Roma ha già visto affluire quasi 30 milioni di persone lungo l’Anno Santo e il traguardo fissato in partenza è ormai a portata di mano. Un risultato che incoraggia uno sguardo lungo: l’orizzonte è il 2033, data del bimillenario della morte e risurrezione di Cristo, per cui si invoca una programmazione più ampia e rigorosa.
Una soglia simbolica: i numeri che raccontano l’Anno Santo
Nel corso della Commissione speciale Giubileo 2025 della Regione Lazio, guidata da Giorgio Simeoni, il responsabile vaticano per l’organizzazione, monsignor Rino Fisichella, ha indicato che i pellegrini giunti a Roma finora superano i 29 milioni, avvicinando la forbice iniziale dei 30-32 milioni prevista a inizio percorso. A parlare sono i flussi registrati mese dopo mese, con code ordinate e ininterrotte non solo a San Pietro, ma anche a San Giovanni, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura, segno di una partecipazione che non ha conosciuto stagioni vuote.
Il quadro trova riscontro nei dati diffusi a inizio settembre dal Dicastero per l’Evangelizzazione, che già quantificavano in 24 milioni i pellegrini dall’apertura della Porta Santa (24 dicembre 2024), con proiezioni finali in linea con l’obiettivo di 30-32 milioni. Lo hanno riportato in modo convergente Vatican News e ANSA, mentre Euronews ricordava, alla vigilia del rito, l’attesa di decine di milioni di presenze nell’intero arco dell’Anno Santo. La chiusura della Porta Santa è fissata per il 6 gennaio 2026, giorno dell’Epifania, come indicato dal portale del Commissario di Governo per il Giubileo.
Il “metodo Giubileo”: cooperazione istituzionale e macchina organizzativa
La sinergia tra Santa Sede, Governo, Regione e Campidoglio è stata più volte definita “metodo Giubileo”: una regia condivisa, verifiche serrate, cabine di regia e un coordinamento che ha retto anche nei passaggi di massima pressione. Nel pieno dell’estate, durante il Giubileo dei Giovani, lo hanno rimarcato la Presidenza del Consiglio e il Comune di Roma, parlando di lavoro “straordinario” e di una città capace di garantire logistica e sicurezza. Un’impronta che, oltre a sostenere la dimensione spirituale, ha offerto un banco di prova amministrativo rilevante.
Questa impostazione, ricordata anche sul sito del Commissario di Governo per il Giubileo, ha fatto ricorso ai poteri straordinari solo quando indispensabile, puntando invece su procedure ordinarie e pianificazione anticipata. È un modello che viene ora considerato un patrimonio da capitalizzare, perché ha consentito di accompagnare un calendario fittissimo senza tradursi in una rincorsa affannosa. La macchina ha funzionato perché ciascun ingranaggio sapeva in quale direzione spingere, e con quali tempi.
Cultura e spiritualità: eventi che lasciano traccia
Nel bilancio tracciato in Commissione, monsignor Fisichella ha ricordato i 35 grandi eventi che hanno scandito l’Anno Santo e le mostre con opere di maestri come El Greco, Dalí, Chagall, Caravaggio e Rubens. L’idea di fondo è chiara: l’esperienza del pellegrinaggio non esaurisce il suo significato sul sagrato delle basiliche, ma attraversa la città in un dialogo vivo con la sua memoria artistica. Il calendario “maggiore”, illustrato nei mesi scorsi anche in sede ecclesiale, è stato progressivamente arricchito, dando spazio alla pluralità dei cammini e delle vocazioni.
Il picco di partecipazione resta la settimana di Tor Vergata, quando alla veglia e alla messa conclusiva del Giubileo dei Giovani hanno preso parte oltre un milione di persone, secondo le stime delle autorità. L’organizzazione ha retto il carico con piani di accessibilità inclusivi e servizi dedicati, mentre l’ordine pubblico ha beneficiato di un’azione corale tra forze dell’ordine, volontari e protezione civile. Sono giornate che entrano nel racconto collettivo della città e che, per chi le ha vissute, segnano un prima e un dopo.
Sanità, mobilità, sicurezza: interventi e risorse
L’Anno Santo ha accelerato cantieri e interventi in settori cruciali. A livello regionale sono stati varati piani per il potenziamento dei pronto soccorso e delle strutture ospedaliere, con una dotazione specifica di 155 milioni dedicata a edilizia sanitaria, sale operatorie e tecnologie, cui si sono aggiunti stanziamenti successivi mirati a nuove apparecchiature e reparti. In parallelo è cresciuto il sostegno al Trasporto Pubblico Locale di Roma, con trasferimenti regionali pari a 252 milioni nel 2025. Investimenti che si misurano nella quotidianità: attese ridotte, percorsi più chiari, reparti rinnovati.
Per rispondere ai flussi, sono stati potenziati treni regionali e linee verso il litorale e i Castelli, mentre Cotral ha messo in strada nuovi autobus, con ulteriori forniture in consegna nel 2025 e un piano assunzioni per rafforzare il servizio. Sul fronte sicurezza stradale, il programma dei “black points” ha avviato cantieri su incroci a rischio in più municipi, con interventi su segnaletica, attraversamenti e marciapiedi, oltre alla regolazione semaforica. Anche questo è Giubileo: rendere più accessibile e sicura la città che accoglie.
Il Lazio che partecipa: territori, cammini, nodi strategici
In Commissione è stato sottolineato un punto decisivo: il Giubileo non è un appuntamento “romano-centrico”. In quest’ottica, il lavoro ha toccato l’intero territorio, dalla valorizzazione dei cammini religiosi alla messa a sistema di iniziative culturali ed enogastronomiche. Il Cammino di Hasekura e dei Martiri giapponesi, 120 chilometri da Civitavecchia a Roma, è entrato tra i percorsi attenzionati per l’Anno Santo e si candida a diventare una via stabile di pellegrinaggio verso la Capitale. Passi lenti, segni antichi, un filo che unisce porti, campagne e basiliche.
Un altro dossier seguito con attenzione è il progetto del polo crocieristico a Fiumicino, inserito tra le opere giubilari e oggetto di rilievi e richieste di rivalutazione da parte di realtà sociali e ambientali, oltre che di atti politici sul territorio municipale. Il nodo riguarda tempi, impatti e priorità rispetto alla scadenza dell’Anno Santo: un confronto che proseguirà nelle sedi competenti, tra valutazioni ambientali e pianificazione portuale.
Lo sguardo lungo verso il 2033
“Per fare bene un Giubileo servono almeno cinque anni di preparazione intensa”: l’ammonimento di monsignor Fisichella, maturato nell’esperienza di questi mesi, assume peso se rapportato al 2033, quando la cristianità celebrerà i 2000 anni della Redenzione. Già nel 2022 la prospettiva di un Giubileo straordinario della Redenzione era stata evocata pubblicamente, invitando a concepire cammini e itinerari che uniscano la varietà delle comunità cristiane in una grande memoria condivisa.
In parallelo, movimenti e reti ecclesiali hanno avviato un lavoro di preparazione decennale in vista del bimillenario della Risurrezione, con proposte che attraversano Paesi, confessioni e linguaggi. È un cantiere di relazioni e contenuti che chiede alla città e alle istituzioni di non abbassare la guardia: la credibilità di un evento si misura nella sua capacità di lasciare bene comune, non solo nella cartolina di una folla commossa.
Domande chiare, risposte veloci
Quanti pellegrini sono arrivati finora e quale traguardo è realistico? Nel corso dell’ultima audizione consiliare sono stati indicati “oltre 29 milioni” di arrivi, un dato coerente con la progressione che a inizio settembre aveva già superato i 24 milioni secondo il Dicastero per l’Evangelizzazione. L’obiettivo di 30-32 milioni, ricordato più volte nei mesi scorsi, resta quindi alla portata fino alla chiusura dell’Anno Santo del 6 gennaio 2026.
Quando si chiude il Giubileo e cosa accadrà quel giorno? La conclusione è fissata per martedì 6 gennaio 2026, solennità dell’Epifania. Secondo il calendario delle celebrazioni, la mattina si terrà la messa presieduta dal Pontefice e, a seguire, il rito di chiusura della Porta Santa in San Pietro. Per i fedeli, è l’ultimo passaggio del pellegrinaggio giubilare, tra memoria di quanto vissuto e promessa di un cammino che continua nelle comunità.
Quali misure hanno sostenuto l’afflusso record ai grandi eventi? La gestione dei picchi, come per il Giubileo dei Giovani, ha combinato servizi potenziati su ferro e gomma, piani di accessibilità per le persone con disabilità e un impianto di sicurezza multilivello. La Regione ha finanziato corse e treni aggiuntivi, Cotral ha rafforzato flotta e personale, mentre il Comune ha attivato cantieri sui “black points” per ridurre i rischi sulle intersezioni più critiche.
Perché già si parla del 2033 e cosa comporta per Roma e il Lazio? Perché quel traguardo non è un semplice anniversario: richiede una costruzione culturale, pastorale e infrastrutturale lunga. Esperienze internazionali, come le reti che lavorano sul bimillenario della Risurrezione, mostrano che il tempo è alleato solo se lo si abita. Per istituzioni e territori significa pianificare per tempo, con scelte coerenti e opere che restino utili dopo la festa.
Un passaggio che diventa eredità
La cifra di questi mesi è una città che ha imparato a muoversi all’unisono: istituzioni, forze sociali, volontari, comunità ecclesiali. L’Anno Santo ha portato preghiera e bellezza, ma anche corsie preferenziali per i fragili, binari più affidabili, incroci più sicuri, reparti rinnovati. È questa concretezza che scalda il racconto: una speranza che prende corpo nelle cose fatte bene. L’orizzonte del 2033 non chiede effetti speciali, ma continuità: la stessa cura, lo stesso ritmo condiviso, la stessa tenacia.
Se i numeri impressionano, sono i dettagli a restare: una mano che guida tra le transenne, un cammino che collega mare e basiliche, un servizio che finalmente arriva in orario, una sala d’attesa che diventa accogliente. È qui che la nostra idea di giornalismo trova senso: raccontare ciò che cambia la vita delle persone, con lo sguardo vigile e il passo di chi, tra la folla, cerca sempre il volto di ciascuno.
