Restituire identità a chi l’ha smarrita, proteggere i più piccoli, dare ascolto ai familiari che attendono notizie. Il lavoro del professor Emilio Nuzzolese nasce da qui, da una visione della scienza come strumento di giustizia e di rispetto, capace di avvicinare biologia, memoria e diritti.
La scienza come tutela dell’identità
Dietro questa visione c’è il percorso di Emilio Nuzzolese, docente di Medicina Legale e Odontologia Forense all’Università di Torino e responsabile del Laboratorio di Ricerca per l’Identificazione Personale e l’Odontologia Forense (LIPOF). La sua attività, sviluppata tra Torino e la terra d’origine pugliese, unisce competenze cliniche, ricerca applicata e impegno civile. In aula, in laboratorio e nei contesti più difficili, il suo lavoro mette al centro l’identità della persona, considerata non soltanto dato anagrafico, ma elemento essenziale della dignità individuale.
Nel suo approccio, la medicina legale e l’odontologia forense diventano strumenti concreti per difendere i diritti umani, molto oltre il semplice accertamento tecnico. Il LIPOF rappresenta il cuore di questa impostazione: un luogo in cui si studiano metodi di identificazione, si affinano protocolli e si costruiscono collaborazioni con istituzioni giudiziarie e realtà sociali. L’obiettivo è trasformare conoscenze specialistiche in interventi che possano aiutare famiglie, magistrati e operatori sul territorio quando un volto, un corpo o una storia non trovano più riscontro nei documenti.
Ridare un volto e una storia a chi è rimasto senza nome
Quando un corpo viene rinvenuto senza possibilità di riconoscimento immediato, la cronaca parla di “sconosciuto”, ma per il professor Nuzzolese dietro quella definizione c’è una biografia sospesa. Da questa consapevolezza nasce il progetto Articolo 6 – Diritto al Nome, ideato all’interno del LIPOF per affrontare in modo sistematico il tema dei resti umani non identificati. Il nome richiama l’articolo 6 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e l’articolo 6 del Codice Civile, norme che sanciscono il riconoscimento giuridico della persona in ogni circostanza.
Forte di un’esperienza ventennale nell’odontologia forense applicata ai contesti umanitari, Nuzzolese coordina un gruppo di lavoro che mette a disposizione, in tutta Italia, accertamenti odontoiatrici gratuiti su resti non identificati. Il progetto agisce in sinergia con Procure, Questure, associazioni di volontariato e Università, e ha dato vita al Comitato Articolo 6, che riunisce odontoiatri, antropologi, archeologi e operatori forensi. In questa cornice multidisciplinare, il docente sottolinea come riconoscere una persona significhi restituirle rispetto, considerandolo un dovere etico verso chi non può più parlare.
Dai denti ai diritti: la campagna internazionale iDENTIficami
Nel 2019 un titolo di giornale giocava con il paradosso, indicando con ironia nel professor Emilio Nuzzolese il “responsabile” di una rivoluzione silenziosa: la campagna internazionale iDENTIfyme, conosciuta in italiano come iDENTIficami. Promossa dall’associazione Forensic Odontology and Human Rights (AFOHR), fondata dallo stesso docente barese, l’iniziativa è stata diffusa in otto lingue per spiegare al grande pubblico e alle istituzioni quanto i dati odontologici possano risultare decisivi quando una persona scompare o non è più riconoscibile attraverso il volto nella vita quotidiana.
Al centro della campagna c’è un messaggio semplice e potente: se esiste una documentazione dentale accurata, l’identificazione può essere raggiunta in modo più rapido e affidabile rispetto ad altre procedure. La AFOHR lavora proprio in questa direzione, promuovendo le migliori pratiche per il confronto post-mortem, tutelando i diritti delle persone decedute e costruendo collaborazioni con organizzazioni umanitarie, forze dell’ordine e ONG. In questo intreccio internazionale, l’odontologia forense diventa ponte tra discipline diverse e storie provenienti da paesi lontani tra loro.
IDENTIKID, prevenzione e memoria per i minori che possono scomparire
Accanto al tema dei resti non identificati, il professor Nuzzolese guarda con attenzione a un’altra emergenza, quella dei minori che spariscono. Nei primi quattro mesi del 2025 il Ministero dell’Interno ha registrato 4.589 casi di scomparsa riguardanti bambini e ragazzi, un dato già molto vicino ai 5.596 casi totalizzati nell’intero 2024. La maggior parte interessa adolescenti tra i 16 e i 17 anni, il 57% è costituito da minori stranieri e circa il 30% non viene mai ritrovato dalle famiglie.
In un contesto simile, il fattore tempo diventa decisivo e può fare la differenza tra un ritorno e un’assenza definitiva. Da questa consapevolezza nasce IDENTIKID, iniziativa di prevenzione che permette a genitori e tutori di raccogliere in anticipo informazioni fondamentali sui propri figli: dati anagrafici, notizie mediche e odontoiatriche, impronte digitali, fotografie aggiornate e segni particolari. Tutto resta custodito dalle famiglie e viene condiviso con le autorità solo in caso di emergenza, rendendo più rapide e mirate le ricerche. Ispirato al Child ID Program statunitense, il progetto è stato protagonista della Notte Europea dei Ricercatori di Torino nel 2023, 2024 e 2025, nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino e l’associazione Penelope e viene descritto dal docente come uno strumento concreto che consente alle famiglie di essere preparate e di partecipare attivamente alla tutela di bambini e adolescenti, anche grazie a un modulo scaricabile gratuitamente attraverso i canali ufficiali.
Un unico filo tra Torino e Bari
Guardando nel complesso le iniziative guidate da Emilio Nuzzolese, emerge un percorso che tiene insieme contesti solo in apparenza lontani: i bambini che possono allontanarsi da casa, le persone che scompaiono senza lasciare tracce, i corpi che attendono ancora un’identificazione. Tra Torino e Bari, tra università e associazioni, il lavoro del professore costruisce connessioni pazienti, mette in dialogo saperi diversi e traduce metodi scientifici in gesti di cura verso chi è fragile o non ha più voce nella società contemporanea.
In questa prospettiva, progetti dedicati ai minori, alle persone senza nome e alla valorizzazione delle informazioni dentali raccontano una stessa idea di fondo: la scienza, se guidata da una coscienza vigile, può diventare presidio di umanità. La visione umanitaria dell’odontologia forense che anima Nuzzolese e la rete internazionale con cui collabora ribadisce che ogni essere umano, in vita o dopo la morte, merita di essere riconosciuto e ricordato con il proprio nome, perché in quel nome si custodisce una storia intera.
