La legge Brambilla ridefinisce la risposta penale ai reati contro gli animali: tutela diretta degli esseri senzienti, sanzioni inasprite e compiti chiari per chi vigila e accerta. A Milano, il confronto pubblico ha messo a fuoco priorità applicative e criteri di attuazione.
Tutela penale diretta e cornice normativa
La riforma segna un cambio di paradigma: la protezione penale è riconosciuta direttamente agli animali, considerati esseri senzienti e titolari di diritti elementari. In coerenza con il Trattato di Lisbona e con la riforma costituzionale del 2022, l’impianto amplia lo sguardo dell’ordinamento e pone l’Italia su un crinale avanzato nel contesto europeo. L’applicazione riguarda tutte le specie, senza distinzioni, con un’impostazione che sposta l’attenzione dall’offesa mediata a quella inferta all’animale, valorizzando la sua qualità ontologica di essere senziente e rafforzando il presidio contro le condotte lesive.
L’ulteriore snodo è l’inasprimento delle pene per i reati contro gli animali. Per l’uccisione, nei casi più gravi in cui l’azione sia accompagnata da sevizie o dalla prolungata inflizione di sofferenze, la reclusione può arrivare fino a quattro anni, con maximulta fino a 60 mila euro. Il segnale è netto: il disvalore delle condotte trova riscontro in un apparato sanzionatorio proporzionato, pensato per rafforzare la prevenzione, incrementare la deterrenza e assicurare coerenza tra principi enunciati e concreta capacità punitiva del sistema.
Responsabilità istituzionali e impegno richiesto
L’efficacia della riforma dipende dall’operatività degli attori coinvolti. Magistratura, forze dell’ordine, avvocatura e, più in generale, gli operatori del diritto sono chiamati a dare continuità applicativa al nuovo quadro, dalle attività investigative alla costruzione dell’impianto probatorio. Il coinvolgimento dei cittadini è parte del disegno, ma il baricentro risiede in chi deve garantire il rispetto delle regole: l’attuazione quotidiana costituisce la condizione perché la tutela riconosciuta agli animali si traduca in risultati misurabili, nel rispetto delle garanzie processuali e delle competenze tecniche necessarie.
Questo richiamo è stato ribadito da Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente, deputata di Nm e autrice della normativa. Forte dell’esperienza maturata alla guida di un’associazione attiva da più di vent’anni, ha evidenziato la necessità di un’azione coordinata che coinvolga magistrati, forze di polizia e medici veterinari, pubblici e privati. Solo mediante una collaborazione effettiva, il disegno riformatore potrà dispiegare appieno i propri effetti nei procedimenti e nelle prassi amministrative.
Contrasto operativo ai traffici e alle condotte illecite
Sul terreno dell’enforcement, il maggiore Roberto Esposito, comandante della Guardia di Finanza del gruppo di Linate, ha richiamato l’impatto della riforma nel contrasto al traffico di animali. A livello nazionale sono stati eseguiti duemila sequestri, riguardanti esemplari vivi e prodotti derivati, mentre la disciplina potenzia la possibilità di affidare gli animali sequestrati alle associazioni per garantire custodia e cura. L’inasprimento sanzionatorio accresce il rischio per le reti criminali e riduce la convenienza economica del commercio illegale, riqualificando le priorità operative delle unità impegnate nei controlli.
Il generale Benito Castiglia, comandante dei Carabinieri forestali della Lombardia, ha segnalato gli effetti positivi della nuova regola sull’affidamento definitivo e l’aumento dell’attività di prevenzione sul territorio. L’intreccio fra presidio preventivo e sanzioni più severe appare connesso a una tendenza alla riduzione dei reati e degli illeciti amministrativi rilevati. Si tratta, tuttavia, di un andamento da valutare con cautela, in attesa di consolidarne la tenuta nel tempo attraverso l’osservazione sistematica dei dati e l’analisi delle evidenze raccolte.
Letture accademiche e sviluppi negli ordinamenti
Dal versante scientifico, l’avv. Mario Zanchetti, ordinario di diritto penale alla libera Università di Castellanza, ha qualificato l’intervento come riforma dovuta, priva di valenza meramente simbolica e idonea a rafforzare in concreto la tutela. In questa chiave, il nuovo assetto non appesantisce il sistema, ma rappresenta l’ultima tappa di un percorso che muove dal Trattato di Lisbona e attraversa la riforma costituzionale del 2022, spingendo l’ordinamento fino ai margini consentiti dagli strumenti oggi disponibili.
La prof.ssa Diana Cerini, docente di diritto comparato all’Università di Milano Bicocca, ha auspicato che il legislatore mostri analoga determinazione anche sul fronte del diritto civile. La prof.ssa Margherita Pittalis, ordinaria di diritto privato a Bologna, ha richiamato l’attenzione sulla soggettività giuridica dell’animale: agli esseri viventi si applicano, per analogia, norme riferite ad altri esseri viventi, orientamento nel quale una parte significativa della giurisprudenza già si riconosce. Si delinea, così, una traiettoria interpretativa coerente con la prospettiva penale delineata dalla riforma.
Il presidio professionale dei medici veterinari
Un profilo decisivo riguarda i medici veterinari. La presidente dell’Ordine di Milano, Manuela Michelazzi, insieme a Carla Bernasconi, già vicepresidente della Federazione nazionale degli ordini veterinari, ha richiamato la centralità della categoria nella rilevazione delle condotte di maltrattamento. Il veterinario è la sola figura abilitata a certificare il maltrattamento, attestazione tecnica indispensabile per sostenere l’azione penale e per rendere il quadro probatorio idoneo a resistere alle contestazioni nel corso del procedimento.
Proprio per questo, è richiesto massimo rigore nella documentazione clinica e nella raccolta degli elementi, così da impedire vulnerabilità dell’impianto accusatorio. L’intervento veterinario, integrato con quello di magistrati, forze di polizia e avvocatura, consolida la qualità dell’accertamento e assicura coerenza tra l’orizzonte disegnato dalla riforma e la prassi giudiziaria. Solo una filiera tecnica solida consente alla tutela penale di tradursi in decisioni efficaci e in misure idonee a proteggere gli animali vittime di reato.
Contesto dell’iniziativa a Milano
Le considerazioni sono maturate nell’ambito dell’incontro “Legge Brambilla: una riforma storica sui reati contro gli animali”, svoltosi oggi a Milano. In quella sede, Michela Vittoria Brambilla, in qualità di presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente, ha rimarcato l’esigenza di un’applicazione attenta e coordinata, coinvolgendo tutti i profili professionali impegnati nel rispetto della legge Brambilla sui reati contro gli animali.
Il messaggio conclusivo è lineare: le riforme vivono nella loro attuazione. Alla base vi è il riconoscimento degli animali come esseri senzienti e la previsione di pene rafforzate per le condotte più gravi. A ciò devono corrispondere prevenzione capillare, corretta gestione degli affidamenti e certificazioni veterinarie rigorose. Solo attraverso l’impegno congiunto di istituzioni e professioni la riforma potrà esprimere integralmente il proprio potenziale di tutela.
