Tra le pieghe del mito e le inquietudini del presente, LidOdissea della Compagnia Berardi Casolari invita il pubblico a guardarsi dentro. Una traversata emotiva che dal palco romano si riversa nella quotidianità di ciascuno, interrogando desideri, paure e l’idea stessa di viaggio, reale o interiore.
Il ritorno a Roma
Il 21 novembre, la compagnia torna a esibirsi nella capitale con il suo spettacolo più recente, portando in scena un nuovo tassello del proprio lavoro. Dopo i consensi raccolti con Amleto Take Away e In fondo agli occhi, quest’ultimo firmato alla regia da César Brie, due lavori che hanno già messo a fuoco le tensioni della società contemporanea, Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari scelgono ancora una volta di misurarsi con un grande testo del passato per interrogare il presente. In LidOdissea, la tradizione classica diventa strumento per raccontare l’uomo e la donna di oggi, colti in quell’equilibrio instabile tra memoria e attualità, speranze e perdita di orientamento.
Lo spettacolo approda allo Spazio Rossellini, polo culturale multidisciplinare della Regione Lazio gestito da ATCL Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, nell’ambito della programmazione che questo luogo dedica alla ricerca scenica. Qui LidOdissea si presenta come un viaggio inedito dentro e oltre l’immaginario collettivo: antichi miti e quotidianità si rispecchiano l’uno nell’altra, restituendo il ritratto di una generazione sospesa, divisa tra il desiderio di trovare una direzione e un senso diffuso di smarrimento, in bilico fra ciò che ricordiamo e quello che viviamo ora.
Una famiglia in vacanza tra mito e smarrimento contemporaneo
Il cuore narrativo di LidOdissea è una famiglia: Ulisse, Penelope e Telemaco sono in vacanza in uno stabilimento balneare, un lido qualsiasi che diventa luogo simbolico. Tra flashback e flashforward, i tre riportano alla luce le tappe del viaggio mitologico, trasformandole in tappe di un percorso interiore. Insieme a loro, la figura di un aedo non vedente li accompagna in una traversata che si svolge dentro e fuori di sé, alla ricerca di un punto fermo in uno spazio e in un tempo che sembrano irriconoscibili.
Quel viaggio non riguarda solo i tre protagonisti, ma riflette la condizione di molti. Attraverso la vacanza al mare, la drammaturgia svela un itinerario intimo alla scoperta dei limiti, delle difficoltà e dei paradossi che attraversano la società in cui viviamo. Il lavoro nasce dal desiderio di indagare il senso di inquietudine che sembra avvolgere l’uomo contemporaneo, immerso in un contesto che spesso ne alimenta l’inadeguatezza e ne mette a nudo le fragilità, emotive e sociali, in modo doloroso e lucidissimo.
Tempo compresso, spazio dilatato e relazioni in crisi
Nel mondo evocato dallo spettacolo, il tempo di oggi appare contratto e insufficiente, mentre lo spazio sembra dilatarsi fino a diventare ingestibile. La società ci vorrebbe presenti ovunque, sempre più rapidi, e allo stesso tempo ci lascia paradossalmente senza minuti reali da dedicare a noi stessi. In questo scenario si delinea un ritratto collettivo simile a un vuoto scintillante, nel quale problemi un tempo attribuiti solo ai più giovani hanno travolto anche chi ha cinquanta o sessant’anni, una macrogenerazione schiacciata dai cliché del contemporaneo e dalla “società della performance”, accomunata da impotenza e dalla sensazione di non riuscire mai a raggiungere gli obiettivi richiesti.
In questo quadro, la predominanza del virtuale sul reale altera in profondità la percezione degli individui, incanalandoli in automatismi che impoveriscono le capacità emotive e relazionali. L’errore umano viene vissuto come una colpa da espiare, i numeri pesano più delle parole, ogni gesto è valutato in termini di efficienza e rendimento e l’unica alternativa è sentirsi falliti. I protagonisti di LidOdissea rievocano così incontri con personaggi stravaganti, episodi comici e tragici, situazioni paradossali e grottesche: quattro figure che, nella loro inadeguatezza di fronte al mondo contemporaneo, riflettono su identità, modo di stare al mondo ed evoluzione dei rapporti tra esseri umani.
Genesi e sguardo scenico di LidOdissea
LidOdissea nasce dall’incontro tra il vissuto personale degli artisti e lo studio accurato del poema omerico. Nel confrontarsi con l’Odissea, Berardi e Casolari hanno riconosciuto dinamiche archetipiche sorprendentemente vicine al nostro presente e le hanno trasformate in una drammaturgia originale, proseguendo e approfondendo la riflessione sulla società contemporanea avviata nei lavori precedenti: il testo antico diventa sottotraccia, un tessuto nascosto che affiora in echi mitologici intrecciati a racconti di oggi. Il mare di Ulisse è allora riscritto in un linguaggio umano e attuale, convertito in spazio interiore in cui ciascuno è chiamato a navigare. Sul palco, la consueta intensità interpretativa della compagnia, la miscela di ironia, visione e pensiero critico, si combina con la musica dal vivo, per alternare momenti di levità a passaggi di profonda commozione e offrire uno sguardo acuto sul nostro tempo.
Questa nuova creazione si inserisce in un cammino che la Compagnia Berardi Casolari porta avanti da anni, un itinerario teatrale, poetico e civile che usa la scena per interrogare la società e chi la abita. In questa prospettiva, anche l’attenzione allo spettatore diventa centrale: per LidOdissea può essere predisposta l’audiodescrizione dal vivo, resa possibile grazie all’utilizzo dell’applicazione Converso in collaborazione con la Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli. Un gesto concreto che apre il viaggio del lido anche a chi vede con altri sensi, ribadendo il valore inclusivo del teatro.
