In una sala romana, le dinamiche di una famiglia del passato tornano a parlare al presente, tra risate, imbarazzi e tenerezza. Il teatro diventa così il luogo in cui la memoria si fa viva, grazie a una commedia che affonda le sue radici nella tradizione partenopea e nella storia di un grande clan artistico.
Una storia familiare che torna sul palcoscenico
Dal 21 novembre 2025 all’11 gennaio 2026 il Teatro Prati accoglie sul proprio palcoscenico “Ma c’è Papà”, una delle commedie più amate firmate da Peppino e Titina De Filippo. L’opera arriva a Roma in una nuova versione scenica curata da Fabio Gravina, che ne firma l’adattamento rispettando la forza originaria del testo e il suo impasto di leggerezza e profondità.
La sala di via degli Scipioni, al civico 98, nel cuore del quartiere Prati a Roma, è lo spazio di cui lo stesso Fabio Gravina cura la direzione artistica. Qui gli spettatori potranno assistere allo spettacolo in un calendario fitto: dal martedì al venerdì alle ore 21, il sabato con doppio appuntamento alle 17.30 e alle 21, la domenica alle 17.30. Per informazioni e prenotazioni è disponibile il numero 06 39740503, a conferma di una programmazione pensata per accogliere pubblici diversi e offrire più occasioni per immergersi nelle atmosfere della commedia.
Napoli e la scena, un legame secolare
Il ritorno di questo testo porta con sé l’eco di un rapporto antichissimo tra Napoli e il palcoscenico, un dialogo nato già nel Settecento e mai interrotto. In quella città la commedia dell’arte è sbocciata tra vicoli e piazze, a contatto diretto con la gente comune, per poi affinarsi e trovare una forma più compiuta grazie al lavoro di tre fratelli destinati a cambiare per sempre il modo di raccontare la vita sul palco.
Quei tre fratelli sono Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, artisti che hanno saputo trasformare la loro napoletanità in un linguaggio universale. Il loro teatro ha portato in ogni angolo del mondo suoni, umori e fragilità della città partenopea, divenendo un punto di riferimento imprescindibile. Fabio Gravina, da sempre innamorato di questa cultura, sceglie oggi di celebrarli riportando sul palco di Prati uno dei loro lavori più significativi. In questo gesto c’è il desiderio di custodire un’eredità preziosa e di consegnarla intatta alle nuove generazioni.
Dalle strade alla famiglia: l’intreccio di “Ma c’è Papà”
Nel cuore di questa commedia ci sono i malintesi, i battibecchi e le piccole grandi bugie che agitano una famiglia del pieno anni Trenta, periodo in cui i rapporti umani erano vissuti con una poesia diversa rispetto a oggi. La commedia costruisce una girandola di situazioni in cui tempi comici serrati e figure insieme divertenti e struggenti permettono di osservare, con uno sguardo ironico ma mai superficiale, la vita di coppia e i legami tra parenti, spingendo lo spettatore a riflettere e a sorridere nello stesso momento.
Il nuovo allestimento valorizza la natura corale del testo, dando voce a un interno familiare popolato da caratteri diversi, ognuno con la propria fragilità e il proprio modo di affrontare i cambiamenti. Lo spettatore viene accompagnato in un viaggio a ritroso, tra atmosfere che richiamano i racconti dei nonni e i profumi del Novecento italiano, con le sue fatiche quotidiane e le speranze che animavano chi cercava di costruirsi un futuro nonostante le ristrettezze del tempo. In filigrana riaffiorano proprio le difficoltà dell’epoca, raccontate con misura.
La prima volta in scena e i protagonisti di ieri
La storia di questo testo nasce dalla penna di Peppino e Titina De Filippo, che firmarono il lavoro portandolo poi in scena per la prima volta a Napoli, al Teatro Politeama. In quell’occasione i ruoli principali furono interpretati dagli stessi membri della famiglia: Eduardo De Filippo vestiva i panni di Federico, Peppino dava vita al personaggio di Stefanino e Titina incarnava Giovannina, creando un intreccio di finzione e biografia che contribuì al successo dell’opera.
Oggi quel patrimonio artistico rivive in una compagnia guidata in scena dallo stesso Fabio Gravina, che affianca al ruolo di regista quello di interprete. Accanto a lui troviamo Corrado Taranto, figlio d’arte e nipote di Nino Taranto, presenza che richiama subito una lunga tradizione comica. Il cast è completato da Sara Religioso, Rocco Tedeschi, Pierre Bresolin, Alida Tarallo, Luca Cardillo e Sara Scotto di Luzio, ensemble chiamato a muoversi come un organismo unico dentro i meccanismi millimetrici della commedia.
Il libro ritrovato e il valore della memoria
All’interno di questa programmazione, il Teatro Prati affianca alla scena la pagina scritta ospitando la presentazione di “Una famiglia difficile”, il volume autobiografico che Peppino De Filippo compose a 56 anni. Il libro, edito da Marotta e Marotta, torna ora in circolazione in una ristampa attesa e richiesta da molti, poiché considerato una vera rarità dagli appassionati e da chi desidera avvicinarsi più da vicino alla vita dell’autore. Si tratta di pagine che dialogano idealmente con la commedia, rivelandone il retroterra umano.
L’incontro tra la rappresentazione teatrale e questo testo ritrovato trasforma la programmazione del teatro in un’occasione di condivisione più ampia. Assistendo alla commedia, il pubblico non vive soltanto un momento di svago: entra in contatto con una storia artistica e familiare che merita di essere tramandata. Per questo appuntamento, che unisce risate e memoria, la serata a teatro diventa un modo concreto per rendere omaggio a un passato ancora capace di parlarci con forza. È un invito a fermarsi, ad ascoltare le voci di chi ci ha preceduto.
