La politica italiana saluta Cesare Cursi, avvocato cassazionista, già senatore di Alleanza nazionale e più volte sottosegretario nei governi di centrodestra. Aveva 82 anni ed è stato per decenni una figura riconoscibile nei palazzi romani, tra aule parlamentari, commissioni e riunioni tecniche in cui spesso restava defilato, lasciando parlare i dossier più che le dichiarazioni. La sua scomparsa tocca un pezzo di storia che va dalla Democrazia cristiana al centrodestra di governo.
Nelle parole della famiglia, che lo definisce un uomo di “alto profilo istituzionale” e di raro equilibrio, si legge il ritratto di chi ha vissuto la politica come mestiere serio, meticoloso, poco incline agli strappi. Lascia due figli e tre nipoti, un lungo percorso tra Camera, Senato e ministeri e il ricordo, condiviso da molti esponenti di maggioranza e opposizione, di una presenza costante e affidabile, soprattutto sui temi sanitari, industriali e del rapporto tra istituzioni e territorio.
La notizia della morte e l’ultimo saluto a Palazzo Madama
La notizia della morte è arrivata nel pomeriggio con una nota dei familiari, subito rilanciata dalle istituzioni nazionali. Nel messaggio, oltre al cordoglio, viene ricordato il suo impegno “al servizio delle istituzioni e del Paese”, maturato tra Camera dei deputati e Senato della Repubblica, e il suo modo di lavorare fatto di sobrietà, discrezione, attenzione silenziosa ai dossier. A renderne il profilo pubblico non sono solo gli incarichi, ma il giudizio di chi lo ha incrociato nelle commissioni e nei corridoi di Palazzo Madama.
Per chi vorrà rendergli omaggio, la camera ardente verrà allestita al Senato della Repubblica, nella Sala Nassirya, lunedì 17 dalle 10 alle 18. I funerali sono stati fissati per martedì 18, alle 14, nella chiesa di Santa Chiara, in piazza Giuochi Delfici a Roma. La scelta di Palazzo Madama come luogo dell’ultimo saluto sottolinea il legame stretto con l’istituzione dove Cursi ha trascorso una parte decisiva della propria vita pubblica.
Le radici romane, gli studi di diritto e l’avvocatura
Cesare Cursi nasce a Roma il 18 dicembre 1942, in una città che resterà sempre il suo punto di riferimento politico e personale. Si laurea in Giurisprudenza e intraprende la professione di avvocato cassazionista, costruendosi una reputazione di tecnico rigoroso del diritto prima ancora che di parlamentare. L’impostazione giuridica segnerà il suo stile, dalla cura dei testi normativi alla diffidenza verso le semplificazioni, con un’attenzione particolare all’impatto concreto delle leggi sulla vita delle persone.
Negli anni Settanta matura le prime esperienze nelle istituzioni locali, come consigliere provinciale di Roma e poi consigliere regionale del Lazio nelle file della Democrazia cristiana. È una scuola politica molto concreta, fatta di bilanci, servizi, sanità territoriale, infrastrutture. Da qui nasce il suo sguardo sul rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, che resterà centrale anche quando passerà alle responsabilità nazionali, con un’idea di politica ancorata ai bisogni quotidiani più che alla sola dimensione ideologica.
L’incontro con Fanfani e il laboratorio della Prima Repubblica
La svolta arriva con il rapporto di fiducia costruito con Amintore Fanfani, di cui diventa capo della segreteria alla Presidenza del Consiglio negli ultimi governi guidati dallo statista democristiano. Successivamente segue Fanfani anche come capo della segreteria politica e direttore di gabinetto durante il suo terzo mandato da presidente del Senato. In quegli anni Cursi frequenta da vicino l’intreccio tra Governo, Parlamento e partiti, respirando una cultura politica in cui la mediazione non è una resa, ma un metodo di lavoro.
Quell’esperienza segna la sua identità: un cattolico sociale che vive la militanza non come appartenenza rigida, ma come servizio a una comunità di elettori e amministrati. L’attenzione a temi come sanità, territorio e coesione sociale lo accompagna anche quando cambia scenario partitico. Nei racconti di colleghi e avversari politici, torna spesso l’immagine di un mediatore capace di mantenere saldo il legame con il mondo fanfaniano pur attraversando stagioni politiche profondamente diverse.
Dalla Camera dei deputati al Governo, passando per i Trasporti
Con le elezioni politiche degli anni Ottanta e Novanta Cursi approda alla Camera dei deputati, dove viene eletto per due legislature nelle liste della Democrazia cristiana. Lavora nelle commissioni competenti su trasporti, poste, telecomunicazioni e attività produttive, concentrandosi sulle ricadute economiche e occupazionali delle grandi scelte infrastrutturali. Sono anni di trasformazione del sistema dei trasporti, dall’autotrasporto alla mobilità urbana, che lo vedono impegnato a tenere insieme sviluppo e tutela degli utenti.
Nel primo Governo Amato viene chiamato a ricoprire il ruolo di sottosegretario ai Trasporti, in un contesto segnato da tensioni sui conti pubblici e da scelte delicate sulla gestione dei servizi essenziali. Cursi porta in quell’incarico la sua formazione giuridica e l’esperienza maturata sul territorio laziale, seguendo da vicino i dossier che incrociano infrastrutture, sicurezza e competitività del sistema produttivo. Chi ha lavorato con lui ricorda la cura con cui entrava nei dettagli tecnici prima di assumere posizioni politiche.
Il centrodestra, Alleanza nazionale e i governi Berlusconi
Con la fine della Prima Repubblica Cursi sceglie il campo del centrodestra, portando la propria storia democristiana dentro Alleanza nazionale, dove diventa una figura di riferimento per l’area cattolica. Alle politiche dei primi anni Duemila viene eletto senatore nel collegio di Roma Centro e, nelle legislature successive, conferma il proprio radicamento nel Lazio, sempre nell’area che farà da perno alla costruzione del Popolo della Libertà. Il suo nome resta legato soprattutto ai temi sanitari, industriali e alle politiche per le imprese.
Nei governi Berlusconi II e III assume l’incarico di sottosegretario alla Salute, ruolo che lo pone al centro di discussioni cruciali sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, sul rapporto con le Regioni e sulle regole del settore farmaceutico. In quegli anni partecipa a numerosi incontri pubblici e tavoli tecnici, spesso nella Sala Nassirya del Senato, su temi che vanno dai farmaci biotecnologici ai biosimilari, fino alla regolazione dei mercati energetici e industriali che intersecano la spesa sanitaria.
La presidenza della Commissione Industria e il rapporto con il sistema produttivo
Tra il 2008 e il 2013 Cesare Cursi siede alla guida della 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo del Senato, il tavolo dove passano molte delle scelte che toccano direttamente l’economia del Paese. In quegli anni la Commissione si misura con temi concreti: liberalizzazioni, misure per dare fiato alle piccole e medie imprese, dossier sull’energia e sugli strumenti per accompagnare l’innovazione industriale. Nei resoconti parlamentari il suo nome torna spesso accanto alla dicitura di presidente che conduce audizioni delicate, segue da vicino le relazioni sul decreto liberalizzazioni e dialoga con la Commissione europea su iniziative come lo Small Business Act, cercando di tenere insieme esigenze delle imprese e quadro normativo.
Questa fase consolida l’immagine di un parlamentare che cerca di tenere insieme le ragioni delle imprese e quelle del lavoro, con una particolare sensibilità per i settori più esposti ai cambiamenti tecnologici. Dai biocarburanti alla farmaceutica, dai porti al turismo, la sua attività istituzionale lo vede spesso al centro di tavole rotonde e convegni, chiamato a spiegare scelte legislative complesse a platee fatte di imprenditori, sindacati, professionisti e amministratori locali.
Le voci del cordoglio: da La Russa a Rotondi, passando per Lollobrigida e Casini
Nelle ultime ore sono arrivati messaggi di cordoglio da un arco politico che attraversa più stagioni della Repubblica. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato Cursi come un senatore che “ha sempre servito le istituzioni con competenza, rigore e senso dello Stato”, sottolineando l’equilibrio con cui ha ricoperto ruoli di grande responsabilità tra Camera e Senato.
Il ministro Francesco Lollobrigida ha parlato di lui come di un “punto di riferimento per chi crede nel servizio pubblico”, legato al territorio e vicino ai cittadini, mentre Pier Ferdinando Casini ne ha richiamato la lunga collaborazione con Fanfani e l’attenzione costante alle persone più fragili. Maurizio Gasparri ha ricordato il contributo dato alla nascita di Alleanza nazionale come ponte tra area cattolica e destra politica, e Gianfranco Rotondi lo ha salutato come “ultimo democristiano fanfaniano”, sottolineando la continuità delle sue scelte tra Prima e Seconda Repubblica.
L’eredità politica e umana che parla ancora a chi fa politica oggi
Guardando al suo percorso, colpisce la coerenza di una figura che ha attraversato trasformazioni profonde del sistema dei partiti mantenendo saldo un nucleo di convinzioni: centralità del Parlamento, attenzione ai temi sanitari e industriali, idea della politica come lavoro paziente più che come performance mediatica. Il fatto che molti lo ricordino per sobrietà, discrezione e senso del dovere dice molto del suo modo di intendere il potere: non come palcoscenico, ma come responsabilità quotidiana.
Per voi lettori, al di là delle appartenenze, la storia di Cesare Cursi è anche uno spunto per interrogarsi su cosa significhi oggi dedicare una vita intera alle istituzioni, mettendo in conto riconoscimenti, fasi di ombra, passaggi difficili. La sua biografia intreccia l’Italia della Prima Repubblica, il centrodestra di governo, le grandi riforme nel campo della sanità e dell’industria. Lasciano un segno i ruoli, certo, ma anche l’idea che la politica possa ancora essere un lavoro serio, da portare avanti con rigore, continuità e attenzione alle persone, partendo magari proprio da quei due figli e tre nipoti che raccolgono ora, sul piano umano, la parte più intima della sua eredità.
