Lunedì 10 novembre 2025, alle 16:30, nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, sarà presentato il volume “L’atomo convertito – Una bella storia italiana” di Maurizio Stefanini e Giuseppe Rotunno. Un incontro voluto dal Comitato per una Civiltà dell’Amore per rimettere al centro il tema dell’uso civile dell’energia nucleare.
L’appuntamento alla Camera
La cornice istituzionale della Sala della Lupa accoglierà un incontro che intreccia cultura, responsabilità pubblica e prospettive energetiche. La presentazione di “L’atomo convertito – Una bella storia italiana” nasce come occasione per aprire un dialogo informato, capace di superare slogan e contrapposizioni. L’iniziativa, firmata dal Comitato per una Civiltà dell’Amore, mira a porre su basi concrete un tema delicato: mostrare che il nucleare a uso civile, se pianificato e gestito con rigore, può tradursi in un impiego sano, al servizio di finalità civili e pacifiche.
Il programma non è solo un passaggio editoriale, ma un invito a osservare con lucidità scenari che toccano sicurezza, etica e sviluppo. In un tempo segnato da tensioni internazionali, la riflessione proposta mette al centro la qualità delle scelte e delle procedure, perché dalla capacità di organizzare e amministrare dipende la sostenibilità di ogni progetto. L’appuntamento intende quindi offrire strumenti di comprensione e una piattaforma di discussione aperta, evitando semplificazioni, con l’obiettivo di far emergere criteri e metodi per un utilizzo dell’energia nucleare davvero orientato al bene comune.
Una proposta nata dalla scienza italiana
Il volume di Maurizio Stefanini e Giuseppe Rotunno ripercorre una storia concepita da un gruppo di scienziati italiani: trasformare un problema in risorsa, riconvertendo il potenziale distruttivo in valore pubblico. “L’atomo convertito” racconta l’origine di un’idea semplice e radicale al tempo stesso, maturata in Italia e fondata su un principio netto: eliminare gli ordigni atomici utilizzando ciò che contengono, senza scorciatoie né illusioni. Convertire per costruire, con la consapevolezza che dietro ogni scelta tecnologica esiste una responsabilità umana e civile non negoziabile.
Al centro sta un’intuizione definita come l’unica via praticabile: impiegare il materiale fissile sottratto alle testate come combustibile delle centrali nucleari. Non si tratta di uno slogan, ma di un percorso che rimette in circolo materia per finalità energetiche, sostituendo all’uso bellico un uso civile. L’impianto del libro insiste sulla concretezza del metodo: se la materia è la stessa, a cambiare è lo scopo, il controllo, la trasparenza dei processi. Convertire significa scegliere, ogni volta, la destinazione più giusta possibile.
Quella proposta, nata anni fa, viene oggi ripresentata con un ulteriore tassello: destinare gli utili derivanti dalla conversione delle atomiche a iniziative di aiuto allo sviluppo. L’idea allarga lo sguardo oltre la sicurezza, proiettandolo verso la crescita delle comunità. Non un dettaglio accessorio, ma la coerenza di un disegno che tiene insieme disarmo, energia e solidarietà. È un passo che chiede rigore nella gestione e nel controllo, e che invita a misurare ogni risultato con l’impatto reale sulla vita delle persone.
Ospiti e conduzione
A dare voce ai contenuti dell’iniziativa saranno relatori di profilo diverso e complementare. Interverranno mons. Gianni Fusco, docente di Teologia all’Università LUMSA; Maurizio Stefanini, giornalista e co-autore del volume; Giuseppe Rotunno, presidente di Civiltà dell’Amore e co-autore; Stefano Monti, presidente di AIN (Associazione Italiana Nucleare). La moderazione è affidata al giornalista Andrea Canali, con il compito di orchestrare gli interventi e favorire un percorso di lettura chiaro, comprensibile e fedele alla complessità del tema, e garantire tempi e passaggi coerenti.
La pluralità di esperienze che si incontrano nella Sala della Lupa offre un quadro ricco: accademia, associazioni, ricerca, comunicazione. Voci differenti che non cercano scorciatoie, perché il nodo affrontato richiede precisione e responsabilità. L’insieme dei contributi promette di illuminare il rapporto tra scelte energetiche e interesse pubblico, mettendo in evidenza come la qualità del dibattito conti quanto, e talvolta più, dei singoli slogan. È in questa coralità che la presentazione intende trovare forza e credibilità.
Il confronto sulla conversione nucleare
Alla presentazione seguirà un dibattito dedicato al tema della conversione nucleare, dall’ambito militare all’uso civile. L’intenzione è aprire uno spazio di confronto ordinato, dove le competenze si incontrano per chiarire implicazioni e prospettive. Il focus, esplicitato già nel titolo, va al cuore della proposta: spostare l’asse dall’arma all’energia, dalla minaccia al servizio. È un passaggio che chiama ciascuno a interrogarsi su che cosa significhi davvero trasformare, in modo trasparente e verificabile, materia di conflitto in bene condiviso.
Al tavolo porteranno i loro contributi Giuseppe Zollino, professore associato dell’Università di Padova; Rosa Filippini, direttrice Astrolabio, giornale on-line degli Amici della Terra; l’On. Paola Binetti, psichiatra, già parlamentare; Germano Dottori, consigliere scientifico di LIMES. La pluralità degli sguardi, tra accademia, informazione, impegno civile e analisi strategica, promette un confronto serrato e rispettoso, in grado di rendere accessibili argomenti tecnici senza perdere di vista la dimensione culturale e umana.
In questa dinamica di ascolto e replica, il tema “dalle armi all’uso civile” si traduce in un percorso concreto, dove ogni parola pesa. L’obiettivo non è costruire slogan, ma mettere alla prova un’idea con domande puntuali e criteri di verifica. Solo così la conversione smette di essere un’immagine evocativa e diventa progetto, con procedure, responsabilità e benefici misurabili. È qui che il dibattito aspira a lasciare un segno, nella consapevolezza che la qualità del confronto è già parte della soluzione.
La memoria del disarmo
Nel solco della discussione, risuona il richiamo a un precedente decisivo: gli accordi di disarmo del 1987 tra USA e URSS, grazie ai quali fu eliminata la maggior parte delle armi nucleari allora esistenti. Questo riferimento storico non è un orpello, ma un promemoria potente di ciò che può accadere quando volontà politica, metodo e visione convergono. Ricordare significa riconoscere che il cambiamento è possibile, che le soglie considerate invalicabili possono essere superate con scelte nette e verificabili.
Alla luce di quell’esperienza, l’idea raccontata in “L’atomo convertito – Una bella storia italiana” acquista ulteriore profondità: usare il materiale fissile per alimentare centrali nucleari e destinare gli utili della conversione all’aiuto allo sviluppo è un percorso che unisce disarmo e crescita. Non si tratta di un’astrazione, ma di una visione fondata su responsabilità, controllo e continuità. In tempi di tensioni internazionali, tenere insieme memoria e progetto diventa un modo concreto per dare alla società civile strumenti di speranza e di scelta.
