Dal “Volare” di Modugno al rigore di Grosso, dai funerali di Berlinguer ai Måneskin all’Eurovision. Dieci momenti in cui la televisione non è stata solo un apparecchio, ma un posto dove il paese intero si è dato appuntamento.
Il 21 novembre, da quasi trent’anni, l’ONU ci ricorda che la televisione merita una giornata tutta sua. La chiama World Television Day e l’ha istituita nel 1996, scegliendo proprio questa data per ricordare il primo World Television Forum e il peso che la tv ha nelle nostre vite, nell’informazione, nella politica, nel modo in cui guardiamo il mondo.
Sì, siamo nel 2025, c’è lo streaming, i social, le app ovunque. Però se ci pensi, i ricordi forti, quelli che ti fanno dire “mi ricordo dov’ero”, passano quasi sempre da una stanza, un divano, un televisore acceso. Ne abbiamo scelti dieci. Non sono gli unici possibili, ovviamente, ma sono dieci scene in cui l’Italia si è emozionata guardando la stessa cosa, nello stesso momento.
1. Modugno vola a Sanremo, e con lui un paese intero
Sanremo 1958. Salone delle feste del Casinò. La tv è giovane, il Festival pure, e all’improvviso sul palco arriva Domenico Modugno. Apre le braccia, canta “Nel blu dipinto di blu” e sembra che la sala prenda aria.
È l’edizione in cui il brano, destinato a diventare “Volare”, vince il Festival, vende milioni di copie nel mondo e segna uno spartiacque: cambia la musica italiana e, in pratica, cambia anche il modo di fare spettacolo in tv. Per tanti è il primo vero “shock” televisivo positivo. Una canzone, un gesto con le braccia aperte, un’Italia che, per una volta, si vede moderna.
2. Il “discorso alla luna” di Giovanni XXIII
11 ottobre 1962, San Pietro. È la sera dell’apertura del Concilio Vaticano II. In piazza ci sono le fiaccole, in alto una luna splendida e, alla finestra, Giovanni XXIII che all’inizio non doveva nemmeno parlare.
Il cameraman Rai inquadra la luna, poi la finestra che si apre. Nasce quello che tutti ricorderanno come il “discorso della luna”: il papa che dice di voler “dare una carezza ai bambini” e invita tutti a tornare a casa e trovarli. Le parole girano in mondovisione, ma il vero effetto è nelle case italiane, dove nonni e genitori si commuovono davanti a un tono che sembra quasi di famiglia. È uno di quei momenti in cui capisci che la tv non è solo intrattenimento, è anche intimità collettiva.
3. 20 luglio 1969, “Ha toccato!”
La notte dell’allunaggio è forse la notte televisiva per eccellenza. La Rai mette in piedi più di 25 ore di diretta per seguire la missione Apollo 11. In studio Tito Stagno, in collegamento Ruggero Orlando da Houston.
Alle 22.17 Stagno esplode nel famoso “Ha toccato! Ha toccato il suolo lunare”, mentre dalle cuffie arrivano le voci degli astronauti e in sottofondo la prudenza di Orlando. In mezzo c’è l’Italia: bambini mezzi addormentati, genitori che tengono gli occhi aperti a forza, bar e circoli con il televisore acceso ad alto volume. Chi la racconta, quella notte, usa sempre la stessa espressione: sembrava di essere tutti nello stesso salotto, dalla Sicilia alle Alpi.
4. Madrid 1982, il triplo “Campioni del mondo!”
Salto in avanti: 11 luglio 1982, Italia Germania Ovest 3 a 1. Finale dei Mondiali di Spagna. In cabina di commento c’è Nando Martellini. Quando finisce la partita, parte il triplice urlo che chiunque, ancora oggi, sa ripetere: “Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!”.
La gente scende in strada, ma per qualche secondo resta lì, incollata allo schermo, a vedere Zoff che alza la coppa, Pertini che esulta in tribuna reale, i giocatori che si abbracciano. È uno di quei pochi casi in cui sport, tv e identità nazionale vanno a braccetto senza bisogno di grandi discorsi.
5. “La Piovra” e l’Italia che scopre la mafia in prima serata
Nel 1984 in tv arriva una cosa nuova, che scuote parecchie sere italiane. Si chiama “La Piovra”. Su Rai 1, con Michele Placido che fa il commissario Cattani, quello con lo sguardo sempre teso. Sulla carta è “solo” una fiction, ma in realtà per un sacco di gente è la prima volta che la mafia entra in salotto così, senza filtri, in prima serata. Risultato: tutti ne parlano. Le puntate fanno più di dieci milioni di spettatori, la serie finisce venduta all’estero, prende premi, apre discussioni infinite al bar e in famiglia.
A distanza di anni, gli studiosi la definiscono uno spartiacque: è il momento in cui la televisione italiana decide di portare il tema di Cosa Nostra fuori dalle cronache brevi dei telegiornali e dentro un racconto lungo, emotivo, che entra nelle case e non ti molla.
6. I funerali di Enrico Berlinguer
Giugno 1984. La morte di Enrico Berlinguer porta a Roma una folla enorme, stimata in oltre un milione di persone, e le telecamere Rai la seguono minuto per minuto.
Per chi è in piazza è un addio politico e personale. Per chi resta a casa è una lunga diretta che mostra un mare di bandiere rosse, il carro funebre, il volto provato di Sandro Pertini, le parole di Giancarlo Pajetta. Al di là delle appartenenze, è una scena di lutto collettivo che entra nelle cucine e nei soggiorni e resta impressa nella memoria come “il giorno del funerale di Berlinguer”.
7. Palermo 1992, i funerali di Falcone
Passano pochi anni e la tv si ritrova a raccontare qualcosa che fa ancora più male allo stomaco. È il 25 maggio 1992, dentro il Duomo di Palermo: le telecamere seguono i funerali di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta uccisi a Capaci. Le bare sono lì, una accanto all’altra, e il silenzio arriva dritto nelle case.
Le immagini del corteo, delle bare, del poliziotto che urla alle autorità “Vergognatevi”, arrivano in tutta Italia in diretta. Per molti è il momento in cui la lotta alla mafia smette di essere un tema “lontano” e diventa qualcosa che ti riguarda, anche se vivi a centinaia di chilometri. È tv durissima, senza filtri, ma proprio per questo ancora oggi la gente ricorda dove si trovava mentre scorrevano quelle immagini.
8. L’11 settembre visto dal salotto
Salto al 2001. È pomeriggio in Italia quando le reti interrompono i programmi per collegarsi con New York: le Torri Gemelle in fiamme, l’edizione straordinaria del Tg1, del Tg3, i conduttori che cercano parole mentre le immagini fanno il giro del mondo in pochi minuti.
Qui la tv non emoziona nel senso “bello” del termine, ma segna una frattura. Molti ragazzi che allora erano bambini o adolescenti ricordano perfettamente quel pomeriggio sospeso in cui gli adulti, davanti allo schermo, per una volta non avevano risposte da dare.
9. Berlino 2006, il rigore di Grosso
Per fortuna ci sono anche le lacrime di gioia. 9 luglio 2006, finale mondiale Italia Francia. Arrivano i rigori, parte Fabio Grosso, la voce in telecronaca è quella di Fabio Caressa con Beppe Bergomi al fianco.
“Il cielo è azzurro sopra Berlino”, “Siamo campioni del mondo” ripetuto più e più volte, la corsa di Grosso, Cannavaro che alza la coppa, Lippi con il sigaro. Anche qui è facile la domanda: dov’eri quella sera? In piazza, al bar, in un cortile condominiale, ma il riferimento visivo è sempre lo stesso: la diretta in tv, con l’inquadratura del rigore che entra.
10. Måneskin, Sanremo ed Eurovision: l’Italia rock in mondovisione
Per chiudere veniamo a qualcosa che abbiamo ancora tutti freschissimo, anche i ventenni. Sanremo 2021, pieno periodo Covid: platea vuota, applausi finti, clima stranissimo. Sul palco però arrivano i Måneskin con “Zitti e buoni” e si portano a casa il Festival, in una finale seguita da più di 13 milioni di persone, con la prima parte intorno al 50 per cento di share.
Passa poco tempo e succede l’impensabile: stessa canzone, stavolta a Rotterdam, Eurovision 2021. L’Italia vince con 524 punti, primo grande show europeo del dopo lockdown, e Damiano urla “Rock’n’roll never dies” davanti a tutta l’Europa. Tutto in diretta su Rai 1. Per una generazione cresciuta a YouTube e TikTok è quasi una lezione pratica: la vecchia tv generalista, quando becca la serata giusta, riesce ancora a creare l’evento di cui il giorno dopo parlano tutti.
World Television Day serve anche a questo: non solo a celebrare un mezzo, ma a ripercorrere i momenti condivisi. Dentro questi dieci ce n’è un po’ di tutto, dalla gioia più pura al lutto nazionale, dal calcio alla musica, dalla fiction impegnata alle breaking news. La verità è che, nonostante i telefoni, le piattaforme e tutto il resto, quando succede qualcosa di grosso, il gesto istintivo è ancora lo stesso di sempre: “accendi la tv, vediamo cosa sta succedendo”.
