Un Grand Tour dei sensi ha preso forma nell’Archivio Storico, dove il primo di sei appuntamenti mensili ha riacceso sapori e memorie dei viaggiatori d’Europa. Un percorso che unisce cultura borbonica e calici campani, sulle tracce di Goethe e di chi trovò in queste terre una rivelazione.
Un ciclo che accende i sensi
Con il progetto “Archivio Storico: cronache enogastronomiche del Grand Tour” ha preso avvio un ciclo di sei appuntamenti a cadenza mensile che promette di accompagnare il pubblico in un itinerario di gusti e memorie care agli intellettuali e agli aristocratici europei. L’esordio, intitolato “Sulle tracce di Goethe: l’elogio della natura e del vino campano”, ha delineato l’orizzonte del percorso: un racconto sensoriale che intreccia luoghi, persone e tradizioni, rendendo vivo il dialogo tra storia, paesaggio e tavola. Un invito a lasciarsi sorprendere da ciò che il tempo ha custodito.
Il percorso proseguirà con tappe mensili, mantenendo intatta la vocazione narrativa che ha segnato l’apertura. Il prossimo appuntamento, dedicato a “La festa del Regno: i banchetti natalizi alla Reggia”, è previsto per giovedì 18 dicembre e raccoglierà l’eredità di questo debutto, orientandola verso atmosfere di celebrazione. Non soltanto pietanze e calici, ma rituali, gesti e simboli: ciò che definiva l’arte dell’ospitalità nell’epoca borbonica tornerà al centro della scena, offrendo continuità a una narrazione che fa dialogare memoria e gusto, tra testimonianze d’epoca e riletture contemporanee pensate per un pubblico curioso e attento.
Nella Campania di Goethe: natura, vino e corte borbonica
Il debutto è stato costruito come un’immersione nella cultura della corte borbonica e nelle eccellenze di Napoli, con uno sguardo privilegiato su Vesuvio e Campi Flegrei. Attraverso racconti e assaggi, la serata ha ripercorso il ruolo trionfale della Campania nel Grand Tour, evocando l’arrivo in pompa magna dei viaggiatori più illustri, incantati da paesaggi di lava e mare. L’elogio della natura, centrale nell’immaginario di Goethe, è emerso come trama unificante: un invito a leggere il territorio con gli occhi di chi, ieri come oggi, ne riconosce l’energia e la promessa.
Punto focale del racconto è stata la viticoltura borbonica, culminata in una degustazione di Falanghina dei Campi Flegrei. Questo vitigno, legato in modo indissolubile alle rotte dei viaggiatori del tempo, ha rivelato in calice la sua ricchezza: note minerali che parlano di suoli vulcanici, freschezza sapida e una personalità capace di misurarsi con la memoria storica. Non è un caso che gli ospiti del passato ne rimanessero affascinati; in quel profilo si rifletteva la vocazione enologica di una terra generosa e vulcanica, che ancora oggi racconta se stessa attraverso il vino.
Racconti, volti e memorie
A guidare con passione l’incontro è stato Luca Iannuzzi, proprietario dell’Archivio Storico e profondo conoscitore della cultura borbonica. Con dettagli accurati e aneddoti vividi, ha trasformato la serata in un’esperienza partecipata, restituendo contesto, volti e atmosfere. Per Iannuzzi, il progetto rappresenta la realizzazione di un sogno: riportare in vita non solo sapori e profumi, ma lo spirito di scoperta e meraviglia che muoveva i viaggiatori del Grand Tour, con particolare attenzione alla magnificenza della corte borbonica e all’impronta culturale e gastronomica lasciata su questa terra.
La relazione tra Grand Tour e cultura borbonica, emersa con chiarezza nel corso della serata, ricorda come Napoli e il Regno delle Due Sicilie fossero tappe imprescindibili per gli aristocratici europei. Li attiravano tesori artistici, stratificazioni storiche e bellezze naturali come Vesuvio, Campi Flegrei e Costiera Amalfitana. L’identità della corte, nutrita da influssi italiani, spagnoli e francesi, ha lasciato tracce durevoli in architettura e arti, mentre viaggiatori come Goethe e Byron hanno consegnato a pagine immortali lo stupore di quelle scoperte, rendendole parte di un immaginario europeo condiviso.
Il Grand Tour nel piatto e nel bicchiere: il menu d’autore e la mixology
La cucina firmata dallo chef Emanuele Esposito ha tradotto il viaggio in sequenze di gusto. L’avvio con “Mare a Corte” ha richiamato il Sud attraverso una bruschetta dai profumi mediterranei, con alici, pomodoro, capperi e una sottile suggestione di uva sultanina. A seguire, la “Mescafrancesca” di pasta con totani, patate e olive nere caiazzane ha omaggiato una tradizione verace e accogliente. L’inaspettata “Patata del Grand Tour” – patata sotto cenere con hummus di ceci e salsa chimichurri – ha introdotto un dialogo tra radici e contaminazioni. In chiusura, la “Nera di Capri”, caprese al cioccolato con gelato fondente, ha offerto un saluto dolce e tipicamente campano.
A impreziosire l’esperienza è arrivata la mixology d’autore: il bartender gourmet Mirko Lamagna ha ideato il cocktail Brigante, assemblando gin, mezcal, olio d’oliva, lampone e cacao, poi presentato con maestria dal bar tender resident Antonio La Pietra. Un sorso audace, pensato come emblema dello spirito avventuroso – talvolta persino ribelle – associato a quel viaggio formativo. Anche il calice diventa taccuino: nel dialogo tra ingredienti apparentemente distanti si riflette l’idea di esplorazione che non si limita all’arte e al paesaggio, ma abbraccia i piaceri più inattesi e terreni.
