Nel cuore di Napoli, al Teatro Sannazaro, Respiro piano porta in scena la storia di una donna che, svuotando la casa di famiglia, è costretta a fare i conti con ferite antiche. In quella stanza che si svuota oggetto dopo oggetto, il passato di Matilde torna a farsi sentire, reclamando finalmente ascolto.
Una casa da svuotare, una vita da rileggere
Nella Campania della fine degli anni Cinquanta del Novecento, Matilde segue gli operai che stanno liberando l’abitazione in cui è cresciuta. Ha deciso di cedere l’appartamento d’origine e, mentre i mobili vengono spostati, seleziona con attenzione ciò che conserverà, ciò che finirà dall’antiquario e ciò che verrà distrutto. Ogni pezzo, rimasto sorprendentemente intatto nonostante il tempo, le restituisce un frammento di sé: il vecchio giradischi del nonno, i giocattoli delicati donati dallo zio, la finestra che la madre teneva ostinatamente sbarrata.
Quando gli operai lasciano la scena, Matilde rimane sola davanti a un gigantesco armadio che domina la stanza. Il silenzio che si diffonde ha lo stesso peso di quello che, da bambina, la chiudeva fuori dal mondo dietro quelle ante sproporzionate e che impregnava l’intero clima familiare, all’insegna della reticenza. Oggi quel silenzio cambia volto: non è più soltanto una barriera, ma una soglia. Matilde deve decidere se continuare a proteggerlo o frantumarlo, affrontando ciò che le è stato sottratto per anni.
Radici familiari e coraggio di emanciparsi
La storia di Respiro piano affonda le radici in un contesto fortemente gerarchico, nell’Italia meridionale della prima metà del Novecento, dove la famiglia di Matilde incarna una cultura patriarcale e quasi “aziendale”. Ogni esistenza deve rientrare in schemi rigidi, rispettare regole tradizionali, apparire impeccabile agli occhi degli altri. Senza saperlo, Matilde rappresenta tutto ciò che questo sistema non prevede: è lo scarto, l’elemento non allineato. È nata da un rapporto extraconiugale, frutto dell’eros, tenuto nascosto per non intaccare l’onore della stirpe, e la sua sola presenza incrina l’ordine consolidato.
La verità camuffata si insinua tra le pieghe dei non detti e prende forma in gesti duri che la bambina subisce senza comprenderne l’origine. La diversità del suo sangue si traduce pian piano in una diversità di sguardo: Matilde sceglie di non limitarsi a sopportare, ma di interrogare ciò che la circonda. Affrontare l’armadio che la spaventa significa scendere nei propri abissi, accettare di misurarsi con la violenza taciuta e con la menzogna. Il percorso che intraprende è quello di una emancipazione femminile profondamente individuale, in cui la sua figura diventa il simbolo di una rivoluzione intesa come ricerca ostinata e coraggiosa della propria autenticità.
Una messinscena premiata tra corpo, voce e memoria
Respiro piano costruisce un itinerario interiore che si sviluppa attraverso il corpo e la voce della protagonista, trasformati in strumenti drammaturgici a tutti gli effetti. Sul palco prendono forma luoghi concreti e paesaggi della memoria, e dentro questi scenari si materializzano i personaggi che compongono la storia familiare di Matilde. L’interpretazione lavora su sfumature emotive contrastanti, dando vita a un brano scenico capace di attraversare registri diversi senza mai spezzare il filo della tensione. Lo spettatore si ritrova così immerso nello stesso spazio fisico e mentale della protagonista, invitato a condividere ogni scarto emotivo come se gli appartenesse.
Questa qualità interpretativa ha trovato un forte riscontro anche nei riconoscimenti ottenuti. Nel 2018 lo spettacolo conquista il Primo Premio al concorso “Le Cortigiane” di Napoli, e nello stesso anno riceve una Menzione di Merito al Premio Teatrale Nazionale “Franco Angrisano”, che ne sottolinea l’efficacia interpretativa e la ricchezza delle sue sfumature emotive. Ancora nel 2018, a “I corti della formica” di Napoli, arriva il Premio come miglior attrice per l’eccezionale capacità di utilizzare corpo e voce in modo creativo e incisivo, evocando nei dettagli i luoghi fisici e quelli della memoria che fanno da sfondo alla vicenda, incarnando la protagonista con tale intensità da trasferire le sue emozioni all’intero pubblico, reso parte integrante del percorso scenico.
Prime di settimana e il lavoro del Teatro Sannazaro
L’allestimento approda al Teatro Sannazaro nell’ambito di “Prime di settimana”, la rassegna che il Centro di Produzione Teatrale di via Chiaia 157 porta avanti in collaborazione con la compagnia Teen Theatre. All’interno di questo cartellone, pensato per proporre al pubblico lavori che esplorano nuove scritture e linguaggi, Respiro piano si inserisce come tappa significativa, offrendo un’indagine teatrale che intreccia memoria privata e storia collettiva, con una particolare attenzione alla condizione femminile in un contesto sociale ancora rigidamente codificato.
A guidare il progetto è Piera Russo, protagonista in scena e regista, che firma anche la drammaturgia insieme a Nicola Maiello. Lo spettacolo nasce come progetto Emotiva, con il sostegno di Teatro Segreto. Le musiche originali portano la firma di Frankie Broccoli e Francesco Granatello, mentre la scenografia è curata da Rossella Pugliese in collaborazione con il laboratorio scenografico Alovisi, e il disegno luci è di Marco Ghidelli. In regia, Carolina Romano affianca il lavoro come aiuto regista, con la collaborazione artistica di Elena Starace. Le repliche sono previste per martedì 18 e mercoledì 19 novembre, alle ore 21, offrendo al pubblico l’occasione di entrare in una storia che chiede di essere ascoltata fino in fondo.
