Sabato 22 novembre 2025 la comunità di Militello Rosmarino si raccoglierà attorno alla figura del professor Francesco Morabito, nel centenario della sua nascita, per una giornata di ricordo e gratitudine che culminerà nell’intitolazione di piazza Municipio, trasformando un luogo quotidiano in un segno tangibile della riconoscenza collettiva.
Una giornata scandita dai luoghi del ricordo
Alle ore 10.30 è prevista l’inaugurazione della Mostra Fotografica negli spazi di Villa Moro, che aprirà ufficialmente la giornata commemorativa e offrirà un primo momento di raccoglimento; alle 11.30, in contrada Santa Maria, avverrà l’intitolazione di piazza Municipio con la scopertura della targa in memoria di Morabito, seguita dai saluti delle autorità e dagli interventi degli ospiti; alle 12.30, infine, un momento conviviale presso l’Aula Consiliare concluderà la mattinata, accogliendo la cittadinanza, espressamente invitata a partecipare in un clima di condivisione e di ricordo collettivo.
La scelta di articolare la commemorazione tra una sede culturale, il cuore amministrativo e uno spazio di incontro istituzionale restituisce l’immagine di una comunità che desidera vivere il ricordo di Francesco Morabito in tutte le sue dimensioni, pubbliche e private. Il percorso della mattinata accompagnerà simbolicamente i partecipanti attraverso i luoghi in cui la vita civile prende forma, trasformando il ricordo personale in memoria condivisa, capace di unire generazioni diverse attorno alla stessa storia, riaffermando il legame tra istituzioni, famiglia e cittadinanza.
Un’esistenza intrecciata con il paese e il suo paesaggio
Nato a Messina, Francesco Morabito arrivò prima a Sant’Agata Militello e poi a Militello Rosmarino seguendo il lavoro del padre, imprenditore agrumicolo, e scelse di restare in questo paese per cinquantacinque anni, dopo il matrimonio con Rosetta Pennica, giovane del luogo. Il legame con la comunità fu profondo e quotidiano: il figlio Maurizio ricorda le lunghe ore trascorse dal padre sul terrazzo di casa, con lo sguardo rivolto alla Rocca Traora, dove nidificano i grifoni, un panorama che amava con sincero trasporto.
Quella permanenza così lunga nello stesso paese, vissuta senza mai cercare altrove una vita diversa, racconta più di molte parole la natura di un legame costruito giorno dopo giorno. Le radici familiari, le relazioni con i vicini, l’ascolto delle esigenze di chi lo circondava hanno reso la presenza di Morabito parte integrante del tessuto umano del luogo, al punto che il suo nome continua a evocare, ancora oggi, un senso immediato di appartenenza e di riconoscenza condivisa, nella memoria di chi lo ha conosciuto direttamente o attraverso i racconti di famiglia.
La formazione e la scuola come occasione di riscatto
Dopo la laurea in Scienze Agrarie e l’abilitazione alla professione di agronomo forestale, Francesco Morabito fu chiamato, nei primi anni Cinquanta, a dirigere la Scuola Agraria di Sant’Agata, divenendo un riferimento per generazioni di studenti provenienti da tutto il comprensorio. Ragazzi di Alcara e soprattutto di Militello Rosmarino raggiungevano ogni giorno l’istituto in pullman, trovando in lui non solo un docente preparato, ma un educatore capace di trasmettere passione per l’arte agricola e per le tecniche colturali, tanto da guadagnarsi il soprannome, accettato con orgoglio, di “dottore delle piante”.
L’impegno educativo proseguiva ben oltre le aule scolastiche: dal punto di vista professionale, Morabito divenne un consulente prezioso per agricoltori, allevatori e famiglie, ai quali offriva indicazioni sull’impianto e sul miglioramento delle colture, sulle tecniche zootecniche, sugli allevamenti e sulle pratiche necessarie per accedere ai contributi regionali, strumenti particolarmente importanti per chi disponeva di risorse economiche limitate e vedeva in quei sostegni una possibilità concreta di migliorare la propria condizione. In questo modo, la sua competenza tecnica si traduceva in un sostegno quotidiano al tessuto produttivo locale e alle persone che ne vivevano.
La difesa dei più deboli e le battaglie per la terra
Accanto all’attività professionale, Francesco Morabito si spese con determinazione nella soluzione delle questioni legate ai terreni gravati da enfiteusi nei fondi Priola-Furci ed ex Feudo Pileci. Sempre schierato con chi aveva più bisogno, sostenne con forza che il capitale di affranco dovesse essere considerato un indennizzo e non un corrispettivo, posizione che si tradusse in un grande vantaggio per armentisti, coltivatori diretti e braccianti agricoli, chiamati quotidianamente a misurarsi con condizioni spesso difficili, rafforzando i loro diritti e le prospettive di lavoro per molte famiglie del territorio.
Il suo impegno sociale trovò un ulteriore sbocco nello sport: Morabito fu per anni portiere del Sant’Agata Calcio e visse l’attività agonistica non come semplice passatempo, ma come occasione educativa. Era convinto che il calcio potesse rappresentare per i giovani uno strumento di inclusione e di crescita personale, capace di insegnare rispetto delle regole, responsabilità e capacità di stare insieme agli altri, un’estensione naturale del suo modo di intendere l’educazione e la vita comunitaria, dove l’impegno individuale si intreccia sempre con il senso di squadra.
Il significato di una piazza che porta il suo nome
L’intitolazione dello spazio antistante il Municipio a Francesco Morabito rappresenta un gesto che va oltre il semplice atto formale. Ogni passaggio in quella piazza richiamerà alla memoria una figura che ha intrecciato la propria vita con quella del paese, portando competenze, impegno civile e disponibilità all’ascolto. La targa commemorativa diventerà così un segno discreto ma costante, capace di parlare a chi lo ha conosciuto e a chi imparerà a farlo attraverso il racconto delle generazioni precedenti, rendendo visibile nel cuore del paese un pezzo importante della sua storia recente.
La giornata dedicata a Morabito non si esaurisce nella celebrazione di una data anagrafica, ma vuole riconoscere il cammino di un uomo che ha messo competenze e sensibilità al servizio del territorio e di chi lo abita. Nell’intreccio tra cerimonia pubblica e ricordi privati si riflette un’eredità umana e professionale che continua a vivere nelle persone formate da lui, nelle famiglie che ha sostenuto e nella comunità che oggi sceglie di custodirne il nome nel proprio spazio più rappresentativo quotidiano.
