Nella cornice dell’Atelier Musicale, XXXI edizione, Milano dedica una serata intensa alla memoria di Pier Paolo Pasolini. Sabato 22 novembre 2025, alle 17.30, l’Auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro ospita lo spettacolo di musica e poesia …Soave poeta, quel mio omonimo che ancora ha il mio nome…, firmato da Alessandro Solbiati.
Un omaggio a Pasolini
Lo spettacolo, concepito da Solbiati per il centenario della nascita del grande scrittore e intellettuale “corsaro”, nasce come tributo a una figura che ha segnato in profondità il Novecento italiano. Presentato in diverse città del paese, questo lavoro torna ora a Milano e intreccia il ricordo del centenario con quello del cinquantesimo anniversario della morte di Pasolini, protagonista assoluto della nostra cultura, della letteratura e del cinema, evocato qui attraverso un dialogo serrato tra parola poetica e suono, in una serata a lui interamente dedicata.
Fin dalla concezione, il lavoro ha un’impronta esplicitamente teatrale: la rappresentazione è costruita come un percorso scenico in cui musica e parola agiscono insieme, quasi come personaggi. Solbiati lo descrive come un viaggio nel mondo poetico, interiore e artistico di Pasolini, articolato in un Prologo, quattro sezioni e un Epilogo. Le letture attingono a testi tratti da La ricchezza (n. 6), La religione del mio tempo, Appendice alla religione del mio tempo, Umiliato e offeso, Poesie incivili e Poesie in forma di rosa, che qui risuonano in stretto contatto con le partiture.
La struttura dello spettacolo tra prologo, quattro atti ed epilogo
Il percorso sonoro prende avvio dal Prologo, interamente affidato al pianoforte di Maria Grazia Bellocchio, dove si susseguono il XII Interludio, il X Interludio e il primo movimento della Sonata terza di Solbiati. Fin dalle prime battute il programma, pensato perché le musiche si intreccino alle letture, alterna pagine originali del compositore a trascrizioni di brani amatissimi da Pasolini, tra cui spiccano Johann Sebastian Bach e i canti della tradizione popolare friulana, che l’autore rielabora con cura minuziosa, sottolineando la continua osmosi tra dimensione colta e radici popolari.
La prima sezione, dedicata a infanzia e giovinezza, introduce una dimensione più istintiva: Bellocchio improvvisa direttamente sulla cordiera del pianoforte, seguendo indicazioni grafiche in partitura, e apre la strada a Pellicano (parte I) per soprano solo, affidato a Laura Catrani. La seconda parte, intitolata la madre, avvicina la figura materna e la terra friulana attraverso i canti di Arturo Zardini Il Cîl e Stelutis alpinis, nelle trascrizioni per soprano e pianoforte di Solbiati, accanto a Pellicano (parte II) e a Erbarme dich dalla Matthäus-Passion di Bach, anch’esso rielaborato per voce e pianoforte.
Nella terza sezione, denominata la poesia, l’attenzione si concentra nuovamente sul pianoforte solo, con il VII Interludio e il secondo movimento della Sonata terza, che fanno da contrappunto alle parole di Pasolini. La quarta parte, la morte (e ancora la poesia), riunisce Agnello per soprano solo, una Sarabanda dalla V Suite per violoncello solo di Bach trasformata da Solbiati in pagina per pianoforte con echi di voce, e il terzo movimento della Sonata terza; nell’Epilogo emerge infine l’Alleluja dai Sette pezzi, nella versione per soprano e pianoforte.
I protagonisti in scena
Al centro della parte recitata c’è la voce di Fabio Zulli, chiamato a incarnare idealmente Pasolini e a guidare il pubblico lungo il filo dei testi poetici. Nel 2011 ha fondato la Compagnia Oyes, con cui ha ottenuto per due volte il premio Giovani Realtà del Teatro e il Premio Hystrio-Iceberg come migliore compagnia under trentacinque. Al suo percorso teatrale affianca ruoli al cinema con registi quali Gianni Amelio, Michela Andreozzi, Giuseppe Tornatore, Tonino Zangardi e Francesco Visco, partecipazioni a produzioni di musica classica e un’intensa attività come voce narrante di audiolibri per Audible e Storytel; dal 2022 è inoltre coordinatore artistico del Teatro del Borgo di Milano.
Accanto a lui, il soprano Laura Catrani dà corpo sonoro alla figura della Madre e della Madre Terra friulana, elementi centrali nel lavoro pasoliniano evocato dallo spettacolo. Diplomata in canto lirico e in musica vocale da camera al Conservatorio G. Verdi di Milano, è considerata dalla critica una voce di riferimento per il repertorio del Novecento e contemporaneo, cui affianca una presenza costante nel teatro d’opera tradizionale, con particolare predilezione per i ruoli mozartiani e settecenteschi. Viene regolarmente invitata da Conservatori e istituzioni musicali per tenere masterclass dedicate alla vocalità contemporanea, con attenzione speciale alla composizione per voce sola, ambito in cui ha maturato un’esperienza riconosciuta.
Il pianoforte e il dialogo con Bach e la tradizione friulana
Elemento cardine dell’organico è il pianoforte di Maria Grazia Bellocchio, musicista che ha fatto del repertorio classico e contemporaneo il proprio campo d’elezione. Invitata dalle principali istituzioni concertistiche italiane e straniere, ha suonato in formazioni da camera con interpreti quali Ingo Goritzki, Han de Vries, Rocco Filippini, Franco Petracchi, Elizabeth Norberg-Schulz, Salvatore Accardo e Bruno Giuranna. Per le etichette Ricordi e Stradivarius ha inciso pagine di Bruno Maderna, Sandro Gorli, Franco Donatoni, Matteo Franceschini, Stefano Gervasoni e Ivan Fedele, mentre la collaborazione stabile con il Divertimento Ensemble diretto da Gorli le ha permesso di confrontarsi con un repertorio che spazia da Bach ai più giovani compositori contemporanei.
Al centro del progetto sta naturalmente la figura di Alessandro Solbiati, tra i compositori contemporanei italiani più seguiti e premiati. A lui hanno affidato commissioni importanti teatri di grande prestigio, a cominciare dal Teatro alla Scala, e ha svolto un’intensa attività di docente di composizione al Conservatorio di Milano. Perfezionatosi con Franco Donatoni, ha attraversato le complesse vicende della musica eurocolta odierna mantenendo una libertà assoluta di linguaggio e una notevole varietà espressiva. In questo spettacolo firma le musiche originali, le trascrizioni dai brani di Bach e dai canti friulani di Arturo Zardini, oltre alla concezione complessiva del percorso musicale e drammaturgico.
L’Atelier Musicale e i dettagli della serata
La serata milanese rappresenta la chiusura della prima parte della XXXI edizione dell’Atelier Musicale, rassegna curata dall’associazione culturale Secondo Maggio. A garantire la coerenza artistica del progetto sono Giuseppe Garbarino e Maurizio Franco, responsabili della direzione e del coordinamento, con Gianni Bombaci alla presidenza e Enrico Intra nel ruolo di vicepresidente. Sarà lo stesso Franco a introdurre lo spettacolo, ospitato all’Auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro, in corso di Porta Vittoria 43, 20122 Milano, cornice scelta per questo incontro tra musica, poesia e memoria.
…Soave poeta, quel mio omonimo che ancora ha il mio nome… è presentato come spettacolo per voce recitante maschile, voce cantante femminile e pianoforte, nel quale le musiche di Solbiati, le pagine di Bach e i brani popolari friulani musicati da Arturo Zardini, rielaborati nelle trascrizioni del compositore, si combinano con le letture dei testi di Pier Paolo Pasolini. Per assistere al concerto è previsto un biglietto di 10 euro, cui si aggiunge una tessera associativa obbligatoria, ordinaria da 5 euro oppure di sostegno da 10 euro, secondo le modalità stabilite dall’organizzazione.
