Nel panorama occupazionale in rapida trasformazione, i giovani italiani intravedono nell’intelligenza artificiale uno strumento utile più che un avversario, pur ammettendo di non possedere competenze sufficienti per sfruttarlo appieno. È ciò che emerge dal nuovo osservatorio ASUS Business realizzato da Research Dogma su laureati e laureandi under 30.
Entusiasmo informato, timori moderati
Il campione intervistato ha espresso un giudizio quasi unanime sull’impatto che l’AI avrà sul lavoro: il 95% ne prevede conseguenze rilevanti, mentre il 76% è convinto che le competenze specifiche in quest’ambito diventeranno imprescindibili. Un dato, quest’ultimo, che rivela la consapevolezza di trovarsi di fronte a un cambiamento epocale. Allo stesso tempo, però, quattro giovani su dieci ritengono che la portata di tale rivoluzione sarà meno drastica di quanto narrato nei dibattiti più allarmisti, mostrando così uno sguardo lucido e scevro da facili entusiasmi.
Proprio questa combinazione di fiducia e prudenza spinge molti under 30 a vedere l’intelligenza artificiale come un alleato destinato a moltiplicare produttività e creatività. Gli intervistati immaginano algoritmi capaci di assumersi mansioni ripetitive, liberando tempo da investire in attività a maggior valore aggiunto e in percorsi di crescita personale. Nella loro visione, la tecnologia non sostituisce l’ingegno umano ma ne amplifica la portata, consentendo di ridefinire priorità professionali e obiettivi di vita. Un approccio che lascia intravedere la volontà di governare il cambiamento anziché subirlo.
Il reale livello di preparazione digitale
A dispetto dell’immagine di nativi digitali, l’indagine fa emergere un divario notevole tra l’uso quotidiano dei dispositivi e la padronanza di strumenti avanzati. Oltre la metà del campione si descrive come utente di «buon livello» al computer, ma soltanto il 37% si sente davvero ferrato nell’impiego di programmi e software. Quando il discorso scivola sull’intelligenza artificiale, la percentuale crolla al 24%. Il risultato evidenzia una competenza di base diffusa, ma anche una mancanza di conoscenze specialistiche che rischia di frenare l’ingresso nel mercato del lavoro di domani.
È un paradosso che colpisce: una generazione cresciuta con lo smartphone in tasca riconosce di dover ancora costruire un solido bagaglio di competenze tecniche. Molti intervistati ammettono di aver imparato in modo autodidatta, senza percorsi strutturati di formazione sull’AI. La fotografia scattata dall’osservatorio suggerisce quindi l’urgenza di programmi accademici e aziendali mirati, capaci di trasformare la familiarità quotidiana con la tecnologia in abilità professionali spendibili. Solo così l’opportunità percepita potrà tradursi in un vantaggio reale per la carriera di oggi.
Che cosa conta davvero sul posto di lavoro
La ricerca smonta l’idea che i giovani si muovano esclusivamente alla ricerca di nobili dichiarazioni d’intenti da parte delle aziende. Al primo posto, infatti, rimane una remunerazione adeguata, indicata dal 53% del campione come elemento imprescindibile. Subito dopo, con il 46%, compare la flessibilità nella gestione degli orari. I dati parlano di una generazione attenta a valori concreti, che valuta l’employer branding sulla base di ciò che tocca con mano, più che su slogan etici astratti o su promesse generiche.
Da questo orientamento emerge un’idea di carriera che punta all’equilibrio tra realizzazione professionale e qualità della vita. I giovani vogliono poter scegliere dove e quando lavorare, senza rinunciare a percorsi di crescita formativa e a una retribuzione che rifletta impegno e competenze. Il lavoro diventa così uno spazio in cui le aspirazioni personali devono coesistere con obiettivi aziendali chiari, in un dialogo trasparente che favorisca motivazione e performance sostenibili nel lungo periodo per lavoratori, manager, stakeholder, e per il cliente finale.
La risposta delle aziende: il caso ASUS
Nelle conclusioni dell’osservatorio, la voce di Lavinia Fogolari, Head of Marketing SYS di ASUS, sottolinea la necessità di accompagnare questa generazione verso competenze più profonde. Secondo la manager, «i giovani riconoscono nell’AI un partner in grado di accrescere produttività e creatività, ma pretendono al contempo di preservare il proprio equilibrio personale». Fogolari indica perciò come obiettivo strategico quello di fornire strumenti che rendano l’intelligenza artificiale realmente accessibile, trasformando l’interesse in padronanza attraverso percorsi formativi mirati e partnership con il mondo accademico.
In quest’ottica si inserisce la linea di notebook ASUS ExpertBook, progettata con funzionalità AI integrate: ottimizzazione automatica delle risorse, cancellazione del rumore in tempo reale e soluzioni pensate per il lavoro ibrido. Strumenti che puntano a colmare il divario emerso dalla ricerca, offrendo ai giovani un ambiente operativo capace di valorizzare idee e progetti. L’obiettivo dichiarato dell’azienda è trasformare la curiosità verso l’intelligenza artificiale in competenza pratica, affinché il potenziale percepito diventi risultato tangibile nel quotidiano professionale di ogni giorno.
