Il sipario si abbassa su un mese denso di emozioni, idee e incontri, lasciando dietro di sé una città trasformata e migliaia di sguardi illuminati. La ventesima edizione di SEGNI New Generations Festival chiude un capitolo importante e ne apre un altro, proiettato verso il futuro delle ragazze e dei ragazzi che lo hanno vissuto da protagonisti.
Un futuro da costruire insieme
Per Cristina Cazzola, direttrice artistica e anima del festival, questa edizione rappresenta un punto di svolta: il pubblico, arrivato da tutta l’Italia e di ogni fascia d’età, ha condiviso un mese di appuntamenti pensati con un ritmo che rispettasse le persone e l’organizzazione. Intorno a SEGNI si riconosce una comunità consapevole, fatta di enti pubblici e privati, insegnanti, genitori, cittadine e cittadini che scelgono di assumersi una responsabilità concreta verso le nuove generazioni. L’idea di futuro non è rimandata, è già in movimento: il festival, arrivato ai vent’anni, si prepara a cambiare pelle e dal prossimo anno si presenterà in una veste completamente rinnovata, mentre il lavoro per Segni 2026 è già iniziato dietro le quinte.
Questa tensione verso il domani si riflette anche nel progetto culturale e di inclusione Gioco di Squadra, guidato da Segni d’infanzia: un percorso di un anno, da marzo 2025 a febbraio 2026, sostenuto da Regione Lombardia e inserito nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. L’obiettivo è ispirare i giovani alla cittadinanza attiva e alla collaborazione, intrecciando cultura e sport in un cammino condiviso. In parallelo, continua la raccolta ArtBonus “Io penso al futuro delle nuove generazioni”, aperta a chiunque voglia affiancare l’associazione con donazioni libere ed erogazioni liberali, contribuendo in modo diretto alle attività in programma nei prossimi mesi.
Venti anni di relazioni e una comunità cosmopolita
Alle spalle della ventesima edizione c’è un “gioco di squadra” lungo due decenni, fatto di relazioni, alleanze e visioni comuni. La speciale edizione 2025 ha ampliato in modo evidente sia il pubblico sia i territori coinvolti, grazie a collaborazioni e progetti rivolti alle scuole, ai più giovani e a realtà internazionali impegnate a rendere l’arte accessibile e sostenibile per bambine, bambini e adolescenti. Segni d’infanzia ha portato il teatro direttamente nelle scuole e nelle piazze, costruendo passo dopo passo una comunità partecipativa, vivace, aperta al mondo: dai piccolissimi agli adolescenti, dalle famiglie agli adulti di domani, fino alle e ai professionisti della cultura, registe, autori, attrici e curatori arrivati da molte regioni italiane e da diversi Paesi europei. Tutto ciò rappresenta solo l’avvio di un percorso che nei prossimi mesi continuerà a evolversi.
Dietro questo impianto c’è il lavoro dell’associazione Segni d’infanzia, che ha curato il festival con la direzione artistica di Cristina Cazzola, sostenuta da un’ampia rete di istituzioni. Hanno reso possibile l’edizione 2025 il MIC Ministero della Cultura, il Comune di Mantova, il Comune di Castiglione delle Stiviere, il Comune di Suzzara, il Comune di Castellucchio, insieme a Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto TransFORMATion, Fondazione Monte di Lombardia, Fondazione Comunità Mantovana e Fondazione Banca Agricola Mantovana. Un tessuto di sostegni che conferma come il festival sia diventato, nel tempo, un punto di riferimento condiviso per il territorio.
Numeri che raccontano una trasformazione
La ventesima edizione di SEGNI New Generations Festival, rassegna internazionale di teatro e arte dedicata alle nuove generazioni, ha registrato oltre 20 mila spettatori di tutte le età, in più di 300 eventi e spettacoli. Per la prima volta, il programma si è distribuito nell’arco di un intero mese, animando i luoghi della cultura di Mantova e della sua provincia. Una scelta che ha permesso a famiglie, scuole e operatori di vivere l’esperienza festivaliera con tempi più distesi, accogliendo le diverse esigenze del pubblico e favorendo una partecipazione amplissima.
Dietro questi numeri si nasconde un mosaico di storie: oltre 1000 nuovi nuclei familiari si sono affacciati in sala per la prima volta, accompagnando bambine e bambini dai 12 mesi ai 4 anni a spettacoli pensati per i primissimi passi nel teatro, in un delicato incontro con l’arte. Sono state inoltre circa 3 mila le famiglie coinvolte attraverso la scuola, grazie alla partecipazione di 34 istituti comprensivi a decine di spettacoli programmati durante la settimana. L’associazione ha anche agevolato il trasporto verso le sale di Mantova per centinaia di giovani studenti, rendendo possibile la presenza in platea di chi, altrimenti, avrebbe incontrato più ostacoli. La risposta delle comunità scolastiche conferma quanto il teatro possa diventare un momento fondativo nel percorso di crescita.
Artisti, sguardi dal mondo e memorie che ritornano
Il cartellone ha accolto 38 compagnie e artisti, italiani e internazionali, che hanno portato in scena spettacoli originali e innovativi. I temi attraversati sono quelli che toccano da vicino chi cresce oggi: storie di formazione, ambiente, inclusione, futuro, identità. Nei giorni del festival, Mantova è diventata un vero luogo di confronto per oltre 130 operatori culturali provenienti da più di 15 Paesi, tra professioniste e professionisti che si occupano di teatro ragazzi e progetti culturali per l’infanzia e l’adolescenza. Dal globale al locale, e di nuovo verso l’esterno, le realtà del territorio mantovano hanno dimostrato la propria capacità di accoglienza, offrendo nuova linfa alle relazioni internazionali ed europee che si intrecciano intorno al festival.
Tra gli appuntamenti più suggestivi spicca il ritorno, dopo vent’anni, della compagnia spagnola Xirriquiteula con lo spettacolo “Girafes”, che inaugurò la primissima edizione di SEGNI nel 2006. Questo nuovo incontro ha permesso al pubblico di ieri, oggi adulto, di rivivere le stesse meraviglie di allora, ritrovando emozioni custodite nella memoria. Per chi non c’era, è stato un modo per entrare in contatto con la storia profonda del festival. In scena non c’era soltanto un titolo ritrovato, ma un simbolico passaggio di testimone, una narrazione collettiva che lega generazioni diverse attraverso lo sguardo incantato che contraddistingue l’esperienza di SEGNI.
Un festival che abita città e provincia
Per permettere a tutte e tutti di vivere la magia del teatro, il festival ha esteso per la prima volta il proprio raggio d’azione a sei sedi della provincia mantovana. Nel primo weekend, al Teatro Sociale di Castiglione delle Stiviere, il pubblico ha potuto assistere allo spettacolo “Tinker Tales” dell’olandese Andreas Denk, arricchito dalla traduzione in LIS, gesto concreto di attenzione verso l’accessibilità. A Suzzara, al Teatro Cinema Dante, il doppio appuntamento curato da Omozero Teatro con l’attore Alessandro Lucci ha offerto ulteriori occasioni di incontro tra teatro e comunità locale. Il percorso nella provincia si è concluso a Castellucchio, al Teatro Soms, con “La Burla” di Madame Rebiné, spettacolo di circo contemporaneo che intreccia magia e poesia, lasciando il pubblico sospeso tra stupore e tenerezza.
L’itinerario oltre i confini cittadini è proseguito a Curtatone, presso Corte Maddalena, con “Timer” della compagnia ScenaMadre, che ha messo al centro le difficoltà reali della comunicazione umana, toccando corde intime e quotidiane. Altri eventi speciali sono stati ospitati nei luoghi di rigenerazione urbana dell’Ecomuseo delle risaie, dei fiumi, del paesaggio rurale, al Castello di Castel d’Ario e a Corte Dosso Cadè a San Giorgio Bigarello, grazie al supporto della famiglia Angrigliani Fario-Portioli. Il festival ha così intrecciato arte e territorio, trasformando spazi storici e rurali in scenari narrativi, dove il paesaggio diventa parte integrante dell’esperienza teatrale.
Mantova, un palcoscenico diffuso di bellezza
Al centro di tutto rimane Mantova, città che il festival invita a vivere come un luogo dove si impara a crescere nella bellezza. In questa edizione sono stati oltre 20 gli spazi cittadini animati dal teatro ragazzi: da Palazzo Te a Palazzo Ducale, dal Teatro Bibiena al Museo MACA, dalla Loggia del Grano di Palazzo Andreani fino all’ex chiesa di Madonna delle Vittorie. Vie e piazze storiche sono diventate una rete di luoghi narrativi, in cui la rassegna è cresciuta fino a raggiungere una sorta di “maturità”: non più soltanto festival per l’infanzia, ma esperienza condivisa che attraversa generazioni e linguaggi, intrecciando quotidianità e immaginazione.
Le celebrazioni per i primi 20 anni di SEGNI Festival hanno riempito le giornate con oltre 120 eventi dedicati alla memoria e alla storia della rassegna: Animali Simbolo e passeggiate totemiche hanno accompagnato il pubblico più volte al giorno per tutta la durata del festival, sempre ad ingresso libero. Un’occasione preziosa per tornare agli imperdibili disegni che, anno dopo anno, hanno segnato l’immaginario del festival: il lupo di Dario Fo, la chiocciola di Giorgia, la balena di Vinicio Capossela, l’aquila di Licia Colò, il camaleonte di Arturo Brachetti, il ragno di Alessandro Bergonzoni, l’ape bombo di Altan e la cicogna di Virgilio Sieni. Queste figure, donate dagli artisti nel corso degli anni, compongono una galleria affettiva che racconta la crescita del festival e il legame profondo con chi lo ha accompagnato.
Ragazze e ragazzi protagonisti del cambiamento
Crescere dentro il festival significa anche imparare a guardare l’arte da prospettive nuove. È il caso delle e degli adolescenti coinvolti nel progetto ForesTEEN di Segni d’infanzia, impegnati in un percorso all’interno della mostra “All that changes you”, curata a Palazzo Te dall’artista britannico Isaac Julien. Le ragazze e i ragazzi hanno accompagnato il pubblico in visite guidate, anche in lingua inglese, sperimentando un modo diverso di entrare in contatto con le opere e di restituirle a chi le osserva. In questo processo, l’arte diventa terreno di dialogo, uno spazio dove i giovani non sono semplici spettatori, ma mediatori attivi di significato.
Accanto a questa esperienza, il festival ha dedicato una sezione speciale alle opportunità di formazione non formale, intitolata “Pasta Madre”: un ciclo di masterclass pensato per favorire l’incontro tra pari e nuove forme di cooperazione, con uno sguardo olistico al management culturale. L’incontro “La Corsa Continua”, guidato da Monica Colella, direttrice organizzativa del festival, ha riunito giovani talenti, tra artisti, videomaker e performer, attorno alla progettazione di un lavoro artistico condiviso. Una lectio di Mario Bianchi, che ha dedicato una vita al teatro ragazzi, ha offerto strumenti e memoria critica a chi desidera intraprendere questo percorso. Il focus “Sensory Theatre” ha invece messo al centro l’esperienza del “Giardino Segreto” di ArteVox Teatro, pensato per un pubblico neurodivergente, aprendo una riflessione profonda su accessibilità e ascolto sensoriale. Così, tra formazione, pratica artistica e attenzione alle differenze, il festival aiuta le nuove generazioni a farsi trovare pronte di fronte al futuro che le attende.
