A Milano, il 18 novembre, oltre ottanta alunni di 9 e 10 anni useranno l’arte per raccontare la biodiversità del cibo, guidati dall’Università di Pavia. Nel cortile della Scuola Primaria di via Bergognone, una esperienza site-specific li renderà narratori della sostenibilità, con un modello pensato per replicarsi in molte realtà italiane.
Un laboratorio creativo per la biodiversità
Non saranno numeri e tabelle a parlare, ma pennelli e colori. Con i colori raccontano storie® per Nutrire la Biodiversità, i bambini diventeranno artisti per un giorno, protagonisti di un’educazione alimentare che unisce scienza e immaginazione. L’iniziativa, pensata per oltre ottanta alunni della Scuola Primaria di via Bergognone, ribalta i ruoli: la scienza osserva e ascolta, mentre l’arte guida il racconto. L’obiettivo è semplice e potente: mostrare come la creatività possa avvicinare i più piccoli alle domande cruciali di domani, legate alla qualità del cibo, al suo accesso e alla diversità nel piatto, in un linguaggio che tutti comprendono.
Il concept, curato da Cristina Ciusa, esperta di comunicazione etica e biodiversità presso il Laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Università di Pavia, trasforma lo spazio in un’esperienza sensoriale. Come in un bosco di biodiversità, i bambini danno forma alla fantasia con gesti liberi e istintivi, dove l’essenzialità nasce dalla spontaneità del segno. È un invito a lasciar scorrere emozioni e immaginazione, per raccontare nuove prospettive sul cibo e sull’ambiente. In questa cornice, la creatività diventa strumento educativo e civile, capace di mettere in dialogo città, scuola e ricerca e di offrire un modello replicabile ovunque.
Quando l’arte si fa linguaggio universale per la scienza
La metodologia scelta ha una forza disarmante nella sua semplicità: i bambini lavorano con i colori primari e generano, mescolandoli, tutte le altre tonalità. Il gesto pittorico diventa così metafora vivida della biodiversità, dove dalla semplicità nascono infinite combinazioni. Su una grande tela, trattata come un taccuino aperto, i piccoli condensano storie con segni fluidi ed essenziali, rievocando quella capacità sintetica tipica dei grandi maestri del Novecento. Per gli studiosi di nutrizione coinvolti, questo processo è un’occasione preziosa di ascolto: un dialogo diretto, genuino, con l’immaginario dei più giovani.
Al centro c’è un’idea educativa chiara: rendere i bambini consapevoli che le scelte di ogni giorno hanno un peso sulla propria salute e su quella del pianeta. L’arte, in questo percorso, diventa maieutica: attraverso il gesto e il colore, i piccoli esprimono la loro visione, la condividono tra pari e poi la portano a casa, diventando “ambasciatori” nelle famiglie e nella comunità. Ben oltre quanto si creda, i più giovani sanno illuminare gli adulti con intuizioni limpide, restituendo alla scienza ispirazioni nuove e contribuendo a un’educazione alimentare urbana che mette al centro la diversità.
Milano, primo sito di prova
Il cortile della Scuola Primaria di via Bergognone, un edificio storico oggi esempio di rigenerazione urbana, diventa un palcoscenico aperto. Qui i bambini lavoreranno su una tela lunga otto metri, stesa tra gli alberi e in dialogo con Tracce, opera di Cristina Ciusa. Non ci sono confini tra spazio e creazione: il cortile si trasforma in un bosco senza barriere, animato da panche di legno e da piccole case per insetti che integrano la scena e rendono tangibile l’idea di biodiversità. È una composizione corale dove la natura urbana accoglie e amplifica l’esperienza artistica.
Milano è il primo laboratorio urbano di un modello pensato per viaggiare. Dalla scuola primaria, il percorso punta a far crescere competenze di food literacy nelle nuove generazioni, con un dialogo capace di unire ricerca, arte e società. Il progetto guarda già avanti: nel 2026 sono previsti appuntamenti in gallerie d’arte e poli museali, per rafforzare l’incontro tra pubblico, scienziati e creativi. L’idea è condividere con la città, in modo concreto, un bene comune: l’attenzione alla diversità alimentare come valore culturale e civico.
Domande urgenti sul cibo e sulla diversità nel piatto
Nutrire la Biodiversità nasce per accendere consapevolezze su temi che toccano tutti, a partire dalle nuove generazioni: avremo cibo di qualità, per tutti? Sapremo proteggere la varietà nell’alimentazione? In contesto urbano queste domande diventano ancora più pressanti, perché le scelte quotidiane incidono direttamente sulla salute e sull’ambiente. La Prof.ssa Hellas Cena, alla guida del Laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Università di Pavia, sottolinea come la nutrizione possa sostenere stili di vita cittadini più consapevoli, nel rispetto dell’interdipendenza tra salute umana e salute del pianeta.
La stessa docente rimarca il ruolo attivo dei ricercatori nel dialogo con i giovani, chiamati a ereditare città complesse. Attraverso linguaggi universali come l’arte, si coltiva una coscienza che resta: la varietà nel piatto è un bene prezioso per le persone e per l’ambiente. L’obiettivo è formare comunità urbane resilienti, attente al valore della biodiversità, capaci di leggere il cibo non solo come nutrimento, ma come cultura condivisa e scelta responsabile. È un passaggio educativo che chiede partecipazione e che inizia, concretamente, dalla tavola.
Persone, partner e prossimi passi
Il progetto è sostenuto dalla Prof.ssa Hellas Cena, Direttrice del Laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Università di Pavia, nell’ambito del National Biodiversity Future Center, sostenuto dal PNRR con fondi NextGenerationEU. Nell’iniziativa, la docente è referente istituzionale di Ateneo e coordina l’area dedicata a biodiversità e salute dell’uomo in ambiente urbano. L’impegno è costruire connessioni solide tra ricerca e cittadinanza, affinché il messaggio sulla biodiversità alimentare diventi patrimonio comune e concreto, a partire dalle scuole primarie.
A rendere possibile l’esperienza contribuiscono partner preziosi. Cristina Ciusa ringrazia Chiara Ferraboschi, per la Scuola Primaria di via Bergognone, e Massimo Pellegrini di Pellegrini Brera Bottega d’Arte, che hanno accompagnato lo sviluppo e la realizzazione di i colori raccontano storie® per Nutrire la Biodiversità. Il progetto, pensato per classi multietniche, valorizza la ricchezza delle diverse tradizioni alimentari e interpreta, con sguardo etico, uno scenario in trasformazione. L’educazione alla biodiversità inizia dal piatto e diventa cultura, nella convinzione che la salute delle persone e quella del pianeta siano inseparabili. Partner tecnico: Pellegrini Brera Bottega d’Arte Milano.
