Momenti di forte tensione davanti a un centro per l’impiego del Casertano riportano in primo piano il malessere che attraversa il sistema regionale del lavoro e della formazione, tra piattaforme informatiche in affanno, scadenze ravvicinate del programma GOL e richieste di chiarimento alla politica su risorse ingenti e risultati ancora opachi.
Un nuovo caso davanti all’ex CIAPI di San Nicola la Strada
Le immagini circolate nelle ultime ore mostrano scene concitate all’esterno dell’ex CIAPI di San Nicola la Strada, struttura che oggi ospita il CPI di Aversa. Secondo quanto riferito, la situazione è degenerata al punto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, chiamate a riportare la calma tra gli utenti in fila. A commentare quanto accaduto è Nicola Troisi, segretario del Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate, che parla di episodio tutt’altro che isolato e chiede alla Regione di assumersi responsabilità e colpe per quanto sta accadendo nei centri per l’impiego campani.
Troisi ricorda che il suo movimento, in quanto interlocutore privilegiato dei CPI del territorio, riceve da tempo segnalazioni su situazioni simili, tanto da ritenere questi episodi molto più frequenti di quanto emerga all’esterno. A preoccuparlo è la possibilità concreta che tensioni come quelle del Casertano possano, prima o poi, trasformarsi in violenza, in un contesto in cui un’utenza sempre più esasperata e nervosa si confronta con dipendenti e dirigenti costretti di continuo a “gettare il cuore oltre l’ostacolo” per garantire i servizi minimi.
Scadenza del programma GOL e attese interminabili agli sportelli
Alle tensioni di queste ore contribuisce, secondo il segretario del movimento, l’avvicinarsi della scadenza del programma GOL, che in molti casi rappresenta l’ultima occasione per gli aspiranti corsisti di ottenere un’opportunità concreta per il proprio futuro. Troisi definisce la gestione di questo percorso “perfettibile”, adottando volutamente un eufemismo per descrivere un meccanismo che, nelle ultime settimane, ha prodotto ressa all’ingresso dei centri e tempi di attesa dilatati all’inverosimile, fino a mettere in crisi l’organizzazione ordinaria degli uffici.
In questo contesto già saturo di pressioni, basta un nuovo blocco della piattaforma digitale SILF, il Sistema Informativo Lavoro e Formazione, per far collassare gli sportelli. Un singolo malfunzionamento, denuncia Troisi, è sufficiente a paralizzare le operazioni, facendo crollare un assetto che regge a fatica come un castello di carte, con l’effetto di lasciare per ore in sospeso le persone in attesa di essere ricevute, proprio nel momento in cui cercano di non perdere un’occasione ritenuta decisiva.
La Regione e il caso SILF: responsabilità politiche e domande inevase
Di fronte a questo quadro, il segretario del Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate punta il dito contro la Regione, invitata ad assumersi fino in fondo le proprie colpe per una situazione che giudica compromessa già “a monte”. I continui problemi tecnici di SILF, sostiene, agiscono come detonatore di tensioni latenti, alimentate da un impianto organizzativo fragile. Troisi chiede che venga spiegato come una piattaforma costata milioni di euro di denaro pubblico possa continuare a funzionare in modo così insoddisfacente.
Nel suo intervento, Troisi si rivolge direttamente all’assessore uscente alla Formazione, Armida Filippelli, ricordando che da mesi giacciono interrogazioni dell’opposizione sulla qualità di SILF. Quel sistema informatico, presentato come un “ecosistema digitale unico”, dopo investimenti per milioni di euro costringe ancora gli enti a lavorare con fogli di calcolo messi a disposizione dalla Regione. Il solo chatbot SILFY, che molti consociati dichiarano di non riuscire nemmeno a individuare, è costato 56 mila euro. Alla vigilia degli ultimi giorni di questa Giunta, il movimento ribadisce il desiderio di ottenere finalmente risposte chiare a queste domande, anche al di fuori del cosiddetto Parlamentino regionale.
