Un premio alla forza del cinema che racconta l’esilio inaugura l’edizione 2025 del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli: a conquistare il centro della scena è “Little Syria”, storia di rifugiati siriani in Europa, mentre la città si prepara a una settimana di incontri, proiezioni e testimonianze sui popoli senza pace.
Un festival che interroga le “terre promesse” e le ferite del presente
Quest’anno il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli sceglie come filo conduttore il tema “Terre promesse, terre rubate. Popoli senza pace”, un richiamo diretto alle comunità costrette alla fuga, all’occupazione, all’esilio. Dopo tre mattinate dedicate agli studenti delle scuole, lunedì 17 e martedì 18 novembre, e all’Università L’Orientale nella giornata di mercoledì 19, il programma prosegue con le proiezioni dei film in concorso, ospitate fino al 20 novembre, ogni sera dalle 19.00, a Palazzo Corigliano, dove l’Aula delle Mura Greche, sede dell’ateneo, è già diventata il luogo simbolico in cui si intrecciano cinema, diritti e partecipazione cittadina.
Dal 17 al 20 novembre, alle 18.00, Piazza Forcella diventa il punto d’incontro per una serie di eventi internazionali che mettono al centro le vicende di tre popoli perseguitati: Sahrawi, Curdi e Palestinesi. Le loro storie raccontano comunità che «resistono ai loro oppressori e dimostrano di saper vivere in promiscuità e in condizioni anche estreme», mostrando come la dignità possa sopravvivere anche dove ogni diritto viene calpestato. Questi appuntamenti accompagnano il pubblico verso la serata conclusiva di venerdì 21 novembre, ancora a Piazza Forcella, quando saranno assegnati i premi Human Rights Doc, Human Rights Short, Human Rights Youth e il Premio Mario Paciolla, insieme alle Menzioni Arrigoni/mer Khamis e Giuria Diffusa, con un omaggio musicale di Alessio Lega, dal titolo evocativo “… nostro mare è il mondo intero”.
“Little Syria” e il Premio per la Pace: tre vite in fuga dopo la Rivoluzione
Il primo riconoscimento ufficiale dell’edizione 2025 va a “Little Syria”, film di Madalina Rosca e Reem Karssli (produzione Germania, Portogallo, Romania, durata 80 minuti). L’opera segue le vicende di tre rifugiati siriani in Europa, fuggiti dopo la Rivoluzione, e racconta il loro tentativo di ricominciare, tra traumi, speranze e nuovi legami. Questo lavoro si aggiudica il Premio per la Pace, assegnato da cinque anni dall’Ambasciata di Svizzera in Italia al film che meglio esprime il valore universale della pace. A ricevere il riconoscimento è stata la regista Reem Karssli, premiata da Anna Russo Mattei, Vicecapo missione, alla guida di una delegazione composta da Barbara Wachter e dalla Console a Napoli Raffaella D’Errico, in un momento denso di emozione e consapevolezza sul peso delle scelte politiche nelle vite dei singoli.
Il sostegno della Confederazione Elvetica e dell’Ambasciata di Svizzera in Italia al Festival è ormai un impegno stabile, che nel corso degli ultimi cinque anni ha preso forma concreta proprio nel Premio per la Pace. Il coordinatore del Festival, Maurizio Del Bufalo, ha sottolineato come questa presenza costante rappresenti un investimento culturale e umano di grande spessore, accolto con particolare riconoscenza, e come la collaborazione sia destinata, nelle intenzioni, a rafforzare anche iniziative affini, come la Peace School Mario Paciolla. In un contesto storico in cui i Diritti Umani vengono violati senza tregua, Del Bufalo ha ricordato che poter contare su un’istituzione che difende con coerenza il dialogo e la pace significa consolidare la missione del Festival e le convinzioni che lo animano, trasformando il cinema in uno strumento capace di interrogare le coscienze.
Il popolo Sahrawi, dall’esilio alle immagini dei campi profughi
Lunedì 17 novembre, la programmazione si apre con la Giornata dedicata al popolo Sahrawi. Alle 10.00, al Cinema Vittoria nel quartiere Arenella, l’incontro intitolato “Un popolo in esilio” offre al pubblico un confronto diretto con la storia di chi vive lontano dalla propria terra. Intervengono Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario in Italia, l’ex prigioniero politico Mohammed Dihani, il fotografo Patrizio Esposito e il regista Mario Fusco Martone. La mattinata è arricchita dalla proiezione di “Una storia Sahrawi” di Mario Martone, girato nel 1996 nei campi profughi di Tindouf, che restituisce in immagini la quotidianità di una comunità sospesa tra memoria e attesa, tra radici tenacemente conservate e futuro incerto.
Nel pomeriggio, alle 18.00, l’attenzione si sposta su Piazza Forcella con l’incontro “Sahrawi, vedere l’occupazione”, dedicato alla situazione del Sahara Occidentale, ancora sotto controllo coloniale marocchino. Registi e attivisti che operano nei territori occupati offrono al pubblico uno sguardo diretto sulle condizioni di chi vive in un contesto di repressione prolungata. Le loro testimonianze raccontano di confini imposti, di diritti negati, ma anche di forme di resistenza civile, che trovano nel linguaggio del cinema, della fotografia e del racconto pubblico un modo per non lasciare che queste storie vengano cancellate o ridotte al silenzio.
Kurdistan: memoria, tribunali popolari e confederalismo democratico
Martedì 18 novembre è la prima delle due giornate dedicate al popolo curdo. Alle 10.00, al Cinema Vittoria, il panel “Il popolo delle montagne” mette a fuoco l’identità e la storia di una comunità che ha conosciuto persecuzioni e dispersione, ma anche esperienze di autogoverno e cultura radicata nel territorio. Ne discutono il regista Veysi Altay, l’attivista Alfonso Di Vito e il ricercatore Alessandro Tinti. Nel corso della giornata viene presentato il film “La memoria di Sur” di Azad Altay (Turchia, 2025, 36 minuti), che il pubblico potrà vedere sia durante l’incontro mattutino sia nella sessione serale, sempre il 18 novembre. Alle 18.00, in Piazza Forcella, l’appuntamento “Il genocidio curdo” ripercorre gli esiti del processo del Tribunale Permanente dei Popoli, che ha riconosciuto la portata straordinaria delle aggressioni subite dai curdi. A guidare il confronto è Gianni Tognoni, Segretario generale del Tribunale, affiancato da Alfio Nicotra e Angelica Romano di Un Ponte Per, dalla giornalista Emanuela Irace e da Yilmaz Orkan, coordinatore del Kurdistan National Congress in Italia.
Mercoledì 19 novembre, sempre nel segno del Kurdistan, alle 10.00 l’attenzione si sposta al Palazzo Mediterraneo, sede de L’Orientale, per la tavola rotonda “Oltre il conflitto: le sfide della Pace Curda”. Coordinata dalla professoressa Lea Nocera, l’iniziativa approfondisce il tema dell’autogoverno democratico nel Rojava e delle esperienze di confederalismo comunitario, con la partecipazione di Gianni Tognoni, Yilmaz Orkan, Alfio Nicotra, del ricercatore Alessandro Tinti e di Veysi Altay, e con una nuova proiezione di “La memoria di Sur”. In serata, alle 18.00, si torna in Piazza Forcella per l’incontro “Rojava, il Confederalismo Democratico è qui”, che propone il documentario “Naharina – Resistenza comunitaria nel Kurdistan siriano” di F.D. Tona (51 minuti). A seguire, un dialogo con l’attivista femminile curda Zilan Diyar, Tiziano Saccucci dell’Ufficio UIKI di Roma, Alessandro Tinti e Yilmaz Orkan offre uno sguardo concreto sulla realtà del Rojava, dove il modello del confederalismo democratico è già pratica quotidiana, soprattutto nelle esperienze comunitarie e nella partecipazione delle donne.
Una giornata per la Palestina e lo sguardo sul nuovo Medio Oriente
Giovedì 20 novembre il Festival concentra l’attenzione sulla questione palestinese. Alle 18.00, in Piazza Forcella, l’incontro “La crisi dell’ordine mondiale e il futuro della Palestina” chiama a confronto alcune figure di primo piano dell’impegno politico e dei diritti umani: Luisa Morgantini, Francesca Albanese, Relatrice ONU per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi (in collegamento), Luigi de Magistris, già sindaco di Napoli, e il giurista Luigi Daniele dell’Università del Molise. Il dibattito offre una riflessione ampia sul nuovo assetto geopolitico del Medio Oriente e sulle drammatiche conseguenze umanitarie del conflitto in Gaza e in Cisgiordania, interrogando il ruolo delle istituzioni internazionali e il destino di una popolazione che vive sotto assedio.
A chiudere la serata è il monologo “Una Storia palestinese” del cantastorie calabrese Nino Racco, che racconta l’amicizia tra due giovani, uno israeliano e uno palestinese. Attraverso la forma semplice e potente del racconto orale, questa storia mette in primo piano le vite quotidiane dietro i conflitti, le scelte individuali, le paure e le aperture possibili. Nel silenzio che segue le ultime parole del monologo, il pubblico è chiamato a misurarsi con la possibilità che, anche nelle situazioni più radicali, il legame umano resti l’unico varco verso un futuro diverso, in perfetta sintonia con lo spirito del Festival.
HeART, i disegni da Gaza e la rete che sostiene il Festival
Fino al 21 novembre, lo Spazio Comunale Piazza Forcella, in via Della Vicaria Vecchia 23, ospita la Mostra HeART, aperta ogni giorno dalle 9.00 alle 19.00. L’associazione Annalisa Durante accoglie i visitatori in un percorso espositivo che raccoglie i disegni dei bambini di Gaza, presentati come “arte dal genocidio”: tratti essenziali, colori accesi, figure spezzate che raccontano bombardamenti, fughe, famiglie divise. In collaborazione con il Festival, questa mostra offre uno spazio di ascolto visivo alla voce dei più piccoli, spesso l’ultima a essere considerata quando si parla di guerre e crisi umanitarie, e trasforma il dolore in un linguaggio immediato, capace di attraversare ogni distanza geografica e culturale.
Il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli è promosso dall’associazione Cinema e Diritti, con il contributo della Regione Campania, della Film Commission Regione Campania, del Comune di Napoli e dell’Università L’Orientale. Gode del patrocinio della Confederazione Elvetica e dell’Ambasciata di Svizzera in Italia, e aderisce allo Human Rights Film Network, rete internazionale di festival sostenuta da Amnesty International. A rendere possibile questa piattaforma di cinema e impegno civile contribuiscono anche Banca Etica, Un Ponte Per, FICC e Assopace Palestina. La forza del Festival nasce proprio da questa alleanza tra istituzioni, realtà associative e mondo accademico, che ogni anno scelgono di condividere responsabilità e visione, offrendo al pubblico non solo film, ma strumenti per comprendere e, se possibile, cambiare la realtà.
