Quando la storia bussa di nuovo alla porta del presente, il teatro diventa il luogo dove ascoltarla. Con “La distanza dalla luna” il regista e musicista Davide Cavuti guida lo spettatore dentro la decisione di Celestino V, trasformando un gesto antico in una riflessione viva sulle nostre inquietudini collettive.
Il riconoscimento istituzionale e il suo significato
Il valore culturale e civile di “La distanza dalla luna” è stato sottolineato dal Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Federico Mollicone. Con un sostegno espresso con grande convinzione, il parlamentare ha definito il recital teatral-musicale un lavoro capace di inserirsi con forza e originalità nel solco della grande tradizione del teatro italiano, grazie alla compresenza di parola, musica e pensiero critico in una forma vitale e aperta a ogni pubblico. Mollicone ha rivolto un ringraziamento esplicito agli interpreti Marco Bocci e Fabrizio Sabatucci e al regista Davide Cavuti, legando il loro impegno alla necessità di continuare a considerare l’arte come uno degli strumenti fondamentali per la crescita della comunità nazionale.
Le parole di Mollicone restituiscono il cuore del messaggio istituzionale che accompagna questo progetto: sostenere un’esperienza artistica significa, per lui, difendere la libertà, la dignità e la speranza condivisa. In questa prospettiva, “La distanza dalla luna” viene letta come un’occasione per riavvicinare il pubblico a un teatro che non si limita a intrattenere, ma che invita a interrogarsi sul presente, mettendo in relazione memoria storica, responsabilità civica e desiderio di una convivenza più giusta. L’apprezzamento delle istituzioni conferma così quanto il recital punti a un dialogo largo, capace di raggiungere spettatori di età e sensibilità differenti.
La rinuncia di Celestino V e il dialogo tra i Papi
Al centro dell’opera c’è la scelta compiuta da Papa Celestino V il 13 dicembre 1294, quando, durante un concistoro destinato a lasciare un segno profondo nella storia della Chiesa, decise di rinunciare al pontificato. Il recital prende le mosse da un dialogo immaginato tra Celestino e Papa Bonifacio VIII, che permette di attraversare la complessità di quel passaggio epocale: un confronto simbolico in cui emergono dubbi, motivazioni intime, tensioni spirituali e pressioni esterne. Il testo della rinuncia, tramandato attraverso una bolla analoga di Bonifacio VIII, restituisce la voce del pontefice che, richiamandosi a ragioni legittime, all’umiltà, alla fragilità del proprio corpo e alla malignità della plebe, dichiara di abbandonare in modo libero e spontaneo l’incarico ricevuto.
Da quel gesto di rinuncia si sviluppa la trama emotiva e concettuale di “La distanza dalla luna”. Lontano dall’essere una semplice rievocazione storica, lo spettacolo fa emergere il messaggio di pace che Celestino V ha consegnato ai secoli, trasformandolo in uno specchio in cui osservare il nostro tempo, segnato da conflitti, instabilità e fragilità diffuse. La distanza cronologica viene così annullata: le parole del papa dimissionario risuonano come un invito a ripensare il potere, la responsabilità personale e la possibilità di scegliere la non violenza, aprendo una riflessione che riguarda tanto la dimensione individuale quanto quella collettiva.
Drammaturgia, musica e immagini di un racconto contemporaneo
“La distanza dalla luna” è un recital teatral-musicale costruito da Davide Cavuti intrecciando testo, partiture originali e suggestioni visive. Il regista, che firma anche le musiche, affida alla chitarra di Franco Finucci e alle voci di Marco Bocci e Fabrizio Sabatucci il compito di dare corpo a figure sospese tra passato e presente, in un continuo gioco di rimandi tra la storia della Chiesa e le inquietudini dell’oggi. La drammaturgia alterna momenti di parola, sezioni musicali, attimi di riflessione e immagini dal sapore poetico, trasformando il testo della rinuncia di Celestino V in un tessuto narrativo vibrante, in cui ogni elemento scenico è pensato per coinvolgere emotivamente lo spettatore e condurlo dentro le pieghe più intime del racconto.
Accanto alla vicenda dei pontefici, lo spettacolo apre uno spazio narrativo dedicato a uomini e donne costretti a confrontarsi con la violenza, il disagio e la privazione della libertà. In questo scenario duro, una luce continua però a filtrare: la speranza, che diventa gesto di liberazione interiore e promessa di un domani diverso. La regia di Cavuti compone un affresco umano in cui i tratti più autentici dei personaggi emergono con naturalezza, invitando il pubblico a proteggere quello che Shakespeare chiamava la “sostanza dei sogni”, intesa come uno spazio indispensabile per l’esistenza del singolo e della collettività, luogo fragile ma necessario in cui immaginare nuovi equilibri.
Le voci degli interpreti
Per Marco Bocci, impegnato in scena in questo nuovo progetto, “La distanza dalla luna” è innanzitutto il racconto di un messaggio di pace che attraversa sette secoli, a partire dall’abdicazione del primo Papa Celestino V, indicata nell’anno 1343. L’attore sottolinea come questa lunga traiettoria temporale renda ancora più potente il significato dello spettacolo, che lo vede affiancato da Fabrizio Sabatucci. Insieme a loro, il maestro Davide Cavuti, presente sia alla regia sia alla guida musicale, costruisce un dialogo serrato tra parole e suoni, offrendo agli interpreti una partitura densa da abitare con sensibilità e rigore.
Fabrizio Sabatucci interpreta il progetto come una sorta di amplificatore simbolico, pensato per far arrivare più lontano possibile un appello alla pace. Nelle sue parole, il mondo in cui viviamo è ancora segnato da guerra e sangue e rimane distante dalla serenità, dalla fraternità e dalla solidarietà tra i popoli, distante quanto la distanza che separa la terra dalla luna. Il suo sguardo mette in evidenza l’urgenza di usare il linguaggio del teatro per dare voce a chi chiede un orizzonte più umano e condiviso.
Date, luoghi e produzione dello spettacolo
La produzione di “La distanza dalla luna” è curata da ASSOPROF – Associazione di Professionisti Mentana – Lazio, realtà che sostiene la circuitazione di questo lavoro. Il recital sarà presentato sabato 22 novembre alle ore 21:00 al Teatro A. Di Iorio di Atessa e domenica 23 novembre alle ore 18:00 al Teatro Gennaro Finamore di Gessopalena, entrambi in provincia di Chieti. In queste due serate il pubblico potrà incontrare un’opera che affonda le proprie radici nel messaggio di pace consegnato da Celestino V, trasformato in un racconto capace di parlare con chiarezza al presente attraversato da tensioni, conflitti e fragilità.
Guardando nel loro insieme i diversi piani del racconto, emerge con chiarezza come “La distanza dalla luna” si proponga di tenere insieme vicenda storica, sensibilità contemporanea, tensione poetica e impegno civile. In questo intreccio il teatro ritrova la sua funzione più alta: non soltanto offrire emozione estetica, ma illuminare ciò che accade oggi e alimentare una coscienza collettiva più vigile. La scelta di raccontare la rinuncia di Celestino V e le ferite del nostro tempo attraverso la forza della scena invita ogni spettatore a misurare la propria personale “distanza” da un’idea di mondo più pacifico, solidale e attento alla dignità di ciascuno.
