Tra i corridoi semideserti di Montecitorio, la riforma costituzionale sulla Giustizia ha tenuto svegli deputati e stenografi in una corsa contro il sonno durata fino alle prime luci del giorno. Un dibattito acceso, a tratti tagliente, in cui la stanchezza non ha spento né il confronto politico né la vena ironica di chi è rimasto inchiodato ai propri scranni.
Notte insonne e seduta fiume
Il tempo si è fermato poco prima di mezzanotte, quando la maggioranza ha imposto la seduta fiume e obbligato l’Aula a restare operativa senza soluzione di continuità. All’inizio tutti i Gruppi hanno onorato l’impegno di presenza, ma con il passare delle ore il quadro si è alleggerito: sulle poltrone color ottanio sono rimasti quasi soltanto i deputati d’opposizione, in particolare quelli del Partito Democratico. Tra un intervento tecnico e l’altro si è discusso dell’annosa separazione delle carriere e del controverso sorteggio per la composizione del Csm, cuore pulsante di una riforma che promette di ridisegnare l’equilibrio tra potere giudiziario e rappresentanza politica.
Alle tre del mattino la buvette è diventata rifugio obbligato: un caffè nero, uno spuntino improvvisato e pochi minuti di tregua per chi doveva tornare al microfono con lucidità immutata. Il brusio dei passi, l’odore di brioche appena sfornate e il clangore delle tazzine hanno fatto da sfondo a un’emiciclo che, seppur quasi vuoto, continuava a registrare ogni sillaba pronunciata. L’atmosfera sospesa ha regalato momenti che resteranno nella memoria di chi li ha vissuti, dimostrando che, anche nella notte più lunga, la dialettica parlamentare non conosce pause.
Opposizione in trincea tra citazioni e ironia
Le file dell’opposizione, pur decimate dalla stanchezza, hanno prodotto gli interventi più accesi. Laura Boldrini ha puntato il dito contro l’orario notturno, accusando la maggioranza di voler chiudere in fretta per correre, all’alba, verso un appuntamento nelle Marche al fianco di Giorgia Meloni. Parole che hanno suscitato mormorii ma anche applausi dai colleghi rimasti: un richiamo all’etica istituzionale e alla necessità di non ridurre il confronto a una formalità dentro l’agenda politica del giorno dopo.
Poco dopo, l’ex tecnico sportivo Mauro Berruto ha intonato un monologo pieno di riferimenti colti, citando Virgilio con un “rari nantes in gurgite vasto” rivolto ai colleghi di maggioranza praticamente assenti. In un’aula quasi deserta, Berruto ha colto l’attimo per sottolineare il paradosso di discutere la riforma del sistema giudiziario davanti a sedie vuote. “Questo grande gorgo di democrazia notturna”, ha commentato, prima di lamentare un rumore di sottofondo attribuito con tono ironico a un collega di fronte.
Botta e risposta nel silenzio dell’Aula
La tensione ha trovato sfogo in scambi al vetriolo. Quando Antonino Iaria del M5S ha contestato l’intervento di Andrea Gentile di Forza Italia con un perentorio “Non puoi parlare di giustizia!”, la risposta di Gentile non si è fatta attendere: “Presidente, non ho capito, forse ronzano delle mosche in Aula…”. Un dialogo a metà strada fra cabaret e schermaglia politica, capace comunque di strappare un sorriso ai pochi spettatori notturni.
Nello stesso clima, il democratico Andrea Rossi ha provato a smorzare i toni con una metafora “fluviale”: un fiume che nasce dalla montagna e si insinua nella pianura, allusione alla seduta maratona che stava inghiottendo ogni energia disponibile. Pochi istanti più tardi, la collega Rosanna Filippin ha regalato un’altra scena surreale: convinta fossero le 17.20 ha salutato l’Aula, ma è stata corretta da Federico Fornaro. “Sono le 5,20”, ha precisato lui, mentre la presidente di turno Anna Ascani chiudeva la diatriba con un lapidario “È tardi per tutti”.
L’alba, la pausa e il ritorno
Alle 5.30, quando il cielo fuori cominciava a stemperare il buio, è arrivata la sospirata pausa tecnica di due ore. Le luci dell’Aula sono rimaste accese su carte sparse e tazze vuote, mentre i deputati hanno trovato rifugio nei divanetti dei corridoi o nelle proprie stanze. Un silenzio irreale ha rimpiazzato la dialettica infuocata, concedendo agli stenografi di riposare le mani e ai commessi di preparare l’ennesimo vassoio di brioches.
Tornati in Aula alle 7.40, gli onorevoli hanno subito constatato un’assenza pesante: mancava il rappresentante del Governo incaricato di seguire i lavori. Ancora pochi minuti di attesa, sguardi stanchi, qualcuno ha ripreso posto con una coperta sulle ginocchia, e la presidente ha disposto un’ulteriore sospensione di mezz’ora. Così la seduta fiume, anziché concludersi, ha ripreso slancio nel nuovo giorno, dimostrando che il percorso della riforma procede ancora lungo, tortuoso e destinato a far discutere molto oltre i confini della notte appena trascorsa.
