Non si dovrebbe mai dover raccontare scene del genere. E invece le telecamere installate dagli inquirenti hanno restituito registrazioni definite “aberranti”: ragazzi con gravi forme di autismo, alcuni minorenni, immobilizzati, strattonati, sedati per “tenerli tranquilli”. È la cornice di un’inchiesta che scuote Cuneo e interpella tutti noi: 21 persone indagate, 17 misure cautelari, sequestro e commissariamento della cooperativa sociale Per Mano, che gestiva più strutture assistenziali. “Gli ospiti erano in condizioni psicofisiche di assoluto disagio”, ha spiegato il procuratore Onelio Dodero.
A oggi la fotografia giudiziaria è netta: due arresti in carcere (la direttrice Emanuela Bernardis e la coordinatrice Marilena Cescon), quattro arresti domiciliari e undici divieti di avvicinamento. Le ipotesi di reato vanno dai maltrattamenti alla violenza privata fino al sequestro di persona; al vaglio anche la frode nelle pubbliche forniture. Gli ospiti sono 18, tutti trasferiti in strutture ritenute idonee dall’ASL Cn1. Non è un elenco freddo di capi d’accusa: sono vite fragili che chiedevano cura e hanno ottenuto il contrario.
Le immagini che nessuno avrebbe dovuto vedere
“Abbiamo potuto vedere registrazioni aberranti”, dice il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Marco Piras. Mentre il procuratore parla di ospiti “in condizioni psicofisiche di assoluto disagio”. Non sono formule: dietro ci sono materassi bagnati di urina che non venivano cambiati, pasti inadeguati, turn over di personale non qualificato e – punto gravissimo – farmaci somministrati da soggetti non abilitati con l’obiettivo di “calmare” i ragazzi. Scene che interrogano coscienza, controlli, responsabilità.
Vi chiediamo di fare uno sforzo d’immaginazione, ma senza voltare lo sguardo: chiusi in quelle stanze c’erano 18 ragazzi con autismo, alcuni adolescenti, che dipendevano in tutto da chi avrebbe dovuto proteggerli. Le telecamere hanno documentato gesti e prassi divenute routine. È da qui che l’indagine ha preso la spinta definitiva; è da qui che prendiamo la nostra, per capire cosa è accaduto e cosa deve accadere adesso.
Il quadro giudiziario: misure e reati ipotizzati
Entriamo nel merito. Le misure cautelari sono 17: 2 in carcere, 4 ai domiciliari, 11 divieti di avvicinamento. Gli indagati sono 21, quattro dei quali a piede libero. Sono contestati – a vario titolo – maltrattamenti, lesioni personali, violenza privata e sequestro di persona; si valuta anche la responsabilità amministrativa dell’ente. Ogni termine ha un peso e un significato nei codici, ma prima ancora nella vita quotidiana di ragazzi che non avevano strumenti per difendersi.
A tutela delle vittime e per impedire la reiterazione, il Gip ha disposto il sequestro preventivo della cooperativa Per Mano e delle sue strutture: la casa famiglia “Con Noi”, il nucleo residenziale “Stella Alpina” e il centro diurno “Tetto Nuovo”. La cooperativa è stata commissariata. In parallelo, sono stati sequestrati beni e conti correnti. Un atto che sposta il baricentro: non c’è solo l’azione penale, c’è la necessità di ripristinare condizioni dignitose di assistenza.
Chi è coinvolto e chi ha subito
Sulle persone arrestate c’è poco da aggiungere oltre ai nomi e ai ruoli – Emanuela Bernardis (direttrice) e Marilena Cescon (coordinatrice). La presunzione di innocenza vale per tutti gli indagati fino a sentenza definitiva: un principio che non annulla la gravità di quanto emerge, ma che orienta lo sguardo e le parole. Dentro il fascicolo compaiono anche operatori, figure sanitarie e personale ausiliario: il perimetro investigativo, qui, è ampio.
E le vittime? Diciotto ragazzi con disabilità, molti minorenni, legati a quelle stanze anche da abitudini e ritmi che – secondo l’accusa – avrebbero trasformato la routine in maltrattamento. È un punto doloroso: la dipendenza totale da chi doveva nutrirli, lavarli, calmarli con competenza, è diventata il varco dell’abuso. Chi di voi ha un familiare fragile lo sa: affidare è un atto di fiducia. Qui quella fiducia, dicono le carte, è stata tradita.
Dove si è consumato tutto questo
Il baricentro è Cuneo. La cooperativa Per Mano operava in più sedi: la casa famiglia “Con Noi”, il nucleo residenziale “Stella Alpina” e il centro diurno “Tetto Nuovo”, specializzato nell’autismo. Strutture dove la parola “accoglienza” avrebbe dovuto riempire ogni gesto. L’intervento giudiziario ha chiuso quel perimetro, mentre la macchina sanitaria pubblica ha aperto un corridoio protetto per ricollocare tutti gli ospiti.
Nelle ore successive al sequestro, l’ASL Cn1 ha trasferito tutti i 18 ragazzi verso soluzioni ritenute idonee. Il quadro raccontato dagli inquirenti include anche criticità economiche gestionali: nel periodo 2024–giugno 2025 l’ASL Cn1 ha corrisposto circa 1,4 milioni di euro per i servizi, cifra che si intreccia con l’ipotesi di frode nelle pubbliche forniture. Non si tratta di contabilità fredda: sono risorse pubbliche, cioè vostre.
Quando e come è partita l’indagine
Il primo impulso arriva nel dicembre 2024, dalla segnalazione di un familiare. Da lì in avanti, pedine che si muovono: telecamere, accertamenti, verifiche sul campo. I Carabinieri di Cuneo – con Nas e Nil – hanno raccolto un corpo di elementi ritenuti gravi indizi dall’autorità giudiziaria, fino alle misure cautelari eseguite nei giorni scorsi. È un percorso investigativo che mostra come, quando la denuncia c’è, lo Stato risponde.
A voi, che forse vi domandate “come non accorgersene prima?”, rispondiamo con una constatazione amara: la fragilità sociale è spesso silenziosa. Le famiglie hanno bisogno di spalle larghe, di operatori formati, di standard verificabili. E di un riflesso collettivo: se qualcosa non torna, si segnala. Qui è accaduto. E quelle immagini “aberranti” sono diventate prove, non più sospetti.
Cosa succede adesso
Il commissariamento della cooperativa e il sequestro dei centri non sono un gesto simbolico. Servono adesso: a non lasciare scoperti gli ospiti e a fermare sul nascere altre condotte sbagliate. Il processo andrà avanti, con responsabilità personali da valutare in aula, una per una. Nel frattempo chiediamo alla rete pubblica un passo in più: organici completi, turni coperti, formazione vera, protocolli chiari sull’uso dei farmaci, tracciabilità davvero verificabile – chi fa cosa, quando, con quale autorizzazione. Qui si misura il cambiamento: nella cura di ogni giorno, non negli annunci.
Voi che ci leggete – genitori, fratelli, operatori – non siete spettatori. Se vedete, se ascoltate, se dubitate, trovate il coraggio di parlare con i referenti sanitari, con le forze dell’ordine, con la magistratura minorile quando serve. Questa vicenda fa male, ma può diventare un argine se spinge ognuno a pretendere dignità per chi non può pretenderla da solo. È il minimo che dobbiamo a quei ragazzi e a chi li ama.
Nota legale: le qualifiche di reato sono ipotesi e valgono le garanzie di legge e la presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.
