Roma si è rimessa in console. Alla Libreria Notebook dell’Auditorium Parco della Musica, davanti a un pubblico serrato, è stato presentato “Disco Playlist Italia 1975‑1995” (Vololibero), il nuovo lavoro di Corrado Rizza e Cristiano Colaizzi che ricuce la memoria di tre decenni di notti italiane. L’appuntamento ha riportato al centro il racconto dei club, delle selezioni in vinile, delle radio libere, di quell’energia collettiva che ha formato generazioni. Un’uscita editoriale che parla a chi c’era e a chi vuole capire perché quelle piste abbiano ancora tanto da dire.
A guidare l’incontro è stata Maria Egizia Fiaschetti del Corriere della Sera, con un dialogo cadenzato tra ricordi e ascolti. Al fianco degli autori sono intervenuti Faber Cucchetti e Andrea Prezioso, figure chiave della nightlife capitolina: scambi serrati, aneddoti di cabina, quel lessico di dischi provati in pista che rende vivo l’archivio raccontato nel volume. L’atmosfera in sala ha confermato la voglia di rimettere a fuoco luoghi, suoni e protagonisti che hanno fatto scuola.
Il libro: dati, metodo, ascolto
L’opera mette ordine in un patrimonio che rischiava di sfumare: 246 playlist, quasi 4.500 brani e un lavoro di oltre 190 dj attivi in 180 locali lungo la Penisola. Il formato è generoso (328 pagine, 35 euro, ISBN 9788832085600) e punta su una fruizione ibrida, testo + ascolto. Dentro ci sono scalette e mappe della notte, mosaici regionali, schede e ritratti. Un lavoro di catalogazione che restituisce la geografia della dance italiana senza filtri nostalgici.
Ogni capitolo è accompagnato da QR code che aprono le playlist su Spotify: si legge, si ascolta, si ricollegano i pezzi di un racconto collettivo. In copertina editoriale c’è anche una firma pop: prefazione di Danny Losito. E tra i contributi compaiono nomi che hanno segnato l’immaginario del Paese, da Albertino a Fargetta, Claudio Cecchetto, Fiorello, Roberto D’Agostino, Jovanotti, Linus, Joe T. Vannelli, Daniele Baldelli, Molella, Ralf, Mozart, Dj Ringo, Nicola Guiducci, Marco Trani, Claudio Coccoluto, Luca De Gennaro, Elio Fiorucci. Una rete ampia, che travalica i confini delle singole città.
Roma, laboratorio della notte
Chi conosce Roma sa che il filo parte dal Piper: 1965, via Tagliamento. È lì che la città impara a fare i conti con un palco, un impianto, un pubblico curioso, tra beat e sperimentazione visiva. Il Piper diventa un simbolo, una cerniera culturale in cui crescono linguaggi e pubblico. L’eredità di quel locale spinge la capitale a reinventarsi più volte, rinnovando repertori e abitudini della città notturna.
Nella stagione successiva si affacciano spazi diventati icone: l’Easy Going (1978) con il suo immaginario audace e la linfa che formerà dj destinati a lasciare il segno; l’Histeria (1983), templi di luci e selezioni in bilico tra funk e new wave; il Gilda (1987), salotto della Roma notturna capace di tenere insieme club culture e mondanità. Luoghi diversi, un’unica traiettoria: il dj come narratore, la pista come editorial board.
Dal mixer alle onde radio
Il libro intercetta anche l’altro canale con cui la cultura dance è passata nelle case: la radio. A Roma il nome che torna è “Dimensione Dance”, format curato e mixato da Faber Cucchetti su Radio Dimensione Suono negli anni ottanta. Una palestra in cui il conduttore sceglieva i brani, li intrecciava come in consolle, plasmando gusti e abitudini d’ascolto ben prima dell’epoca delle playlist automatizzate.
E poi c’è la pratica che chiunque abbia bazzicato i club ricorda bene: i dischi d’importazione testati in pista. Si osservava la reazione, si capiva subito se quel pezzo “teneva”. A quel gesto – quasi un rito civico della notte – il volume dà carne e contesto, riportando ricordi e procedimenti con la precisione di chi ha vissuto cabine e retrobottega. Anche qui Roma ha fatto da città‑scuola, punto d’incontro tra club e onde medie.
Un archivio vivo, non un album dei ricordi
“Disco Playlist Italia 1975‑1995” non è un monumento alla nostalgia; funziona piuttosto come archivio sonoro condiviso, pronto a essere esplorato e rimesso in circolo. La combinazione tra playlist certificate e racconto corale offre uno strumento di consultazione e di piacere, utile agli storici della musica come ai curiosi che vogliono ricostruire il proprio filo personale tra città, locali e generazioni.
E se Roma resta bussola di questo viaggio, lo si capisce anche dal modo in cui la città continua a onorare la propria scena: l’area verde di Acilia dedicata a Marco Trani – fuoriclasse della consolle – è lì a ricordare che i dj sono parte della trama civile, non solo del divertimento. Un gesto che fa da ponte tra la stagione raccontata nel volume e un presente che ritrova, nelle piste e nei libri, un linguaggio comune.
