In Veneto, oltre 5.000 fisioterapisti chiedono ai futuri amministratori regionali di ripensare l’organizzazione delle cure sul territorio. Il loro appello punta a rafforzare la fisioterapia nelle cure primarie e nei percorsi territoriali, per una sanità più sostenibile e realmente aderente ai bisogni della popolazione.
Un impegno sottoscritto alla luce del sole
Il documento redatto dagli Ordini dei fisioterapisti del Veneto è stato recapitato a tutte le candidate e a tutti i candidati alla Presidenza e al Consiglio Regionale, chiedendo una presa di posizione esplicita: sottoscrivere o meno l’appello. Gli Ordini hanno annunciato che renderanno pubblici, sui propri canali istituzionali e social, i nomi di chi avrà scelto di aderire, così da offrire un quadro chiaro delle disponibilità a impegnarsi sulla sanità territoriale e sui nuovi percorsi di cura, in un momento in cui le decisioni politiche pesano direttamente sulla qualità dell’assistenza quotidiana.
Per i cittadini, questa scelta di trasparenza significa poter conoscere, in modo immediato, chi tra i futuri rappresentanti regionali avrà deciso di assumersi un impegno formale sulla riorganizzazione delle cure territoriali e sulla riabilitazione. Non si tratta di un dettaglio procedurale: sapere chi sostiene l’appello consente alle persone, in particolare a chi convive con condizioni croniche o con una disabilità, di valutare concretamente la coerenza tra le parole pronunciate in pubblico e le promesse sottoscritte nero su bianco, prima che vengano assunte nuove decisioni sulla sanità regionale.
Gli Ordini promotori e la piattaforma condivisa
Alla base dell’iniziativa c’è il lavoro congiunto degli Ordini della professione di fisioterapista di Verona, Vicenza, Treviso e Belluno, insieme all’Ordine che riunisce le province di Venezia, Padova e Rovigo. Questi organismi rappresentano complessivamente più di 5.000 professionisti, che hanno scelto di rivolgersi alla politica regionale con una voce unitaria, condensando in un documento comune aspettative, criticità e proposte maturate nel confronto tra colleghi provenienti da territori e contesti assistenziali molto diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa responsabilità verso i pazienti.
Nel documento, gli Ordini individuano dieci ambiti considerati strategici per il futuro della sanità veneta. Al centro c’è il riconoscimento del fisioterapista come figura di riferimento nelle cure primarie e nella gestione della cronicità, della disabilità e della fragilità, con un ruolo pienamente inserito nei percorsi territoriali. L’obiettivo è che la presa in carico delle persone con bisogni complessi non sia più frammentata, ma costruita attorno a competenze riabilitative specifiche, integrate fin dall’inizio nei programmi di cura, soprattutto quando la malattia modifica in profondità l’autonomia e la qualità della vita.
Nuovi bisogni di salute e sfida per il Veneto
L’appello nasce in un contesto in cui la sostenibilità del sistema sanitario regionale è messa alla prova da bisogni di salute profondamente mutati. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e la richiesta di servizi più vicini a casa, facilmente accessibili e costruiti attorno alla persona e alla comunità stanno ridisegnando la domanda di assistenza. Il modello organizzativo esistente viene così sollecitato a evolversi, per garantire continuità alle cure e risposte adeguate alle tante forme di fragilità che emergono sul territorio.
In questo quadro, la figura del fisioterapista è indicata come componente essenziale dell’assistenza territoriale delineata dal Decreto Ministeriale 77/2022. Perché questa indicazione non resti solo sulla carta, però, è necessario che la professionalità dei fisioterapisti venga pienamente riconosciuta e inserita, in modo coerente, nel modello organizzativo della Regione, valorizzandone le competenze nei diversi livelli di cura e nell’interazione con le altre professioni sanitarie. Solo così l’impianto previsto a livello ministeriale potrà tradursi in servizi concreti per le persone con bisogni riabilitativi sul territorio.
Più libertà di scelta e percorsi più rapidi
Tra i punti qualificanti dell’appello c’è la richiesta che venga garantita ai cittadini la libertà di scelta e di autodeterminazione, permettendo la presa in carico diretta da parte dei fisioterapisti in libera professione. Secondo gli Ordini, questa possibilità consentirebbe di affiancare in modo virtuoso l’offerta pubblica, contribuendo a ridurre le liste d’attesa per le prestazioni riabilitative e a evitare che le persone restino senza risposta nelle fasi delicate del proprio percorso di cura, in un quadro in cui la tempestività degli interventi riabilitativi può incidere molto sull’evoluzione di una malattia o di una disabilità.
Un altro elemento centrale riguarda la possibilità, per i professionisti adeguatamente formati, di prescrivere direttamente gli esami strumentali pertinenti al percorso riabilitativo. Gli Ordini chiedono inoltre che ai fisioterapisti sia consentito l’utilizzo dell’ecografo anche all’interno dei servizi pubblici, nell’ambito delle proprie competenze, così da rendere più lineare il percorso clinico e riabilitativo delle persone e da consentire valutazioni tempestive in caso di cambiamenti del quadro funzionale, riducendo il rischio di interruzioni o ritardi nei programmi riabilitativi già concordati con il paziente.
Partecipare alle scelte e valorizzare le competenze
Accanto agli aspetti più strettamente clinici, gli Ordini sottolineano la necessità che la professione sia stabilmente presente nei principali tavoli decisionali della Regione. Si chiede una partecipazione strutturata dei fisioterapisti ai tavoli regionali e zonali, compresi quelli dedicati alla definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e alla programmazione dei Piani Integrati di Salute, affinché le competenze riabilitative contribuiscano in modo diretto alla progettazione dei servizi territoriali e alla definizione delle priorità di intervento, mettendo a disposizione l’esperienza maturata a contatto con pazienti di ogni età e condizione.
Il documento richiama anche l’urgenza di una politica di valorizzazione e retention del personale fisioterapico all’interno del Servizio Sanitario Regionale, per evitare la dispersione di competenze costruite nel tempo. Gli Ordini propongono di rafforzare la collaborazione con le società tecnico scientifiche, così da definire linee guida condivise e iniziative strutturate di formazione continua, e chiedono infine di sostenere lo sviluppo della professione in ambito accademico e nella ricerca applicata alla riabilitazione, leve decisive per mantenere elevata la qualità degli interventi.
Lo sguardo di Angelo Papa sulla prevenzione
Angelo Papa, presidente dell’Ordine dei fisioterapisti di Venezia, Padova e Rovigo, lega esplicitamente l’appello alla necessità di ridefinire il modello di sanità territoriale. Papa chiede ai candidati un impegno concreto a riconoscere il valore della fisioterapia in questa nuova architettura dell’assistenza, fondata su prevenzione, integrazione tra professionisti e prossimità delle cure. A suo giudizio, il fisioterapista non è una figura accessoria, ma un attore pienamente coinvolto in questo processo di cambiamento, in grado di incidere in modo determinante sulla sostenibilità complessiva del sistema.
Quando parla di prevenzione, Papa non si riferisce solo agli interventi sanitari in senso stretto. Sottolinea la necessità di una governance specifica dedicata ai corretti stili di vita, capace di coinvolgere in modo coordinato i mondi educativo, sportivo, sociale e sanitario. Promuovere comportamenti salutari, osserva, è fondamentale perché una quota rilevante di persone oggi considerate “non a rischio” potrebbe sviluppare in futuro condizioni croniche: ridurre questa percentuale significa ottenere benefici tangibili per la salute collettiva e, nello stesso tempo, per la sostenibilità del Servizio Sanitario Regionale.
Le Case di Comunità viste da Laura Melotti
Laura Melotti, presidente dell’Ordine dei fisioterapisti di Verona, Vicenza, Treviso e Belluno, guarda alle Case di Comunità come a un passaggio chiave per garantire equità di accesso alla riabilitazione. Per i territori che rappresenta, dalle aree montane del Bellunese alle zone rurali fino ai centri urbani, queste strutture possono diventare luoghi in cui il fisioterapista di prossimità intercetta precocemente i bisogni riabilitativi, sostiene la gestione della cronicità e della fragilità e contribuisce a ridurre il ricorso improprio all’ospedale, evitando spostamenti onerosi per le persone più fragili.
Melotti avverte però che il ruolo del fisioterapista nelle Case di Comunità non può essere saltuario: chiede una presenza strutturata e continuativa, capace di garantire una presa in carico territoriale stabile per tutti i cittadini del Veneto, indipendentemente dal luogo in cui vivono. In parallelo, invoca un impegno deciso contro l’abusivismo professionale, ricordando che la tutela della salute passa anche dalla certezza che le prestazioni riabilitative siano erogate esclusivamente da professionisti qualificati e regolarmente iscritti all’Ordine, senza scorciatoie né interventi improvvisati.
