Nel secondo trimestre del 2025 il mercato degli immobili d’impresa mostra segnali di tenuta: scambi in aumento per negozi e uffici, flessione per i capannoni. I dati, rilevati dall’Agenzia delle Entrate e letti dall’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, indicano una dinamica vivace nelle grandi città e un crescente interesse per riconversioni d’uso.
Vitalità selettiva nel secondo trimestre 2025
Il quadro che emerge è quello di un contesto moderatamente favorevole per gli immobili d’impresa. Secondo l’analisi delle compravendite diffuse dall’Agenzia delle Entrate e approfondite dall’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, il segmento più dinamico è quello degli immobili commerciali, con un incremento delle transazioni del +6,1%. In parallelo, anche gli uffici avanzano, segnando un +4,2%, confermando l’interesse degli operatori per soluzioni versatili e, sempre più spesso, riconvertibili. È un mercato che sceglie con attenzione, premia ciò che offre redditività o trasformazione possibile e osserva le aree urbane con uno sguardo lungo, dove domanda e riuso procedono di pari passo.
Nel comparto dei negozi, la domanda si muove su due binari precisi. Da una parte, cresce l’acquisto di locali già locati, attratti da rendimenti annui lordi nell’ordine del 9-10%, percepiti come affidabili e misurabili nel tempo. Dall’altra, è sempre più frequente la scelta di spazi destinati al cambio d’uso in residenziale, soprattutto nelle grandi città, dove la riconversione risponde a esigenze concrete di mercato. Tra prudenza e progettualità, l’investitore cerca valore dove reddito e trasformazione sanno dialogare, valorizzando con lucidità le opportunità presenti nei contesti urbani più evoluti.
Negozi: domanda vivace e trasformazioni urbane
La crescita degli immobili a uso commerciale spicca nelle statistiche del periodo, con il già citato +6,1% degli scambi. In questo perimetro, i progressi più evidenti si registrano a Palermo (+9,5%), Firenze (+9,3%), Roma (+8,5%) e Torino (+8,4%). L’appeal del negozio come investimento resta elevato: c’è chi punta al canone certo di un immobile già a reddito, e chi, con uno sguardo più trasformativo, orienta l’acquisto alla futura destinazione residenziale. In entrambi i casi, la spinta arriva da un’idea chiara: valorizzare l’immobile con strategie concrete e misurabili.
Nel capoluogo piemontese, gli affiliati Tecnocasa e Tecnorete attivi sul non residenziale segnalano un fenomeno in crescita: la riconversione dei negozi situati in vie a basso passaggio in abitazioni. È una dinamica che intercetta la domanda reale e ridisegna l’uso degli spazi dove il transito commerciale è più debole. La città cambia, e con essa cambia il destino dei locali che non dialogano più con il commercio di prossimità. Nelle aree metropolitane, questo processo è sempre più frequente e allinea l’offerta alle esigenze contingenti dell’abitare, senza disperdere il valore immobiliare preesistente.
Uffici: tra nuova costruzione e riconversione residenziale
Gli uffici mettono a segno un +4,2% delle compravendite, con un tratto distintivo netto: nelle grandi città l’acquisto porta spesso al cambio d’uso in residenziale. Parallelamente cresce l’attenzione verso gli uffici di nuova costruzione. Il balzo più marcato si registra a Palermo, con un significativo +80%: secondo le reti del Gruppo Tecnocasa, la domanda si concentra sia su acquisizioni finalizzate alla riconversione, sia su acquisti destinati alla locazione, sostenuti da una richiesta elevata di spazi in affitto. Il mercato privilegia soluzioni pronte, efficienti e capaci di generare reddito.
Il passo degli uffici è robusto anche in altre grandi piazze: a Milano le compravendite crescono del 19,3%, con frequenti trasformazioni in residenziale; seguono Bologna (+15,1%), Genova (+12,9%), Torino (+6,3%) e Roma (+5,9%). È un percorso che unisce domanda di modernità e pragmatismo, dove l’asset ufficio diventa strumento di sviluppo o materia per progetti abitativi. L’attenzione agli spazi flessibili e facilmente riposizionabili racconta un mercato che sa muoversi, leggere le esigenze reali e indirizzare capitali con disciplina.
Capannoni: un passo indietro
In controtendenza rispetto a negozi e uffici, i capannoni produttivi registrano una lieve flessione delle compravendite, pari al -1,6%. Il punto critico non è la mancanza di interesse, bensì l’offerta: scarsa e spesso vetusta, tale da imporre interventi di ristrutturazione e riqualificazione significativi. Questo scenario spinge gli acquirenti a negoziare con forza il prezzo, tenendo conto dei lavori necessari. È un segmento che chiede aggiornamento e qualità, perché senza un salto di standard tecnici e funzionali fatica a intercettare capitali e piani industriali di medio periodo.
Le imprese con maggiore solidità patrimoniale provano a comprare il proprio capannone, ma si scontrano con disponibilità limitata e condizioni strutturali spesso datate, che obbligano a investimenti non trascurabili prima dell’operatività piena. In questo equilibrio delicato può aver inciso anche la difficoltà di alcuni comparti industriali, tra cui l’automotive e il tessile. Il risultato è una prudenza diffusa: chi compra mette in fila numeri, cantieri e tempi, e solo quando il conto torna decide di impegnarsi, consapevole che ogni scelta oggi deve reggere anche domani.
