In una cittadina alle porte di Napoli, la radioterapia oncologica compie un salto in avanti inatteso. Una nuova apparecchiatura di ultima generazione entra nella pratica quotidiana dei medici, offrendo a molti malati di tumore la prospettiva concreta di cure più precise, rapide e tollerate, senza allontanarsi dal proprio territorio e dai propri affetti.
Un primato italiano che nasce a Casavatore
È al Consorzio Emicenter di Casavatore (NA) che il sistema Elekta Evo ha trovato per la prima volta casa in Italia. L’apparecchiatura è stata installata nella seconda sala di trattamento del Dipartimento di Radioterapia Oncologica, diretto dal dottor Paolo Muto, struttura che rappresenta il riferimento regionale per la radioterapia oncologica e che gode di un riconoscimento diffuso a livello nazionale per la solidità della produzione scientifica e la qualità della ricerca clinica svolta al suo interno, tanto sul piano accademico quanto su quello assistenziale.
La scelta di dotarsi di Elekta Evo nasce dalla volontà del Dipartimento di aggiornare in profondità i propri servizi e di aderire alle richieste della comunità scientifica, che da tempo sollecitava lo sviluppo di un acceleratore lineare capace di offrire una vera radioterapia adattiva basata su immagini CBCT. Finora questa possibilità era legata quasi esclusivamente a sistemi dedicati, come quelli fondati sulla risonanza magnetica, mentre oggi a Casavatore diventa realtà quotidiana, con un passo importante verso trattamenti sempre più personalizzati, precisi e accessibili.
Che cos’è Elekta Evo e perché cambia la radioterapia
Elekta Evo è l’ultima evoluzione dei cosiddetti CT-Linac, o CT-Linear Accelerator, sistemi che uniscono in un unico apparecchio una tomografia computerizzata e un acceleratore lineare per la radioterapia. Nel caso di Evo, una Cone Beam Computed Tomography (CBCT) di nuova generazione, supportata da soluzioni di intelligenza artificiale, dialoga in tempo reale con il linac, rendendo possibile un controllo continuo dell’anatomia del paziente e una somministrazione dei fasci radianti strettamente aderente alle caratteristiche del tumore da colpire, all’interno della stessa seduta terapeutica.
Il progetto, frutto di un lungo lavoro di ricerca e sviluppo della casa svedese Elekta, ha portato alla realizzazione di un sistema che oggi rappresenta un nuovo punto di riferimento nella radioterapia di precisione. Elekta Evo è infatti l’unico CBCT-LINAC attualmente disponibile in grado di offrire una versatilità così ampia: consente di trattare uno spettro completo di indicazioni cliniche, su tutti i tipi di tumore e su ogni categoria di pazienti, scegliendo tra numerose tecniche di radioterapia a fasci esterni e introducendo nuovi schemi di trattamento con tempi compatibili con l’organizzazione del reparto.
Immagini ad alta definizione per trattamenti su misura
Il cuore innovativo del sistema è il nuovo modulo di imaging CBCT. A differenza della tomografia convenzionale, che utilizza un fascio di raggi X a ventaglio, Evo impiega un fascio conico che ruota attorno al paziente acquisendo centinaia di proiezioni bidimensionali in pochi istanti. Queste immagini vengono poi elaborate e ricostruite dalla piattaforma di imaging Iris®, che consente ai clinici di verificare, prima di ogni seduta, l’eventuale riduzione della massa tumorale, la sua esatta posizione e quella degli organi a rischio, modulando di conseguenza le dosi di radiazioni.
Il motore di Iris® si basa su algoritmi avanzati di intelligenza artificiale e su GPU (Graphics Processing Units) di ultima generazione, capaci di produrre immagini ad altissima definizione e una ricostruzione estremamente accurata delle densità elettroniche dei tessuti. In questo modo ogni dose viene erogata con una precisione quasi millimetrica. Come sottolinea il dottor Paolo Muto, Evo offre al radioterapista oncologo le immagini dettagliate di cui ha bisogno per adeguare in tempo reale il piano terapeutico, limitando il più possibile l’impatto sugli organi sani circostanti.
Radioterapia adattiva: tempi, dosi e fasi del trattamento
La tecnologia di Elekta Evo è progettata per adattare, seduta dopo seduta, il volume bersaglio alla reale evoluzione della malattia e ai movimenti degli organi vicini al tumore durante il ciclo di radioterapia. Rispetto alle apparecchiature tradizionali, si distingue per una maggiore velocità di erogazione della dose, resa possibile dalla modalità FFF (Flattening Filter Free) che consente trattamenti più rapidi, con flussi di dose fino a due, tre o anche quattro volte superiori e una quantità sensibilmente ridotta di radiazione dispersa al di fuori dell’area che deve essere colpita, mantenendo al contempo una pianificazione ottimizzata in ogni seduta.
La modalità adattiva richiede qualche minuto in più davanti alla macchina, perché il piano viene verificato e, se necessario, aggiornato a ogni accesso. In cambio, il numero complessivo delle sedute si riduce e la precisione del trattamento aumenta. Grazie alle tecnologie più recenti, si va verso un progressivo ipofrazionamento del ciclo terapeutico: a parità di dose totale, si preferisce concentrare una quantità maggiore di radiazioni in poche sedute, arrivando in alcuni casi anche a sole cinque, sempre nel pieno rispetto delle caratteristiche della singola patologia. Questa concentrazione delle dosi su un minor numero di appuntamenti si riflette anche sull’organizzazione, con liste di attesa che tendono a ridursi e un turnover più rapido dei pazienti seguiti dal reparto.
Ogni percorso radiante con Elekta Evo segue tappe ben definite. Si parte dalla visita specialistica preliminare, durante la quale si raccolgono la storia clinica e le indicazioni terapeutiche. Successivamente il paziente viene sottoposto a un centraggio radioterapico con TC dedicata, su cui il team elabora il piano di cura insieme al fisico sanitario, stabilendo il numero di sedute in relazione alla dose complessiva da somministrare. Questa organizzazione strutturata del lavoro consente al reparto di garantire trattamenti complessi mantenendo chiari i tempi e le responsabilità di ciascuna figura professionale coinvolta.
Vantaggi clinici e tollerabilità per i pazienti
L’obiettivo dichiarato dell’introduzione di Elekta Evo al Consorzio Emicenter è quello di colpire il tumore con maggiore accuratezza, limitando al massimo i danni collaterali. La radioterapia adattiva consente infatti di ridurre le incertezze e le possibili alterazioni sugli organi a rischio, con una ricaduta positiva sia sugli esiti clinici sia sulla qualità di vita quotidiana. Un ulteriore vantaggio è la minore tossicità complessiva dei trattamenti, che rende più gestibili per i pazienti anche i percorsi combinati con chemioterapia, immunoterapia o ormonoterapia.
Per molti malati oncologici, questo cambiamento non è solo tecnico, ma umano. Sedute meno numerose, una tossicità più contenuta e la possibilità di integrare la radioterapia con altre terapie sistemiche senza dover interrompere i percorsi programmati significano avere più energie da dedicare alla vita di tutti i giorni. Ridurre al minimo gli effetti collaterali vuol dire anche permettere alle persone di continuare, per quanto possibile, le proprie abitudini, conservando un margine di autonomia che spesso fa la differenza nel modo di affrontare la malattia.
Elekta Evo all’Emicenter: primi numeri e modello per il futuro
Dall’inizio di settembre 2025, presso la Radioterapia Oncologica del Consorzio Emicenter di Casavatore sono già stati trattati con Elekta Evo 150 pazienti. L’esperienza maturata in questi mesi conferma la piena fattibilità operativa del sistema: anche nei casi più complessi non sono emerse criticità particolari nell’esecuzione dei trattamenti. Questi numeri iniziali rappresentano l’avvio di un percorso che, nelle intenzioni del Dipartimento, porterà a trattare fino a 1.500 pazienti all’anno con la nuova tecnologia, sempre più integrata nei flussi di lavoro quotidiani del centro.
Accanto all’implementazione clinica di Elekta Evo, il Dipartimento guidato dal dottor Paolo Muto ha programmato uno studio specifico. Non si tratta di verificare efficacia o effetti collaterali, poiché il trattamento rientra già nella pratica clinica consolidata, ma di definire un modello di utilizzo ottimale di questa risorsa tecnologica: dal fabbisogno di personale alla struttura dei processi organizzativi, dai tempi di erogazione alle possibili ricadute sull’intero Sistema sanitario. Come evidenzia il dottor Vincenzo Iorio, direttore dell’UOC di Radioterapia Emicenter Casavatore, l’obiettivo è mettere a punto un’esperienza replicabile su scala nazionale.
