L’ennesima stretta di mano di Matteo Salvini innesca un terremoto politico: l’incontro con il rappresentante di Mosca a un ricevimento cinese divide il governo e scatena una bufera di critiche dalle opposizioni, già pronte a sottolineare ogni incrinatura nella maggioranza guidata da Giorgia Meloni.
Reazioni immediate dalle opposizioni
Il primo affondo arriva dal senatore democratico Filippo Sensi, che definisce «profondamente vergognosa per l’Italia» la calorosa stretta di mano riservata dal vicepremier all’ambasciatore di Mosca. Secondo Sensi, l’esecutivo dovrebbe dissociarsi senza indugi e ribadire l’appoggio all’Ucraina, altrimenti «ogni parola di condanna contro il regime di Putin rischia di risultare svuotata». In quest’ottica, l’incontro ravvicinato tra Salvini e il diplomatico russo non sarebbe semplice cortesia protocollare, ma un gesto politico capace di minare la credibilità internazionale del Paese e di far traballare l’unità euro-atlantica faticosamente costruita nell’ultimo anno e mezzo di guerra.
Nel solco delle contestazioni si inserisce anche Riccardo Magi, segretario di +Europa, che alza ulteriormente i toni. Parla dell’abbraccio fra il leader della Lega e l’ambasciatore russo come di un «problema di sicurezza nazionale», ricordando le incursioni nei cieli della Nato e le stragi di civili ucraine. Magi sposta il baricentro del dibattito: il vero fronte da presidiare, a suo dire, è quello interno palazzo Chigi. Si chiede come i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto possano tollerare la posizione del collega e critica l’assenza di una linea comune sull’assetto difensivo europeo, lasciando trasparire la convinzione che l’esecutivo si stia spaccando proprio sul tema, cruciale, della politica estera e militare.
La replica di Salvini in diretta televisiva
In collegamento con Telelombardia, il titolare delle Infrastrutture liquida la polemica con una battuta: «Preferisco una stretta di mano a uno sguardo rabbioso». Poi spiega di aver incrociato «decine di ambasciatori» durante la serata e di aver rivolto lo stesso gesto di cortesia a tutti, senza eccezioni. Salvini rivendica la necessità del dialogo perfino con gli interlocutori più scomodi e ricorda che all’evento erano presenti parlamentari di maggioranza e di opposizione, numerosi ministri e diplomatici di ogni continente. Salutare il rappresentante della Federazione Russa, sostiene, era un atto dovuto tanto quanto stringere la mano agli omologhi spagnolo o italiano.
Proseguendo, il vicepremier insiste sul valore delle relazioni diplomatiche quando si è «ospiti in casa altrui». Rivendica inoltre di aver partecipato al ricevimento su invito della Repubblica Popolare Cinese, che celebrava il 55° anniversario delle relazioni con l’Italia, e respinge l’accusa di filorussismo ricordando di aver sempre sostenuto «soluzioni di pace», pur criticando le sanzioni ritenute controproducenti per le imprese italiane. A suo dire, il percorso per uscire dal conflitto passa anche da gesti simbolici che mantengano aperti i canali con entrambi i contendenti.
Una serata di celebrazioni diplomatiche nella capitale
Il ricevimento che ha generato il caso si è svolto in un elegante palazzo nel cuore di Roma, dove il governo di Pechino ha festeggiato il 76° anniversario della propria nascita e il doppio quinquennio di relazioni con l’Italia. Delegazioni parlamentari, emissari economici, oltre a un fitto parterre di ambasciatori, hanno brindato allo sviluppo degli scambi bilaterali sotto lo sguardo soddisfatto del rappresentante cinese. L’atmosfera, inizialmente improntata alla cordialità, si è trasformata in miccia politica nel momento in cui le telecamere hanno immortalato la stretta di mano fra Salvini e l’ambasciatore russo, diffusa poi a ruota dai media.
Tra i presenti figuravano esponenti di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Partito democratico, dettaglio su cui Salvini fa leva per argomentare la normalità dell’incontro. Nella serata si sono succeduti brindisi, scambi di biglietti da visita e discorsi ufficiali sul consolidamento dei rapporti Roma-Pechino. Il dossier ucraino non era formalmente in agenda, eppure la sua ombra ha finito per oscurare ogni altro tema, monopolizzando il racconto pubblico del ricevimento e relegando i progressi commerciali a nota di colore.
Spiragli e fratture nella maggioranza
Non sono mancati i contraccolpi interni al governo. Il botta e risposta a distanza tra Salvini e il ministro della Difesa Crosetto su quale fronte debba avere la priorità – quello orientale, come sostiene il titolare della Difesa, o quello mediterraneo, caro al vicepremier – evidenzia divergenze che vanno oltre il caso del ricevimento romano. Le discussioni sui fondi per la difesa, sulla modernizzazione degli arsenali e sull’eventuale esercito europeo si intrecciano con le tensioni generate dal gesto di cortesia con l’ambasciatore di Putin.
Sulla stessa lunghezza d’onda interviene Davide Faraone di Italia Viva, secondo cui il duello interno all’esecutivo indebolisce la reputazione dell’Italia nei consessi internazionali. Faraone ricorda che militari italiani sono impegnati in missioni di protezione dello spazio aereo polacco proprio contro i droni russi, mentre in patria si dibatte perfino dell’opportunità di accelerare verso un’unica forza armata europea. Dal suo punto di vista, le risorse risparmiate da eventuali sinergie militari comunitarie potrebbero liberare fondi per ridurre la pressione fiscale e rilanciare la sanità, obiettivi che, a suo dire, l’attuale manovra non centra. L’episodio della stretta di mano, conclude, è il sintomo di una linea politica ancora da chiarire.
