progetto spicca New Era, accompagnato da un videoclip che amplia e rende ancora più esplicito il messaggio del pezzo. Con questa canzone Tia Palomba interviene sull’attuale quadro politico e sociale e mette in guardia dalla pericolosità dell’Intelligenza Artificiale nel mondo dell’arte e non solo. Il video, realizzato insieme a Simon Adler di Antiorario Agency, culmina in un finale in cui il concetto viene dichiarato senza giri di parole: la tecnologia è una risorsa preziosa quando migliora la vita delle persone, ma diventa un pericolo se viene usata per sostituirle.
New Era sintetizza bene la profondità di sguardo di Tia Palomba: la musica diventa veicolo di pensieri, domande e prese di posizione, non semplice successione di note. In questo brano, come in tutto Tales Of An Old Scarecrow, l’urgenza di dire qualcosa sul presente si intreccia alla dimensione più personale, e chi ascolta viene chiamato a riflettere sul confine sottile tra progresso e disumanizzazione, tra ciò che ci aiuta a crescere e ciò che rischia di svuotarci.
Un viaggio che parla al cuore
Tales Of An Old Scarecrow arriva così come un disco che chiede tempo e attenzione, pensato per chi ama perdersi dentro le storie e riconoscersi nei dettagli di una vita raccontata senza filtri. Lontano dai riflettori più abbaglianti, Tia Palomba prosegue il suo cammino con coerenza, affidando la comunicazione del progetto all’ufficio stampa A-Z Press di Antonio Boschi. Ogni scelta, dalla scrittura alla produzione, sembra muoversi nella stessa direzione: restituire al pubblico qualcosa di autentico, capace di toccare corde profonde e di lasciare una traccia duratura in chi ascolta.
Ascoltare questo lavoro significa accettare un invito alla lentezza: brano dopo brano si ha la sensazione di camminare accanto all’autore lungo strade polverose, tra ricordi, sconfitte e piccole rinascite. È un disco che non fa concessioni all’ascolto distratto: pretende tempo, restituisce verità. Chi sceglie di entrarci dentro scopre una musica che non teme di mostrare le proprie fragilità, trasformandole in racconto condiviso e in possibilità di riconoscersi l’uno nell’altro.
