Stamattina Napoli si è raccolta attorno a Piazza del Plebiscito. La musica dei bar si è abbassata, il brusio dei passanti pure, e per qualche istante si è sentito quasi solo il fruscio del Tricolore. Davanti alla Bandiera d’Istituto, gli allievi della Scuola Militare Nunziatella del 238° corso, dedicato alla Medaglia d’Oro al Valor Militare tenente colonnello Alberto Bechi Luserna, hanno pronunciato il loro “Lo giuro” di fedeltà alla Repubblica Italiana, circondati da istituzioni, famiglie e cittadini arrivati da tutta Italia.
Quel grido è arrivato alla fine di giornate intense, in cui Napoli ha incrociato la sua storia con il futuro di questi ragazzi. Da una parte il giuramento solenne del 238° corso, dall’altra il “Villaggio Esercito” disteso tra il lungomare Caracciolo e la rotonda Diaz, più di 17.000 metri quadrati di mezzi, tecnologie e reparti specialistici aperti a chiunque volesse avvicinarsi al mondo militare, mentre la città ricordava i suoi 2.500 anni di storia e la Nunziatella festeggiava il 238° anniversario.
Un giuramento nel cuore di Piazza del Plebiscito
La cerimonia si è tenuta in mattinata. In piazza erano schierati gli allievi in uniforme, la Bandiera d’Istituto, i reparti in armi. In prima fila il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, il comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Antonello Vespaziani, e il comandante della Scuola, colonnello Alberto Valent, insieme a molte autorità civili e religiose e alle rappresentanze delle associazioni combattentistiche e d’arma.
Quando il colonnello Valent ha terminato la sua allocuzione e la formula di rito è stata letta, i ragazzi e le ragazze del 238° corso hanno risposto tutti insieme, a voce piena. Quel “Lo giuro” ha attraversato la piazza, ha toccato le facciate di Palazzo Reale e della Basilica di San Francesco di Paola e ha segnato il momento in cui questi giovani sono entrati, per davvero, nella grande famiglia dell’Esercito Italiano, assumendo davanti alla città il loro impegno verso le istituzioni della Repubblica.
Il 238° corso dedicato ad Alberto Bechi Luserna
Il corso che oggi ha giurato porta il nome del tenente colonnello Alberto Bechi Luserna, ufficiale decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare e ex allievo della Nunziatella tra il 1919 e il 1921. La scelta di dedicargli il 238° corso non è soltanto un omaggio formale: lega il cammino dei nuovi cadetti a una figura che ha testimoniato con la vita la propria idea di servizio e di responsabilità. In questo modo la storia personale di un ex allievo diventa parte del bagaglio quotidiano dei giovani che oggi iniziano il loro percorso in uniforme.
Dentro ciascuna compagnia, il nome Bechi Luserna è diventato in questi mesi un riferimento concreto: viene ricordato durante le lezioni di storia militare, citato nelle attività formative, richiamato nei momenti di preparazione al giuramento. Non come un’icona distante, ma come esempio di coerenza tra valori dichiarati e scelte compiute, un filo che collega le generazioni di allievi che hanno attraversato i cortili della Scuola dal 1787 a oggi.
Le parole di Isabella Rauti: tradizione, tecnologia, impegno personale
Nel suo intervento in piazza, il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti si è rivolta direttamente ai giovani del 238° corso parlando di vero e proprio “battesimo militare” e legando il loro giuramento allo scenario internazionale segnato da minacce ibride e instabilità. Rauti ha insistito sulla responsabilità di chi indossa l’uniforme in un contesto in cui sicurezza, tecnologia e informazione sono strettamente intrecciate, sottolineando come la Nunziatella rappresenti una delle scuole militari più antiche al mondo e, allo stesso tempo, un laboratorio che prepara alle sfide del presente.
Il messaggio ai cadetti è stato chiaro: portare nella vita di tutti i giorni quei valori di disciplina, lealtà e senso delle istituzioni che vengono trasmessi tra i banchi, nelle camerate e sul piazzale degli onori, facendo convivere tradizione e innovazione. Lo slogan indicato al termine del suo intervento, “portate la tradizione nel mondo digitale”, riassume l’idea di una generazione chiamata a muoversi con naturalezza tra storia, tecnologia e responsabilità pubblica.
Il generale Masiello e una leadership che parte dalle radici familiari
Quando ha preso la parola il generale Carmine Masiello, capo di Stato Maggiore dell’Esercito, si è rivolto agli allievi del 238° corso in maniera diretta, quasi confidenziale. Ha ricordato cosa significhi, a quell’età, decidere di lasciare casa, amici, abitudini quotidiane e scegliere una strada che chiede impegno vero, fatta di dovere, disciplina e rispetto, giorno dopo giorno, senza scorciatoie.
Poi è arrivato il passaggio sulla leadership, quello che ha fatto segnare più di qualcuno sul taccuino. Il generale ha spiegato che chi si considera leader ma non ha nessuno dietro di sé non sta guidando, sta semplicemente passeggiando, riprendendo la frase che ha voluto consegnare a questi ragazzi come monito. Non conta mettersi al centro della scena, ha aggiunto, ma riuscire a far crescere chi ti cammina accanto. Il comando, visto così, diventa un servizio: richiede esempio concreto, affidabilità, attenzione costante alle persone che ti vengono affidate.
Il generale ha intrecciato questo ragionamento con un richiamo molto semplice, ma potentissimo, alle radici familiari: tenere sempre con sé la voce dei nonni, lo sguardo dei genitori, i volti che hanno accompagnato l’infanzia. In quelle immagini Masiello ha collocato la forza per rialzarsi nei momenti difficili, la capacità di distinguere tra bene e male e la possibilità di scegliere il giusto quando le circostanze mettono alla prova. La dignità, ha ricordato, è un’eredità che si riceve da chi ci ha cresciuti e un dono che si lascia a chi verrà dopo.
Paracadutisti, Tricolore e famiglie: la piazza come abbraccio collettivo
A chiudere la cerimonia non sono stati i discorsi, ma una scena che difficilmente ci si dimenticherà. I paracadutisti dell’Esercito Italiano sono scesi su Piazza del Plebiscito, le vele aperte a formare il Tricolore sopra i palazzi e la basilica, mentre da terra partivano applausi e qualcuno si commuoveva. È stato il momento in cui i cadetti hanno potuto sciogliere la tensione e stringersi ai genitori, ai nonni, ai fratelli: un abbraccio lungo, sentito, che ha dato un volto familiare al loro giuramento.
Attorno alla piazza si sono ritrovati ex allievi di diverse generazioni, associazioni combattentistiche, rappresentanti di istituzioni locali e semplici cittadini incuriositi dal rito. In molti casi, nelle file del 238° corso erano presenti ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia, raccontati in questi giorni dalle cronache locali come simboli delle proprie comunità di origine: storie di sedicenni che hanno scelto la Nunziatella come strada di crescita personale e professionale, dentro un contesto che fonde formazione liceale e vita militare.
Il “Villaggio Esercito” sul lungomare: mezzi, tecnologia e dialogo con i giovani
Il giuramento del 238° corso non è arrivato da solo. Rientra in un fine settimana in cui, dal 14 al 16 novembre, il lungomare di Napoli si è trasformato in una sorta di grande finestra aperta sull’Esercito. Tra via Caracciolo e la rotonda Diaz ha preso forma il “Villaggio Esercito”, uno spazio espositivo di oltre 17.000 metri quadrati con aree dedicate all’addestramento, ai mezzi in dotazione e ai percorsi di carriera, pensato per far toccare con mano a cittadini e giovani cosa significhi, concretamente, scegliere la vita militare.
Il generale di Corpo d’Armata Gianpaolo Mirra, comandante territoriale nazionale, ha inaugurato il villaggio che resterà aperto fino a domenica con orario continuato tra le 9 e le 17, accompagnato dalle trasmissioni di Radio Esercito. I visitatori possono vedere da vicino l’elicottero d’attacco A129 Mangusta, i veicoli VTLM “Lince” e VTMM “Orso”, i sistemi CBRN per il contrasto alle minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari, diversi tipi di droni e il “cane robot”, simbolo della frontiera tecnologica. Accanto ai mezzi, sono presenti reparti come l’Istituto Geografico Militare, il Meteomont e le unità cinofile, mentre le aree esperienziali permettono di cimentarsi nell’arrampicata su parete, nel military fitness e nel simulatore di volo per elicotteri “Rolfo”.
Una città di fronte ai suoi cadetti: tradizione che guarda avanti
Napoli, in questi giorni, non è solo lo sfondo del giuramento: è protagonista a pieno titolo. Le iniziative dedicate ai 2.500 anni di storia della città si intrecciano con i 238 anni della Nunziatella, “madre delle scuole militari italiane”, costruendo un racconto che tiene insieme memoria, identità e futuro.
Per i cadetti del 238° corso, il giuramento di oggi è un punto di partenza. Per chi li ha accompagnati fino a Piazza del Plebiscito, è la conferma che una certa idea di servizio pubblico, di appartenenza alla Repubblica e di responsabilità verso gli altri è ancora capace di parlare alle nuove generazioni. Noi, che abbiamo guardato questa piazza riempirsi di uniformi, famiglie e colori del Tricolore, usciamo da questa giornata con una certezza: la Nunziatella continua a essere uno dei luoghi in cui questi valori si imparano, si mettono alla prova e, soprattutto, si vivono.
