Nel cuore della trasformazione digitale italiana, una quota crescente di computer integra già soluzioni di intelligenza artificiale, mentre Acer porta al centro del dibattito pubblico il proprio impegno verso imprese e scuole. A Roma, in un confronto istituzionale dedicato al rapporto tra tecnologia ed economia reale, l’azienda ha illustrato una visione che mette le persone prima dei dispositivi.
Un mercato di PC già orientato all’intelligenza artificiale
Nel suo intervento a Roma, Cristina Pez, Commercial Director B2B and Education di Acer EMEA, ha descritto una trasformazione digitale ormai visibile nei numeri del mercato. Richiamando un monitoraggio sull’Information Technology di CONTEXT, ha spiegato che in Europa il 44% dei PC oggi venduti è dotato di un chipset di nuova generazione, progettato per dialogare con sistemi di intelligenza artificiale. In Italia, questa quota ha superato un computer su tre, attestandosi intorno al 36%, con un salto netto rispetto al 25% registrato l’anno precedente, segnale concreto di un’accelerazione che non riguarda più soltanto le grandi organizzazioni.
Questi PC “AI ready”, pensati per interagire direttamente con piattaforme intelligenti, rappresentano per Pez la base tecnologica su cui costruire nuovi processi, tanto nelle aziende quanto nella formazione. Ma, ha osservato, la presenza di chip avanzati non basta. L’innovazione acquisisce valore solo quando nasce da una relazione stretta con chi ogni giorno vive fabbriche, uffici, laboratori, aule scolastiche. In quest’ottica, la tecnologia non viene più percepita come un oggetto distante, bensì come un alleato che prende forma a partire dalle esigenze operative e didattiche reali.
Acer e la missione di avvicinare persone e tecnologia
Alla base di questa lettura del cambiamento c’è la missione dichiarata di Acer, riassunta nel motto internazionale “Breaking barriers between people and technology”. Un principio che guida le scelte dell’azienda in un contesto in cui l’Intelligenza Artificiale entra sempre più a fondo nei processi produttivi e nei percorsi formativi. Il cuore di questa visione è semplice e ambizioso: ridurre la distanza tra persone e strumenti digitali, mettendo al centro le Piccole e Medie Imprese e il mondo dell’istruzione, considerati luoghi decisivi per determinare la qualità della crescita economica e sociale.
Proprio questa prospettiva ha motivato la partecipazione di Acer all’evento “Intelligenza artificiale – Economia reale”, svoltosi il 12 novembre nella Sala Isma presso il Senato della Repubblica. L’iniziativa, promossa dal senatore Massimo Garavaglia, è stata pensata come momento di confronto tra politica, imprese e operatori del settore per discutere come le tecnologie intelligenti possano incidere in modo concreto sull’economia del Paese. In questo scenario, il contributo di Acer ha portato una testimonianza che nasce dal contatto quotidiano con aziende e istituti scolastici, dove la trasformazione digitale è già una pratica e non solo un progetto.
Nel corso del dibattito, Cristina Pez ha presentato il punto di vista dell’azienda su come l’intelligenza artificiale possa tradursi in risultati tangibili. Il suo intervento ha insistito sulla necessità di legare ogni investimento tecnologico a obiettivi misurabili, come l’aumento della produttività, il rafforzamento della sicurezza e una collaborazione più fluida tra persone e reparti. Non basta introdurre algoritmi sofisticati, se questi non migliorano davvero il modo in cui si lavora, si impara e si collabora. Da qui l’idea che l’adozione dell’AI debba essere accompagnata da un ripensamento dei processi e non limitarsi a un semplice aggiornamento hardware.
Partner e progetti pilota per un’innovazione che parte dal territorio
Un ruolo decisivo, in questa visione, è affidato all’ecosistema di partner che affianca Acer sui territori. Rivenditori, system integrator e operatori locali sono descritti come un osservatorio privilegiato sulle necessità di imprese e scuole. Grazie alla loro presenza capillare, l’azienda può intercettare bisogni specifici e trasformare l’intelligenza artificiale da concetto astratto a strumento operativo. Ciò significa costruire soluzioni che tengano conto dei vincoli organizzativi, delle competenze disponibili e delle differenze tra settori, così da permettere a ogni realtà di utilizzare le nuove tecnologie in modo coerente con il proprio modo di lavorare e insegnare.
Accanto a questa rete di relazioni, Pez ha posto l’accento sulla centralità dei progetti pilota realizzati insieme ai partner. Queste sperimentazioni, condotte sul campo, permettono di verificare in tempi rapidi l’impatto degli strumenti di intelligenza artificiale e di adattarli alle condizioni reali. Formazione continua e prove concrete sono, nelle sue parole, gli elementi che trasformano l’AI in un motore di cambiamento per ogni reparto aziendale. Tra i casi citati figura Cieffe Milano, realtà artigianale specializzata nella confezione di abiti prêt-à-porter di alta gamma, che ha introdotto soluzioni intelligenti nei propri flussi senza intaccare la natura sartoriale del marchio, dimostrando come sia possibile innovare preservando le radici del proprio lavoro.
Scuola, lavoro e competenze del futuro
Il discorso si sposta poi sul mondo dell’istruzione, dove l’intelligenza artificiale è chiamata a rispondere alle trasformazioni del mercato del lavoro. Richiamando un’analisi del World Economic Forum, Cristina Pez ha ricordato che il 60% dei bambini che oggi frequentano la scuola primaria svolgerà, in futuro, professioni che ancora non esistono. Di fronte a questa prospettiva, la scuola non può limitarsi a trasmettere conoscenze tradizionali, ma deve garantire una alfabetizzazione digitale adeguata. Secondo Pez, gli strumenti di AI possono ampliare le opportunità di apprendimento, rendendo i percorsi più personalizzati e inclusivi, a condizione che siano accompagnati da attenzione alla sicurezza, ascolto costante e percorsi formativi dedicati.
Nello stesso passaggio, la manager ha richiamato ancora il World Economic Forum, che individua nelle cosiddette “21st century skills” la chiave per affrontare l’era digitale. Analisi dei dati, pensiero critico e collaborazione digitale sono indicati come competenze imprescindibili per permettere agli studenti di rispondere alle richieste di un contesto in continua evoluzione. L’uso dell’intelligenza artificiale in classe, in questa prospettiva, serve a sviluppare queste capacità, non a sostituire lo sforzo intellettuale. La sfida è far sì che i giovani imparino a comprendere, valutare e utilizzare in modo consapevole gli strumenti intelligenti che li accompagneranno nel futuro professionale.
Le tecnologie per la didattica nate dall’ascolto delle scuole
Perché tutto ciò diventi realtà, l’ascolto delle esigenze del mondo scolastico è considerato da Acer un passaggio irrinunciabile. Molti dei dispositivi proposti al settore education nascono da un dialogo diretto con docenti e istituzioni, che contribuiscono a definire funzionalità e modalità d’uso. È il caso, ad esempio, dei convertibili pensati per la didattica, progettati per essere utilizzati in configurazioni diverse a seconda delle attività in classe. Questi strumenti incarnano l’idea di una tecnologia che non viene calata dall’alto, ma prende forma a partire dalle metodologie di insegnamento, dalle dinamiche di aula e dalle esigenze di inclusione degli studenti.
In questa cornice, la tecnologia viene descritta come un mezzo per alleggerire il carico degli insegnanti e seguire più da vicino il percorso degli alunni. Secondo Cristina Pez, gli strumenti digitali non sono chiamati a rimpiazzare il docente, bensì a restituirgli tempo e lucidità, consentendogli di concentrarsi sulla relazione educativa. Attraverso piattaforme e dispositivi adeguati, l’insegnante può avere una visione più precisa dei progressi e delle difficoltà di ciascuno studente, intervenendo in modo mirato. L’obiettivo è far sì che l’innovazione tecnologica sostenga il lavoro quotidiano in classe, preservando il ruolo insostituibile della figura educativa.
I tre pilastri che guidano il percorso di Acer
Nelle battute finali del suo intervento, Cristina Pez ha sintetizzato l’approccio di Acer in tre parole chiave: prossimità, ascolto, formazione. La prossimità rimanda alla presenza sul territorio e al rapporto diretto con imprese e scuole; l’ascolto indica la capacità di raccogliere bisogni e trasformarli in soluzioni; la formazione rappresenta il filo che unisce tecnologie e persone, permettendo a chi le utilizza di trarne davvero beneficio. Grazie a questi tre pilastri, sottolinea Pez, i percorsi di innovazione possono diventare sostenibili, perché costruiti su basi umane prima che tecniche, e realmente utili per chi deve confrontarsi ogni giorno con la trasformazione digitale.
In questo quadro, l’intelligenza artificiale cessa di essere un’astrazione o un semplice argomento di moda e diventa un supporto concreto per la crescita delle imprese e la qualità della formazione. Acer rivendica così un ruolo di partner per chi desidera ripensare processi produttivi e didattici, mettendo al centro persone, competenze e responsabilità. Quando prossimità, ascolto e formazione si intrecciano, l’innovazione non si limita a introdurre nuovi strumenti, ma ridisegna il modo in cui lavoriamo e impariamo, generando valore sia nell’economia reale sia nelle aule scolastiche.
