Per tre giorni, la comunità della medicina riproduttiva si ritrova a Bologna: dal 6 all’8 novembre, al Palazzo de’ Toschi, il Symposium IVIRMA, tra i più autorevoli appuntamenti del settore, debutta in città dopo l’apertura del centro IVI Bologna, riunendo specialisti per condividere evidenze e innovazioni con un focus deciso sulla salute maschile.
Bologna al centro della PMA
Il primo arrivo del Symposium IVIRMA a Bologna rappresenta molto più di un convegno: è il segnale di una centralità conquistata sul campo. Con l’apertura del centro IVI Bologna, la città emiliana diventa crocevia tra pratica clinica e ricerca, un luogo dove l’esperienza dei laboratori incontra la dimensione pubblica del confronto scientifico. Qui si intrecciano competenze diverse – fertilità, embriologia, genetica, andrologia, endocrinologia – in un dialogo che mette al centro il paziente e la qualità delle cure. Una scelta che dà voce a una visione condivisa di progresso e prevenzione.
Gli spazi storici di Palazzo de’ Toschi accoglieranno tre intense giornate di lavoro in cui esperti provenienti dai principali centri internazionali si confronteranno sulle più solide evidenze disponibili e sulle soluzioni cliniche più efficaci. La formula è dichiaratamente multidisciplinare: discussioni trasversali, sessioni dedicate e scambio di buone pratiche per accorciare la distanza tra ricerca e sala operatoria, rendendo più accessibili ai pazienti le innovazioni che migliorano i percorsi di procreazione medicalmente assistita. Un appuntamento che imprime ritmo al dibattito internazionale.
Il mese della salute maschile e il cambio di paradigma sulla fertilità
Il Symposium coincide con il mese dedicato alla salute maschile e porta in primo piano un tema spesso rimandato: l’infertilità maschile, condizione multifattoriale e in crescita. Per Mauro Cozzolino, specialista in Medicina della Riproduzione e direttore del Centro IVI Bologna, affrontarla oggi è una priorità clinica, sociale e culturale. Rinviare la paternità, trascurare i controlli e abbracciare stili di vita poco salutari alimenta un calo silenzioso della fertilità maschile, che incide direttamente sulle possibilità di concepimento di molte coppie. Invertire questa tendenza è responsabilità condivisa tra medici e cittadini.
Nonostante l’impatto, la conoscenza resta lacunosa. Un’indagine realizzata da IVI con GfK indica che il 60% degli uomini italiani tra 30 e 50 anni non ha mai effettuato o effettua solo sporadicamente una visita urologica; appena il 17% controlla la propria salute annualmente, benché nel 50% dei casi di infertilità di coppia i fattori siano maschili. A livello globale, più studi segnalano un netto calo di concentrazione e motilità del liquido seminale negli ultimi quarant’anni. Pochi esami mirati permetterebbero diagnosi tempestive.
Un programma che guarda avanti
Il 7 novembre l’agenda sarà interamente orientata al fattore maschile nella PMA: si parlerà di terapie ormonali e qualità seminale, integrità del DNA spermatico e rischi genetici, età paterna e salute embrionale, fino alle più recenti tecniche diagnostiche e predittive. Un percorso costruito per passare dalla descrizione del problema alle soluzioni, con strumenti pratici per migliorare diagnosi e prognosi, soprattutto nei casi complessi o quando il quadro clinico appare sfavorevole. Le sessioni tematiche daranno spazio al confronto tra andrologi, embriologi, endocrinologi e genetisti, con un obiettivo chiaro: tradurre le evidenze in decisioni cliniche personalizzate, riducendo i tempi di accesso alle cure e aumentando le chance di successo per le coppie.
Nel corso delle tre giornate, il Symposium accoglierà oltre cento relatori dai maggiori centri di ricerca internazionali, articolando un percorso che spazia dalla preservazione della fertilità ai protocolli di stimolazione ovarica, dalle strategie embriologiche avanzate alla gestione di patologie come endometriosi e adenomiosi. Una diagnosi e un trattamento tempestivi di queste condizioni, sottolineano gli specialisti, non precludono la possibilità di gravidanza e consentono di pianificare i percorsi terapeutici con maggiore serenità e sicurezza per le pazienti. Il dibattito si muove con rigore evidence-based, intrecciando dati clinici, pratica quotidiana e prospettive di prevenzione.
Tecnologie che riscrivono la pratica clinica
Tra le novità illustrate spiccano l’intelligenza artificiale applicata alla PMA e l’imaging iperspettrale degli spermatozoi, tecnologie non invasive e ad alta risoluzione che promettono di raddoppiare il tasso di formazione di embrioni vitali. Questa metodica consente di leggere il profilo biochimico e molecolare di ciascun spermatozoo, selezionando quelli con maggiore competenza biologica senza intaccarne la vitalità. Un salto di qualità per la medicina riproduttiva maschile, soprattutto quando la storia clinica è complessa o le probabilità iniziali appaiono ridotte, per le coppie.
L’integrazione tra algoritmi predittivi, AI, tecnologia time-lapse e tracciamento genetico spinge verso una medicina riproduttiva di precisione, capace di personalizzare diagnosi e percorsi terapeutici. Nei laboratori del network, incubatori time-lapse di ultima generazione consentono di monitorare in continuo lo sviluppo embrionale e di selezionare con maggiore accuratezza gli embrioni di migliore qualità. Il risultato è un miglioramento tangibile delle probabilità di successo e della qualità complessiva della cura, come sottolinea Mauro Cozzolino, una prospettiva concreta per molte famiglie oggi, qui.
IVIRMA, rete globale della riproduzione assistita
Alle spalle del Symposium c’è il gruppo IVIRMA, leader mondiale nella medicina della riproduzione: una rete di 190 cliniche in 15 Paesi che nel solo 2023 ha eseguito oltre 150.000 trattamenti. Numeri che descrivono un ecosistema clinico-scientifico dedicato con continuità alla ricerca, alla formazione e alla cura, dove l’innovazione è messa alla prova ogni giorno in contesti diversi e con popolazioni di pazienti eterogenee, a beneficio di percorsi terapeutici sempre più efficaci e misurabili, anche nella pratica quotidiana dei centri.
Questa edizione bolognese riafferma una missione precisa: offrire alla comunità clinica dati solidi e strumenti per decisioni basate sulle evidenze, e allo stesso tempo promuovere una cultura della prevenzione che includa la salute riproduttiva maschile. Come ricorda Cozzolino, l’infertilità maschile non è né rara né immutabile: è una condizione medica che può essere prevenuta, diagnosticata e trattata con efficacia. Portare il confronto internazionale in Italia significa assumersi la responsabilità di far crescere consapevolezza e qualità delle cure, per tutti oggi.
