Transit grounds trasforma la Shazar Gallery in un territorio di passaggio, dove scultura e fotografia interrogano il nostro modo di abitare la città contemporanea. La doppia personale di Dimitris Kontodimos e Gabriel Orlowski invita a misurarsi con un paesaggio urbano che consuma se stesso mentre continua a produrre nuove immagini.
Il ritmo della città come archivio e macchina
Con Transit grounds, il curatore Massimiliano Maglione accosta i lavori di un scultore greco e di un fotografo polacco per raccontare una stessa, ininterrotta sequenza di azioni cittadine. Nella sua lettura critica, la città del presente emerge come un immenso archivio di memorie e al tempo stesso come una potente macchina di consumo, un organismo che accumula rovine mentre si rigenera di continuo. Ogni nuova immagine urbana nasce consumando la sostanza che la sostiene, in un ritmo dettato dal consumo stesso, che trascina con sé materiali, corpi e ricordi, risucchiando il tempo dentro un vortice produttivo che non lascia possibilità di tregua.
La mostra costruisce così un terreno comune in cui i linguaggi dei due artisti si intrecciano senza confondersi, componendo quello che Maglione definisce un continuum di gesti urbani. L’osservatore viene proiettato in uno spazio di passaggio, dove nulla sembra davvero stabile: ogni oggetto appare già sulla soglia della propria trasformazione, ogni immagine porta con sé il segno di qualcosa che si è appena consumato. La città diventa il teatro di questo processo incessante, un luogo in cui la produzione di forme nuove coincide con la trasformazione di tutto ciò che le precede in scarto, residuo, rovina in divenire.
Le sculture di Dimitris Kontodimos: percorsi e rovine artificiali
Nel lavoro di Dimitris Kontodimos, la città prende forma in una serie di strutture che sembrano suggerire itinerari possibili, deviazioni, soglie da attraversare. Le sue sculture allestiscono veri e propri percorsi artificiali, canali attraverso cui la cultura mercificata si insinua con discrezione e allo stesso tempo con una forza capace di modellare ogni dettaglio del paesaggio urbano. Oggetti anonimi, provenienti da quella che potremmo definire la quotidianità della civiltà metropolitana, vengono estratti dal loro uso originario e ricombinati in configurazioni inattese, fino a trasformarsi in rovine contemporanee che interrogano lo spettatore sulla natura ambigua di ciò che chiamiamo progresso.
In questi assemblaggi materiali di scarto e oggetti senza identità precisa diventano reperti fittizi, come se provenissero da un futuro già crollato. Kontodimos mette in crisi la fiducia nella memoria come strumento di verità: i suoi frammenti sembrano testimoniare qualcosa, ma non è mai chiaro quale storia custodiscano davvero. Nato come scultore greco e oggi attivo ad Atene, l’artista presenta in Shazar Gallery la sua prima personale italiana, dopo un’intensa attività espositiva che lo ha portato in diverse capitali europee, tra cui Praga e Madrid. Per questa occasione ha preso parte, a Somma Vesuviana, alla residenza artistica “Vesuvio contemporary residency creative stay”, organizzata da Tramandars su invito del curatore Maglione, prolungando la sua esplorazione del rapporto tra rovina, tempo e paesaggio urbano.
Lo sguardo fotografico di Gabriel Orlowski sul presente che si consuma
Nelle immagini di Gabriel Orlowski, la nozione di rovina cambia radicalmente significato. Qui ciò che vediamo non è il resto di qualcosa che appartiene al passato, ma la forma stessa del presente nel momento in cui si sta esaurendo. Le sue fotografie mostrano una distesa di strutture, mezzi e persone immerse in un movimento ininterrotto; eppure, osservandole con attenzione, si ha la sensazione che tutto sia già sull’orlo del collasso, come se i soggetti fossero già relitti, ancora operativi ma segnati da una stanchezza irreversibile. Ogni inquadratura rende visibile il meccanismo economico che plasma e consuma simultaneamente gli spazi e i corpi che li attraversano.
Il fotografo, che vive e lavora a Varsavia, torna alla Shazar Gallery per la sua seconda personale negli spazi di via P. Scura. Già nel 2018 Orlowski è stato inserito tra i più rilevanti giovani artisti polacchi, un riconoscimento maturato attraverso una serie di mostre che ne hanno consolidato il profilo internazionale. Ha esposto alla Agnes B. Galerie du Jour a Parigi, alla Galeria Leto nella sua città e allo spazio Zigutamve a Vienna, oltre a essere protagonista di una mostra durante la Warsaw Gallery Weekend, ospitata dallo Stroboskop Art Space. In Transit grounds il suo sguardo restituisce alla dimensione urbana tutta la fragilità che abita il presente.
Shazar Gallery, tempi della mostra e incontro con il pubblico
La Shazar Gallery apre le sue porte a Transit grounds venerdì 21 novembre, a partire dalle ore 17.00, presentando al pubblico una doppia personale che mette in dialogo le ricerche di Kontodimos e Orlowski sotto la guida curatoriale di Massimiliano Maglione. L’esposizione trasforma gli ambienti di via P. Scura in un luogo d’incontro tra scultura e fotografia, invitando i visitatori a confrontarsi con la complessità della città contemporanea. Non si tratta soltanto di osservare delle opere, ma di attraversare uno spazio che riflette, in tempo reale, le dinamiche economiche e di trasformazione che definiscono il nostro quotidiano.
Transit grounds rimarrà visitabile fino al 17 gennaio 2026, dal martedì al sabato, dalle 14.30 alle 19.30, con possibilità di accesso anche su appuntamento. Questa scansione temporale permette di avvicinarsi con calma alle opere, lasciando che ogni dettaglio emerga progressivamente. La mostra diventa così un invito a rallentare, a soffermarsi su oggetti e situazioni che spesso attraversiamo distrattamente nella vita di tutti i giorni. Tra le sculture di Kontodimos e le fotografie di Orlowski, il visitatore è chiamato a riconoscere quanto questa spinta commerciale incida profondamente sulle forme del paesaggio urbano e sulle memorie che lo abitano.
