In un presente che rischia di semplificare tutto, l’appello a rileggere Italo Calvino arriva con la forza di chi desidera restituire spessore al dibattito letterario e civile. Carlo Maria Ossola lo fa invitando a riconoscere, dietro la patina della sola leggerezza, la densità morale e poetica che anima l’intera opera di Calvino.
Un invito alla rilettura profonda
Il filologo e presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana richiama l’attenzione sullo scrittore nato a Santiago de Las Vegas de La Habana nel 1923 e scomparso a Siena nel 1985. Ossola, firmando la voce Letteratura della nuova Appendice Treccani, sottolinea come l’autore delle Cosmicomiche vada liberato dall’etichetta sbrigativa di autore “leggero” per essere restituito al suo rigore. Secondo il docente emerito del Collège de France, celebrare Calvino significa situarlo nel cuore del Novecento, riconoscendo la scelta di un’immaginazione siderale capace di trattare i nodi più umani con il distacco di chi osserva gli eventi da latitudini temporali lunghissime.
“Flebili ali della leggerezza”: così Ossola definisce le interpretazioni che hanno ridotto la complessità calviniana a mero intrattenimento. È un rischio reale, perché la prosa cristallina di Calvino induce a trascurare, quasi senza accorgersene, la tensione etica che l’autore riteneva imprescindibile. L’esortazione del presidente Treccani è quindi a riconsiderare ogni parola di Calvino come il frutto di una responsabilità che pesa, che impegna, che chiede al lettore di non abbandonarsi alla disattenzione. L’enciclopedia diventa così lo strumento per riproporre un autore che non si accontentava di evadere, ma cercava di vedere più a fondo la realtà dopo la tragedia del secolo breve.
L’immaginazione siderale e lo sguardo sui secoli: la rovesciata fantascientifica di Calvino
Calvino definiva la propria narrativa “fantascientifica alla rovescia”, rivolta non al futuro ma agli abissi del passato. Nelle Cosmicomiche l’astronomia non è fuga, bensì lente d’ingrandimento: spostando lo sguardo fuori dall’orbita quotidiana, lo scrittore rende visibile ciò che il presente maschera. Assumere il punto di vista di chi contempla un arco di secoli, spiegava Calvino, permette di valutare la storia con lucidità, senza cadere nell’illusione di una superiorità morale immediata. È un metodo più che un espediente narrativo: osservare da lontano per misurare da vicino.
L’esercizio di rigore culmina in opere come La memoria del mondo del 1968, dove la letteratura diventa laboratorio di responsabilità. Il medesimo filo riappare nell’ultima conversazione con Maria Corti, quando Calvino confessa di aver perseguito l’“avventura e la solitudine di un individuo sperduto nella vastità del mondo” per costruirsi dall’interno. La prospettiva cosmica si fa allora percorso di iniziazione, un cammino che non elude le contraddizioni ma le affronta con disciplina intellettuale.
Una moralità di libertà e responsabilità
Sin dal dopoguerra, dialogando con Elio Vittorini, Calvino sosteneva che esistesse un’unica forma di libertà: quella che s’accompagna alla responsabilità delle proprie scelte. L’urgenza morale era tangibile: i traumi bellici esigevano senso della realtà e spirito analitico. Oggi, osserva Ossola, quello stesso principio resta attuale. Ogni azione, parola o pensiero ha conseguenze; riconoscerlo significa non smarrire la bussola, specie quando le narrazioni semplificate diventano seducenti. Rileggere Calvino, dunque, è un esercizio di cittadinanza critica oltre che letteraria.
Il presidente della Treccani insiste: soltanto liberando Calvino dalle etichette della moda si restituisce alla sua prosa il peso originario. La profondità etica e la precisione poetica dell’autore ligure non sono ornamenti, bensì ossatura dell’opera. Sottrarre Calvino alle interpretazioni superficiali significa dare di nuovo voce a un grande moralista, capace di parlare al nostro tempo con la stessa forza con cui sfidò il suo. Se c’è un messaggio che attraversa decenni, è la necessità di unire rigore e immaginazione per comprendere, e non soltanto descrivere, il mondo che abitiamo.
