Tra Malo, nell’Alto Vicentino, e New York scorre un filo che parla di identità, appartenenza e regole condivise. Due storie lontane, un’unica domanda: quanto conta la religione quando si governa?
Martedì 4 novembre 2025 la politica americana ha imboccato una traiettoria inedita: Zohran Mamdani, 34 anni, ha vinto le elezioni a New York City, diventando il primo sindaco di fede musulmana della metropoli. La sua affermazione, certificata nella notte dall’Associated Press e raccontata da testate internazionali, è passata attraverso una promessa chiara: rendere la città più accessibile sul piano del costo della vita, dai trasporti agli affitti, con un’agenda dichiaratamente progressista. L’onda dell’evento è arrivata anche in Europa, accendendo un dibattito che non è soltanto simbolico.
La fotografia del voto restituisce una competizione serrata: lo sfidante indipendente Andrew Cuomo e il repubblicano Curtis Sliwa si sono fermati dietro al candidato democratico, che ha superato la soglia del 50% dei consensi. I dati diffusi dal Board of Elections e ripresi in Italia confermano un’affluenza molto alta e un significativo apporto delle generazioni più giovani, decisive nel trainare la partecipazione. A New York, la parola cambiamento ha assunto la concretezza dei numeri, ma in Italia ha soprattutto spalancato un confronto di idee.
Il precedente italiano che ribalta gli stereotipi
Se si cerca il primo sindaco musulmano nel nostro Paese, l’atlante politico indica una piccola città vicentina: Malo. Qui, nel settembre 2020, Moreno Marsetti ha vinto le amministrative con circa il 44,5% dei voti. La sua storia ha rotto schemi consolidati: militante della Lega sul territorio, amministratore pragmatico, credente non praticante, Marsetti si è affermato con una lista civica e una campagna ancorata ai bisogni locali. Quel risultato, ribadito dai dati ufficiali, è diventato nel tempo un riferimento quando il discorso pubblico tenta di ridurre la politica a etichette.
Negli anni successivi, il profilo istituzionale di Marsetti si è allargato: oggi è anche Vicepresidente vicario della Provincia di Vicenza con deleghe operative su sicurezza, caccia e pesca, attività produttive, bandi e molto altro. È un incarico che lo pone quotidianamente sul terreno delle decisioni amministrative, lontano dalle semplificazioni. La sua biografia politica – e il suo ruolo – diventano così chiavi utili per leggere il presente, quando l’identità religiosa viene evocata come spartiacque e non come tratto personale da tenere distinto dal governo della cosa pubblica.
Religione e istituzioni: la linea di Marsetti
Alla luce della vittoria di Mamdani, Marsetti ha ricordato che nel 2025 non dovrebbe essere la religione a spaventare, né in un sindaco né in chiunque ricopra un ruolo pubblico: contano correttezza, rispetto delle leggi e la loro applicazione uguale per tutti. È una bussola che rimette al centro l’uguaglianza davanti alla norma, principio che – nelle sue parole – non ha colore politico né appartenenza confessionale. Lo aveva già spiegato in passato: la religione deve restare fuori dall’uso strumentale in politica; ciò che tiene insieme una comunità è l’osservanza delle regole comuni.
Nella vita amministrativa, insiste il sindaco di Malo, l’estremismo rimane il vero nemico dei valori democratici, da qualunque parte provenga. È una visione maturata nel contatto quotidiano con la cittadinanza, dove contano i servizi, la sicurezza delle strade provinciali, l’efficienza della macchina pubblica e la capacità di dare risposte concrete. In questo, la sua esperienza da vicepresidente vicario – tra potenziamento del corpo di polizia provinciale e lavoro “di cantiere” sulle competenze dell’ente – racconta un approccio metodico e misurabile. Non un’idea astratta di convivenza, ma la sua pratica.
Le reazioni italiane: applausi e diffidenze
Il successo di Mamdani ha spaccato l’arena politica italiana. Da un lato, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha salutato la vittoria come la prova che una “politica della speranza” – centrata su salari dignitosi, diritto alla casa, servizi pubblici accessibili – può tornare a convincere. È il riflesso di una lettura che intreccia New York con le sfide europee, nel segno di una piattaforma sociale vasta. Dall’altro lato, il centrodestra ha adottato una postura di netta freddezza.
Matteo Salvini ha sottolineato la dimensione identitaria dell’evento, richiamando esplicitamente la fede islamica del nuovo sindaco e criticandone posizioni considerate radicali, dal “defund the police” alla tassazione dei grandi patrimoni, fino a vecchi frame sulla proprietà privata rilanciati sui social. Il lessico scelto dal leader leghista ha alimentato la discussione in Italia, misurandosi con un Paese che conosce esperienze come quella di Malo e di Marsetti, dove la cittadinanza e la governabilità non passano dalla religione, ma dal perimetro della legge.
New York e l’ago della sicurezza: tra chiarimenti e priorità
Nel merito, la campagna di Mamdani ha ruotato attorno all’affordability: blocco degli affitti calmierati, trasporti più accessibili, rafforzamento dei servizi. Sul tema sicurezza – su cui gli avversari hanno martellato – il neo sindaco ha ricalibrato il messaggio rispetto alle parole del 2020, prendendo le distanze dal “defund” e parlando di collaborazione con la polizia, rimodulazione degli straordinari e creazione di un Dipartimento per la sicurezza di comunità. È un passaggio cruciale, perché a New York l’ordine pubblico è da sempre lo stress test di ogni programma.
Anche i numeri del voto aiutano a leggere il quadro: oltre metà dei consensi al vincitore, Cuomo staccato ma competitivo, Sliwa più indietro. I quotidiani internazionali hanno raccontato la mobilitazione giovanile, la macchina del porta a porta e l’uso di piccole donazioni, elementi che hanno dato corpo a un progetto politico percepito come generazionale. La vittoria, in tal senso, ha travalicato la cronaca locale per farsi laboratorio, con l’Associated Press a certificare l’esito e testate come il Guardian e le reti americane a incorniciare il significato della svolta.
Radici venete e sguardo civile: la lezione che arriva da Malo
La rotta suggerita da Marsetti nasce in casa. Nel suo racconto pubblico emerge un Veneto che sente proprio: rispetto delle istituzioni, pragmatismo, orgoglio di comunità. In quell’orizzonte, l’identità religiosa resta un fatto personale. Già in un’intervista del 2020 aveva chiarito che la convivenza si tiene se ciascuno rispetta le regole e se la politica non usa la fede come clava. Una posizione netta, utile oggi per disinnescare narrazioni binarie: non c’è contraddizione tra appartenenza culturale e servizio alle istituzioni, purché il diritto resti la soglia invalicabile.
Chi guarda da Malo la polemica italiana seguita alla vittoria di Mamdani vede una scorciatoia comunicativa: lo scontro identitario. La realtà è più sfumata. Esistono amministratori – e storie – che tengono insieme tradizioni diverse dentro lo stesso patto civile. L’esperienza amministrativa di Marsetti, riconosciuta anche nel suo ruolo provinciale, lo dimostra: si governa con atti, bilanci, scelte sull’uso dello spazio pubblico, non con l’anagrafe della fede. È una lezione che vale dalla pianura vicentina fino alle rive dell’<strong’Hudson.
Domande che ci poniamo mentre cambiano i simboli
È davvero il primo sindaco musulmano di New York? Sì. Diverse testate internazionali e statunitensi indicano Zohran Mamdani come il primo sindaco di fede musulmana nella storia della città, con l’esito della notte del 4 novembre 2025 certificato dall’Associated Press. La sua elezione è stata raccontata anche in Italia, con dati del Board of Elections a supporto. Oltre al primato religioso, emerge l’età: è tra i più giovani a raggiungere la carica nell’ultimo secolo.
Chi è il primo sindaco musulmano in Italia? Nel 2020, a Malo (Vicenza), è stato eletto Moreno Marsetti, amministratore di area leghista. Il risultato ufficiale – circa il 44,5% – è documentato dalle cronache elettorali. Nel tempo, Marsetti ha assunto anche l’incarico di Vicepresidente vicario della Provincia di Vicenza, consolidando un profilo istituzionale che ha fatto discutere e riflettere proprio perché smentisce stereotipi radicati.
La religione di un sindaco deve contare nella valutazione pubblica? Conta il rispetto della legge, non l’appartenenza confessionale. È la linea ribadita da Marsetti, che richiama all’uguaglianza di fronte alle norme e all’attenzione verso gli eccessi, qualunque sia la loro matrice. In questa prospettiva, la neutralità delle istituzioni è un presidio: non un gesto di indifferenza, ma la premessa per garantire diritti e doveri a tutti, senza eccezioni e senza scorciatoie.
Perché la vittoria di Mamdani ha diviso la politica italiana? Perché incrocia temi caldissimi anche da noi: sicurezza, politica sociale, tassazione dei grandi patrimoni, diritti civili e, non ultimo, identità. Da una parte c’è chi celebra una piattaforma sociale capace di mettere al centro salari, casa e servizi; dall’altra chi teme derive ideologiche, rilanciando vecchie dichiarazioni del neo sindaco su polizia e proprietà privata. È il riflesso di due visioni del rapporto tra stato, mercato e comunità.
Che cosa resta sul tavolo per New York e quale lezione può trarne l’Italia? A New York, la prova decisiva è tradurre un’agenda ambiziosa in misure sostenibili, soprattutto su casa e sicurezza, tema su cui Mamdani ha già corretto il tiro rispetto al 2020. In Italia, l’insegnamento è semplice: quando si governa, la differenza la fanno i fatti amministrativi. Le biografie – religiose o politiche – non devono oscurare il metro con cui si misurano i mandati: risultati, accountability, coesione sociale.
In queste ore, mentre il nome di Zohran Mamdani rimbalza nelle case italiane e i social cercano definizioni nette, la voce arrivata da Malo invita alla calma operosa delle istituzioni. È lì che la convivenza si costruisce: tra atti, responsabilità e scelte difficili. La politica migliore è quella che non cerca identità da sventolare, ma doveri da assolvere. Dalle rive dell’<strong’Hudson alle colline vicentine, il cuore del discorso resta lo stesso: una democrazia è forte quando la legge è più alta delle appartenenze.
