In una sola notte, al CAM Museum di Casoria, l’energia di Napoli si ritrova in un dialogo inatteso tra opere, birra e musica dal vivo. Un appuntamento che trasforma una ricorrenza aziendale in un’esperienza condivisa, dove l’arte contemporanea, la birra artigianale e i suoni partenopei si intrecciano in un racconto corale.
Arte e birra
Da dieci anni la realtà partenopea Kbirr sperimenta un percorso originale, scegliendo di affiancare alla produzione di birra artigianale un progetto visivo costruito insieme ad artisti contemporanei. Questo dialogo ha generato una vera collezione d’arte, cresciuta parallelamente al birrificio e pensata per dare forma all’identità visiva dell’azienda, contribuendo al tempo stesso ad arricchirne il patrimonio culturale. In questo modo l’immagine del marchio si carica di significati, diventando parte di un racconto condiviso che mette in relazione il pubblico con la creatività degli artisti coinvolti.
Il risultato di questo percorso è oggi una raccolta di circa trenta opere, coordinate sul piano organizzativo da Alma Idrizi, che non si limita a decorare ma definisce il patrimonio iconografico del birrificio. Per la prima volta l’intera Collezione d’arte Kbirr viene presentata integralmente negli spazi del CAM Museum di Casoria, una struttura da sempre pronta ad accogliere contaminazioni e sperimentazioni che portano il linguaggio dell’arte contemporanea nel quotidiano, in contesti meno convenzionali e a contatto diretto con le persone.
Il CAM Museum come casa delle contaminazioni creative
Il CAM Museum si conferma, anche in questa occasione, come uno spazio attento alle istanze del territorio e alle forme di creatività che nascono da collaborazioni inedite. La scelta di ospitare la collezione di un birrificio partenopeo risponde a una visione aperta, che considera il museo non solo luogo di conservazione ma laboratorio in continuo dialogo con il presente, capace di far convivere pratiche artistiche diverse e di intercettare pubblici lontani dai circuiti tradizionali e di rinnovare costantemente il proprio ruolo culturale.
Per il direttore Antonio Manfredi, la nascita di una collezione rappresenta sempre un passaggio carico di responsabilità e coinvolgimento, soprattutto quando approda in un museo come quello di Casoria. La presentazione della raccolta legata a Kbirr viene letta come l’avvio di una progettualità prestigiosa, in cui gli artisti diventano veri ambasciatori di una specificità territoriale. Riunire le loro opere in un corpus coerente significa, nella sua visione, riconoscerne il valore e documentare l’evolversi di una coscienza artistica condivisa, che il CAM si impegna a sostenere e far crescere.
Decennale Kbirr
La presentazione della Collezione d’arte Kbirr diventa il cuore di una serata speciale fissata per venerdì 14 novembre, a partire dalle 21.00, negli spazi del CAM. L’ingresso è previsto con un contributo di 5 euro, destinato a sostenere il museo, con prenotazione al numero +39 3332972239. L’appuntamento è concepito come un’anteprima delle celebrazioni per il decimo anniversario del birrificio, che proseguiranno il 21 dicembre nella sede Kbirr con un open day e un party dedicato ad amici, sostenitori e collaboratori.
Il fondatore Fabio Ditto legge questi dieci anni di attività come un viaggio costruito su emozioni, condivisione e creatività, reso tangibile proprio dalla nascita della collezione. Nella sua visione, le opere riunite al CAM sono tasselli di un progetto culturale che ha trasformato la birra in un vero manifesto visivo e sociale. Ogni artista ha interpretato lo spirito di Kbirr con linguaggi diversi, dall’ironia alla provocazione, contribuendo a fare del brand una galleria diffusa di arte urbana e contemporanea, riconoscibile in molti contesti legati alla quotidianità.
Un racconto pop della città di Napoli
Nella collezione confluiscono le opere di dodici protagonisti della scena contemporanea: Roxy in the Box, Iabo, Luca Carnevale, il Collettivo Cuoredinapoli, Alessandro Flaminio, Luigi Gallo, Vincenzo Ionà, Pasquale Manzo, Luigi Masecchia, Nicola Masuottolo, Maura Messina e Rossella Sacco. Ognuno, con la propria cifra, ha contribuito a raccontare Napoli attraverso un linguaggio pop immediato, capace di entrare nell’immaginario collettivo e di restituire, in forme diverse, l’energia della città, i suoi contrasti, le icone che la abitano e i volti che la animano ogni giorno.
Queste opere hanno contribuito a costruire una mappa emotiva della città, in cui quartieri, simboli e personaggi si trasformano in segni riconoscibili, declinati secondo codici visivi vicini alla cultura urbana e ai linguaggi della comunicazione contemporanea. L’estetica pop scelta dagli artisti diventa così strumento per avvicinare l’arte al pubblico, rendendo familiare ciò che spesso resta confinato alle gallerie e invitando chi osserva a riconoscersi in dettagli, parole, colori e figure che appartengono alla vita quotidiana partenopea, di ieri e di oggi.
Pop art, strada e volti contemporanei
Tra le presenze più riconoscibili della collezione c’è Roxy in the Box, la cui Pop art attinge con decisione a un universo di icone composto da personaggi celebri, reali o immaginari, che passano dai fumetti alla storia dell’arte. Le sue figure, vivacissime nei colori, diventano veicoli di messaggi volutamente provocatori, capaci di stimolare una riflessione critica sul presente. Un’ironia sottile attraversa ogni composizione, traducendo in immagini la visione di un’artista che sceglie di misurarsi costantemente con il suo tempo interiore.
Di segno differente è il lavoro di Iabo, che elabora una personale declinazione della Pop art fondendo street art e cultura underground. Le sue opere si riconoscono per linee nette e immediate, in cui ricorre la standardizzazione di un profilo simbolico che diventa matrice di identità multiple. A questa silhouette l’artista, con un passato da writer, attribuisce di volta in volta significati diversi, giocando sulla ripetizione come strumento per riflettere su appartenenza, ruoli sociali e rappresentazione dell’individuo nello spazio urbano.
Nicola Masuottolo e l’umanità oltre l’icona
Nella collezione, il lavoro di Nicola Masuottolo si distingue per l’uso di disegni e velature sovrapposte, attraverso cui l’artista costruisce ritratti che coinvolgono personaggi noti e soggetti meno riconoscibili. Questa stratificazione di segni e trasparenze restituisce una forte dimensione corporea alle figure, allontanandole da qualsiasi astrazione legata all’idea di santità. I volti, pur restando iconici, acquistano peso e presenza, emergendo come presenze vive più che come immagini da venerare o idealizzare agli occhi di chi osserva con attenzione e curiosità.
A completare queste composizioni interviene spesso l’inserimento di lettere, parole e brani di testo che abitano lo sfondo delle opere, funzionando come chiavi di lettura e strumenti di ancoraggio alla realtà. In questo modo i volti, così esplicitamente retorici, vengono immersi in un contesto locale preciso, tra riferimenti, allusioni e richiami alla quotidianità. La scrittura diventa parte integrante dell’immagine, contribuendo a raccontare un presente complesso, fatto di memorie condivise e domande rivolte alla comunità che osserva e ne raccoglie il senso.
Musica dal vivo all’EXIT Concept Bar
Accanto al percorso espositivo, la serata si estende negli spazi dell’EXIT, il Concept Bar del CAM diretto da Stella Manfredi e Luigi Castiello, dove la musica dal vivo prolunga il racconto iniziato dalle opere. L’idea è quella di offrire un affresco del panorama sonoro partenopeo, coinvolgendo artisti che esplorano generi diversi ma legati alla stessa matrice culturale. Sul palco si alterneranno Andrea Tartaglia, Romito, Montecreesto, Vincenzo Romano, Miriah e Tvela, ciascuno portatore di un personale sguardo sulla napoletanità contemporanea e viva.
Questa scelta musicale è perfettamente coerente con l’idea di una collezione costruita all’insegna della napoletanità, che trova nel suono un naturale prolungamento della propria identità visiva. Tra le sale del museo e gli spazi del Concept Bar, l’esperienza del pubblico diventa così un percorso continuo, capace di attraversare immagini, parole, sapori e ritmi. L’ascolto si intreccia alla visione, invitando chi partecipa a vivere il CAM come un luogo in cui le arti dialogano senza confini rigidi né gerarchie prestabilite interne.
I musicisti che danno voce alla napoletanità
Tra i protagonisti della serata spicca Andrea Tartaglia, cantautore e musicista napoletano dalla forte sensibilità sociale, difficile da rinchiudere in un’unica definizione di genere. Da anni sostiene attivamente il CAM Museum, con cui collabora in maniera continuativa, portando la propria musica in dialogo con le attività del museo. Alle spalle ha centinaia di concerti in Italia e all’estero, tra Austria, Francia, Spagna e Kosovo, e ha aperto i live di artisti come Manu Chao al “Maco Fest” di Paestum, Daniele Silvestri, Le Luci della centrale elettrica, Calcutta, Io sono un Cane, Lorenzo Kruger, Enzo Avitabile, Salmo, Clementino, James Senese e 99 Posse.
Romito propone un suono che intreccia sonorità indie folk ed elettropop di matrice anglosassone alla lingua napoletana, convinto della vocazione internazionale del dialetto partenopeo. La sua ricerca punta a superare il muro della tradizione, immaginando modi nuovi di scrivere, comporre e arrangiare in napoletano. Il cantautore e polistrumentista Arcangelo Curci, in arte Montecreesto, avvia invece nel 2021 il proprio percorso solista, pubblicando in autonomia il brano “Olio di Palma” e iniziando nello stesso anno una collaborazione con Magma Music, con cui dà vita ai successivi “Lacrima N°1”, “Bene Così”, “Citazioni Pop”, “Noi No”, “Crème Brûlée” e “Decadance”, tappe di una evidente evoluzione musicale.
La dimensione delle tradizioni popolari è affidata a Vincenzo Romano, conosciuto come il Cantore Pellegrino delle Tradizioni, nato a Pagani il 16 giugno 1990. Inizia giovanissimo a suonare tamburi a cornice e strumenti affini, esibendosi fin dai nove anni in teatri, piazze e borghi tra Napoli e Salerno. La sua attività lo porta a farsi conoscere anche al consolato italiano di Marsiglia e al Centre Pompidou in Francia. Oggi insegna nelle sue scuole gli antichi riti delle tradizioni campane, tra canto, musica e danza, e nel corso di una carriera in continua ascesa ha calcato prestigiosi palchi di festival italiani ed europei dedicati alla musica delle tradizioni, etnica e popolare, firmando anche colonne sonore cinematografiche.
Miriam Polverino, in arte Miriah, porta sul palco lo sguardo di una giovane artista napoletana cresciuta in un ambiente familiare immerso nell’arte, che ha saputo integrare la propria città e il suo dialetto nei brani che scrive. Napoli, con la sua energia, entra naturalmente nelle sue canzoni, dove sonorità pop e un sound d’autore la rappresentano pienamente. Con ironia e leggerezza, tra superstizioni e detti popolari, ogni parola diventa per lei un canto di libertà, capace di allontanare lo sguardo dalle malelingue per concentrarlo su ciò che conta davvero. Il giovanissimo Tvela affida invece al pianoforte e a un repertorio che richiama i grandi maestri partenopei il compito di rivelare le proprie radici, fondendo voce e note in un classico rivisitato che unisce tradizione e contemporaneità in un viaggio personale nella napoletanità.
