La mobilità aziendale sta cambiando pelle: sostenibilità ambientale e benessere dei collaboratori entrano nei piani strategici e chiedono decisioni misurabili, pragmatiche, vicine alle persone. A dirlo è una nuova fotografia del mercato italiano, nata da un’indagine dedicata e costruita con l’ascolto diretto di chi governa gli spostamenti nelle imprese.
Un cambio di passo
Il quadro emerge da “Mobility Benefit: nuovi orizzonti della mobilità aziendale tra benessere dei dipendenti e sostenibilità”, lo studio realizzato dall’Arval Mobility Observatory con il contributo analitico di Econometrica, che ha coinvolto oltre duecento aziende italiane impegnate nell’adozione di soluzioni di mobilità. Pubblicato sul canale ufficiale dell’Osservatorio il 21 ottobre 2025, il lavoro inserisce la mobilità tra le leve di CSR/ESG e di welfare, in linea con le trasformazioni organizzative in atto e con le priorità competitive dichiarate dai vertici aziendali. L’impostazione è chiara: leggere ciò che accade nei tragitti quotidiani per orientare strategie capaci di durare nel tempo.
La rilevanza del tema è stata rilanciata anche dall’ampia copertura giornalistica del 5 novembre 2025, che ha portato i risultati dell’indagine nel dibattito pubblico, confermando l’interesse del tessuto produttivo italiano. L’Associazione Italiana Travel e Mobility Manager ha sottolineato come il governo degli spostamenti non sia più una semplice questione logistica, ma una componente che intreccia cultura del lavoro, clima interno e obiettivi di performance. Nel settore si avverte un’urgenza nuova: unire l’attenzione alle persone con quella per l’ambiente e per l’efficienza economica, senza scorciatoie e con misure verificabili.
Numeri che contano per capire dove vanno le aziende
Dentro i numeri c’è la traiettoria delle scelte. Il 68% del campione afferma che la propria impresa ha già definito (39%) o sta costruendo (29%) una strategia formalizzata di mobilità sostenibile. A spingere sono tre priorità: raggiungere obiettivi ambientali (63%), rafforzare il benessere dei dipendenti (42%) e concedere maggiore flessibilità organizzativa (24%). Nelle aziende con piani più maturi, l’attenzione al vissuto quotidiano delle persone cresce; dove i piani sono embrionali, prevale invece la focalizzazione sulla riduzione delle emissioni, primo tassello di un cambiamento che deve ancora comporsi.
La strada non è libera da ostacoli. Le principali resistenze mappate dalle imprese riguardano l’inerzia interna al cambiamento (34%), la mancanza di un budget dedicato (21%) e le difficoltà nel selezionare le soluzioni più adatte (19%). Quattro aziende su dieci indicano che un affiancamento consulenziale specifico potrebbe accelerare l’implementazione delle diverse opzioni. In filigrana si vede un elemento cruciale: la consapevolezza più alta, tipica di chi ha già strutturato piani evoluti, porta a riconoscere con lucidità i punti di attrito e ad affrontarli con strumenti migliori.
Tecnosoluzioni e abitudini quotidiane
Se le difficoltà esistono, l’operatività non si ferma. Le aziende stanno mettendo a disposizione parcheggi gratuiti o agevolati, rastrelliere per le biciclette, corporate car sharing, car pooling e rimborsi per il trasporto pubblico locale. A fare la differenza è la capacità di disegnare un portafoglio integrato di misure, che tenga conto dei tempi delle persone e della geografia dei luoghi di lavoro. L’indagine segnala che questo mosaico viene oggi sostenuto da soluzioni digitali e dalla connettività dei veicoli, ambiti nei quali risulta attivo già il 57% del campione, con l’obiettivo di semplificare l’uso e raccogliere dati di qualità.
La misurazione orienta le scelte e toglie ambiguità. Le imprese considerano prioritario analizzare la riduzione delle emissioni generate dai nuovi schemi di mobilità (indicata come importante dal 93%), monitorare il numero di utilizzatori (56%) e rilevare la soddisfazione dei dipendenti (46%). Si tratta di indicatori che rendono tangibile l’impatto delle iniziative e che trasformano i benefit in leve di produttività, engagement e reputazione, a patto di essere letti con metodo e aggiornati con continuità nel tempo.
Governance, ruoli e welfare: come si struttura la gestione della mobilità
La collocazione organizzativa racconta la strategia. Nel 55% dei casi la figura del mobility manager siede nei dipartimenti Risorse Umane o Servizi Generali; in circa un’azienda su dieci riporta direttamente al vertice, segnale di un’attenzione crescente alla centralità del tema nelle agende dei CEO e dei comitati guida. Questo posizionamento facilita l’integrazione tra scelte di mobilità, politiche di people management e obiettivi ESG, con effetti che si riflettono sull’attrattività del datore di lavoro e sulla qualità dei processi interni.
La mobilità integrata entra anche nel welfare aziendale: più della metà delle imprese l’ha già inclusa o lo farà entro i prossimi due/tre anni. Tra le misure più diffuse figurano il rimborso del TPL, un budget flessibile da destinare agli spostamenti, la disponibilità di auto aziendali condivise utilizzabili anche nel privato, i rimborsi chilometrici per il tragitto casa-lavoro e i servizi di bike sharing, con accesso previsto nella maggioranza dei casi per l’intera popolazione aziendale. Una cornice che rafforza il patto di fiducia tra azienda e persone e che incide sul clima interno.
Regole italiane che orientano le scelte
La spinta verso piani strutturati nasce anche da obblighi di legge. Con l’articolo 229 del Decreto-Legge 34/2020 (convertito nella Legge 77/2020), imprese e pubbliche amministrazioni con unità locali oltre i 100 dipendenti situate in capoluoghi di regione, città metropolitane, capoluoghi di provincia o comuni sopra i 50.000 abitanti devono nominare un mobility manager e redigere ogni anno il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro. L’obiettivo dichiarato è ridurre l’uso del mezzo privato individuale e decongestionare il traffico urbano, in linea con le politiche di mobilità sostenibile.
Il quadro è stato attuato con il Decreto Interministeriale n. 179 del 12 maggio 2021 e completato dalle Linee guida approvate il 4 agosto 2021 (DD n. 209/2021), che fissano criteri e metodi per redigere e implementare i PSCL. Le indicazioni operative descrivono come analizzare gli spostamenti, valutare l’offerta di trasporto e scegliere misure capaci di produrre una riduzione stabile della mobilità individuale; successivi aggiornamenti hanno affinato il perimetro applicativo. È in questa cornice che i programmi aziendali si misurano, trovando coerenza fra obblighi, risultati e benessere organizzativo.
Consulenza e pratiche efficaci: la spinta che manca
L’indagine segnala che quattro aziende su dieci attribuiscono a una consulenza dedicata un ruolo decisivo per accelerare l’implementazione. La richiesta è chiara: servono competenze che connettano la dimensione normativa alla progettazione centrata sulle persone, traducendo i dati in scelte operative e in policy facili da usare. Nelle parole raccolte sul campo, la mobilità aziendale è ormai una leva che incrocia sostenibilità, welfare ed efficienza: un equilibrio delicato che, se ben impostato, produce benefici sulle comunità interne, sull’ambiente e sulla competitività. È un indirizzo ribadito dai responsabili dell’Osservatorio e dai protagonisti del settore.
A questa visione si affianca il contributo dell’AITMM, che richiama la necessità di un approccio moderno, digitale e senza barriere nei viaggi d’affari e nella gestione della mobilità. La professionalità del mobility manager, riconosciuta e formata in un network nazionale e internazionale, rappresenta un presidio stabile per portare a terra piani misurabili e coerenti con le esigenze di lavoratori e territori. Una regia che, se resa sistemica, può trasformare i progetti in pratica quotidiana, con benefici che superano i confini dell’azienda.
Domande per orientarsi, rapidamente
Quanto pesano le persone nelle scelte di mobilità? I numeri indicano un impegno reale: tra le motivazioni principali compaiono il benessere dei dipendenti (42%) e la flessibilità organizzativa (24%). Inoltre, nel 55% dei casi il mobility manager si trova in HR o Servizi Generali e più della metà delle imprese integra la mobilità nel welfare attuale o in arrivo entro due/tre anni, segno di una governance sempre più “people-centric”.
Quali strumenti digitali stanno guidando l’evoluzione? Soluzioni connesse e piattaforme digitali sono già al lavoro nel 57% delle aziende considerate. L’analisi dei dati si concentra su tre indicatori chiave: riduzione delle emissioni (93% la ritiene prioritaria), numero di utilizzatori (56%) e soddisfazione dei dipendenti (46%). Una bussola che consente di misurare con chiarezza l’impatto delle iniziative e di correggerne il percorso.
Quali ostacoli frenano l’adozione dei piani? Le aziende segnalano soprattutto resistenze interne al cambiamento (34%), assenza di un budget dedicato (21%) e difficoltà nella scelta delle soluzioni (19%). In questo contesto, quattro su dieci ritengono utile una consulenza specifica per l’implementazione: un aiuto concreto per tradurre obiettivi e regolamenti in progetti praticabili e condivisi dai team.
Da dove cominciare per impostare un piano credibile? Il punto di partenza è rispettare il perimetro normativo: nomina del mobility manager e redazione del PSCL dove previsto, come stabilito dal DL 34/2020 e dai decreti attuativi del 2021. Le Linee guida ministeriali forniscono metodo e tracciato; da lì si costruiscono misure coerenti con i bisogni reali dei lavoratori, monitorando i risultati nel tempo.
Uno sguardo che tiene insieme risultati e persone
In controluce, questo è il messaggio che arriva dal mercato: la mobilità aziendale non è un dettaglio amministrativo, ma una scelta che tocca la vita di chi lavora e il profilo pubblico delle organizzazioni. Quando un parcheggio ben pensato, un abbonamento rimborsato o una soluzione digitale riducono tempi e stress, l’azienda diventa un luogo più abitabile, capace di trattenere talenti e di far crescere energie positive. È qui che sostenibilità e benessere smettono di essere slogan per diventare pratica quotidiana.
La nostra bussola resta la stessa: raccontare con rigore ciò che cambia e farlo con una voce umana, attenta ai gesti e alle conseguenze concrete. Perché la mobilità è un racconto di strade, mezzi e scelte, ma soprattutto di persone. E i numeri dell’indagine, insieme alla cornice normativa e alle competenze dei professionisti del settore, offrono oggi alle imprese l’occasione di trasformare quella storia in un vantaggio duraturo, misurabile e condiviso.
